L’ ETERNALE, il GRATTACIELO più ALTO del MONDO che si voleva costruire a ROMA

Il progetto di un architetto milanese: sarebbe stato l'edificio più alto del mondo

Credits: archdaily.com La Mole Littoria

L’edificio più alto del mondo. Sede del Parlamento italiano, hotel, sale conferenza e riunione, biblioteca, enormi impianti sportivi, centrali per le telecomunicazioni ed anche un eccellente osservatorio astronomico. Dove? In centro a Roma.

L’ ETERNALE, il GRATTACIELO più ALTO del MONDO che si voleva costruire a ROMA

# La costruzione Monster che avrebbe fatto la storia di Roma

Credits: gianmariobh.wordpress.com
La Mole Littoria

Se state pensando che stiamo per raccontarvi il nuovo record ottenuto a City Islands, prendetevi cinque minuti per leggere questa incredibile storia che coinvolge un visionario architetto milanese, il quale ha presentato il progetto di una costruzione monster chiamata l’Eternale.


Mario Palanti è un ambizioso architetto milanese, emigrato in America del Sud ai tempi del fascismo, che fa fortuna costruendo gli edifici più alti di Montevideo e Buenos Aires e, con la spregiudicatezza di chi è molto pieno di sé, si presenta a Benito Mussolini con un progetto destinato a cambiare per sempre lo skyline della città eterna.

# L’edificio che avrebbe “eternalizzato” il governo fascista

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Il progetto fuori contesto

C’è uno strano legame che si crea tra dittatori ed architetti, è inevitabile. Palanti asseconda l’egoistica ambizione di Mussolini, porta in dono un levriero argentino e la proposta di un grattacielo dalle proporzioni mastodontiche: alto 330 metri per 70.000 mq di spazio, da realizzare al centro di Roma «da qualche parte tra Palazzo Chigi e il Tevere», ricoperto di ettari ed ettari di marmo bianco di Carrara. Il nome scelto è l’Eternale, perché avrebbe dovuto «eternalizzare per secoli l’operato del governo fascista nella città eterna»e, magari, regalare a Palanti un livello pari a quello di un novello Bernini o Bramante. La grandiosità dell’idea è innegabile, ma è pari solo al suo fallimento.

# L’anti-architettura: un progetto fuori contesto

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La Mole da San Pietro

Palanti non conosce Roma, non ha la minima idea che un progetto del genere renderebbe necessario abbattere mezzo quartiere, forse lo stesso Palazzo Chigi. È ossessionato dalla possibilità di costruire l’edificio più alto del mondo, in una delle zone più densamente popolate del pianeta. Si presenta nel 1924 ad una mostra di progettazione nel Salone della Vittoria, a Palazzo Chigi, e cattura l’immaginazione di Mussolini con un’iniziativa che, nel periodo in cui la politica esalta l’italianità a tutti i costi, presenta curiosamente le sembianze dei grattacieli dell’odiata America, nonché di alcuni dei palazzi pubblici più brutti dell’ex Unione Sovietica.



Il progetto in definitiva non ha scopi commerciali, è pensato per ingraziarsi il regime e per placare quel senso di inferiorità di cui soffre ogni dittatore. Mussolini ha ascoltato a lungo le basi della proposta di Palanti, per approfondirne quasi tutti i dettagli. Benché Palanti non si sia mai soffermato bene sulla fattibilità dell’Eternale, mostra la faccia tosta con cui il palazzo deve sorgere con un opuscolo pieno di rendering utopistici, garantendo che il sole riflesso su tutto quel marmo bianco di Carrara si sarebbe visto per chilometri in tutta la provincia di Roma, pavoneggiando il dittatore quel tanto che basta per incassare la sua fiducia. Mussolini firma il libro degli ospiti con una dedica: “Per la Mole Littoria, Alalà”, consacrando il palazzo e dandogli un nome.

# Le reazioni nel mondo

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New York Times

La mostra a Palazzo Chigi, organizzata per propagandare l’Italia e il genio degli italiani, è ben frequentata anche dalla stampa internazionale. Pochi giorni dopo la Mole Littoria è in prima pagina sul New York Times. La concorrenza ai grattacieli di New York sul giornale della Grande Mela mette in risalto la notizia che rimbalza poi in ogni angolo del mondo. Adolf Platz nella recensione sulla Deutsche Bauzeitung definisce questo progetto un «peccato mortale, contro il quale la cristianità mondiale dovrebbe ribellarsi». La rivista Stadtebau affonda parlando dello “Stupro” di Roma, il Los Angeles Times conclude che quell’edificio renderebbe Roma «una città irritante».

Palanti ottiene la notorietà che sta cercando. Inizialmente l’orgoglio e il fascino dell’Italia di Mussolini hanno le sembianze di un architetto milanese, ma quando le critiche entrano nel merito della fattibilità dell’opera, o l’immaginazione si spinge a pensare lo skyline di Roma deturpato con la Mole Littoria che sovrasta il Cupolone, Palanti diventa il capro espiatorio ideale per attaccare l’arroganza del regime.

# Intanto le archistar italiane…

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La Mole Littoria

Naturalmente il regime fascista, come quello gemello dell’Asse, ha già le idee ben chiare su come riprogettare i luoghi in modo da imprimere un segno indelebile alla storia dell’architettura. In tutte le città vengono riprogettati interi quartieri. A Milano, ad esempio, l’architettura razionalista lascia delle cicatrici forse più profonde dei bombardamenti che sarebbero arrivati di lì a un ventennio. Nessuno pensa ancora alla guerra, però, o al fatto che l’Eternale sarebbe diventato una specie di radio faro per i bombardieri alleati.

È più facile pensare che le archistar di regime si sentissero, da una parte, minacciate dalla costruzione della Mole Littoria in grado di fare ombra a tutta Roma, ma dall’altra che abbiano anche capito che nella città eterna un edificio del genere rappresentava una follia, fin dai rendering. Marcello Piacentini, che è ricordato come l’archistar numero uno del regime, boccia l’idea con un giudizio che suona come un piano regolatore: «Lo stesso cielo in cui arriva il Duomo di Milano o la cupola di Michelangelo a San Pietro, non può essere condiviso con un grattacielo. Niente grattacieli in nessuna parte d’Italia»

# L’invito ad abbassare la Mole

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la Megastruttura

Mentre si cerca di convincere un entusiasta Mussolini a desistere per motivi di sostenibilità a 360°, Palanti viene cortesemente invitato ad abbassare… i propri slanci di monumentalismo. Riprogetta la torre con altezze sempre decrescenti. Dai 330 metri iniziali, scende a 300, poi a 145, infine a 80 metri. Nel frattempo Piacentini edifica a Genova la prima torre che supera i 100 metri di altezza e Palanti, dato che non ha ancora prodotto nulla di significativo, smette di essere coccolato da Mussolini, fino a quel momento l’unico che comprende il genio milanese quando altri lo ignorano (il genio).
Palanti partecipa ad un concorso per un palazzo littorio nei pressi della Basilica di Massenzio, ma non vince.

Ha perso l’attimo propizio per sempre e manda a rotoli una lucrosa carriera in Sud America, un matrimonio con una moglie molto facoltosa e ritorna in Italia. La sua nuova onda lo porta a progettare una littoria a Milano, a forma di “M”, ma finisce per essere accostato alla realizzazione di una tomba al cimitero Monumentale di Milano.

# Nessuno ne parlerà mai più

Credits: dal PDF free AAFiles n 68
Parte del saggio

Il mondo è stato poi coinvolto in ben altri, più pesanti, contesti. La Mole Littoria o Eternale è stata dimenticata, il regime italiano era impegnato su altri fronti, ben più delicati. Nel 2014 circa un architetto americano, Furman, ritrova un saggio di uno storico dell’architettura della Brown University di Providence dal titolo «Un grattacielo per Mussolini». L’autore, Dietrich Neumann, riporta la storiografia del grattacielo più alto del mondo e Furman decide di contestualizzarlo, studiando a Roma la singolarità dell’Eternale e della capitale italiana. Furman dà una definizione di Roma molto affascinante, celebrandola come «la città contemporanea per eccellenza» – «una versione urbana di internet, un luogo dove la storia analogica dell’intera società, dell’architettura, della politica, della letteratura e dell’arte si fondono in uno spazio così intenso e delimitato da collassare sotto l’enormità della loro stessa massa in una singolarità dello sforzo umano». Parole che, lette oggi alla luce di quello che poteva combinare Palanti con la complicità di Mussolini, fanno apprezzare lo sforzo compiuto per far desistere il regime dall’idea malsana di competere in altezza col Cupolone di S. Pietro.

Credits: romasparita.eu
Mole v.s. Cupola

A ben guardare, tutti quelli che si sono cimentati a braccio di ferro contro la Basilica di San Pietro, o meglio la sua cupola, han fatto una brutta fine (Albert Speer docet). Forse Sua Maestà er Cupolone chiede un po’ di riguardo ed attenzione. Lo dico da milanese poco avvezza alle dinamiche capitoline, chiedendo aiuto, o un parere, agli amici romani innamorati di Roma.

Continua la lettura con: Il nuovo GRATTACIELO più ALTO e più FUTURISTA d’Europa: abitare a 600 metri sopra la città

LAURA LIONTI

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