Milano come MARIUPOL

Mariupol
Mariupol

Mariupol è una zona industriale della zona di Donetsk in Ucraina. Cosa accomuna quella zona con Milano?

Parlando con una ragazza ucraina trasferitasi a Milano proprio da Mariupol e dell’inquinamento, problema che affligge entrambe le città, lei ha spiegato che (con un padre che lavora in un’industria siderurgica) vi sono molte affinità tra l’inquinamento milanese e quello della cittadina nella provincia di Donetsk.

Bisogna fare una premessa: alcune nozioni vengono apprese pragmaticamente cioè sul campo, quando si utilizzano i cinque sensi senza avere sostanzialmente una cultura teorica di un determinato argomento alle spalle.
Questa premessa è necessaria per spiegare le sue parole: “l’inquinamento a Milano è tipicamente industriale, come quello di Mariupol.”

La prima domanda è dove si vedono le similitudini.
Lei riconosce subito certi odori e certi fumi. Quando siamo tornati da Roma un lunedì sera ed abbiamo visto i fumi nella zona di Lodi e Melegnano, l’odore che emanano le aree e che sembra ad un naso incerto quello di campagna, o i fumi delle industrie che abbiamo visto sempre in tarda sera a Rozzano e che io ho notato spesso lavorando in turni notturni e facendo quella strada, o perfino quelli di altri luoghi come quelli dell’acciaieria di Terni quando si torna un weekend sul tardi verso Roma e che si osservano dalla Flaminia sono gli stessi fumi delle fabbriche di Mariupol.

la sera e la notte LE IMPRESE spengono i filtri anti inquinamento costosi per risparmiare e così i fumi che dovrebbero essere filtrati vengono scaricati nell’aria.

In sostanza le industrie, quando nessuno praticamente controlla o ci fa caso, la sera e la notte spengono i filtri anti inquinamento costosi per risparmiare e così i fumi che dovrebbero essere filtrati vengono scaricati nell’aria. La puzza che c’è sulla Via Emilia a Lodi è di stampo siderurgico.(e ce ne sono di aziende così lì). Quel che sarebbe opportuno fare sarebbe estrarre una statistica sull’utilizzo dei filtri anti inquinamento da parte delle aziende, pubblicarle prendendo al contempo i dati delle agenzie ambientali e delle colonnine per verificare che quei fumi e quegli agenti effettivamente non si trovino nell’ambiente. Tutto questo agli occhi di chi non si pone domande sulla legittimità delle decisioni ambientali sembra molto ma è possibile che già alcuni enti noti se ne interessino, gli ambientalisti.

Cosa si potrebbe fare?
All’atto pratico è semplice: basta fare richiesta ai presidenti delle aziende (gli indirizzi a cui scrivere sono sui loro portali alla voce “contatti”) chiedendo conto di come stanno rispettando l’ambiente con la contestuale affissione in pubblico degli investimenti fatti. Questo dev’essere ovviamente a loro carico. Io ti autorizzo a sfruttare il mio ambiente per i tuoi guadagni privati. Però ti obbligo a rendermi conto di come lo fai. Non è nemmeno illegale inviare raccomandate su raccomandate da parte di cittadini privati enti pubblici e perfino Comune e Regione. La statistica è sempre stata un’arma molto potente contro gli abusi dei prepotenti, come insegna ildissidente sovietico Vladimir Bukovskij nel suo “Il vento va e poi ritorna”. Non si verrà arrestati, non serve una decisione di Roma per farlo, avrebbe una risonanza mediatica enorme nel cuore del problema, elemento necessario a sensibilizzare anche tutto il resto d’Italia.

Questo tipo di discorso è necessario in Lombardia ancor più che in altre zone d’Italia ed a maggior ragione nella sua parte più produttiva – Milano e la Brianza – sedi di molte di queste industrie. Così come dunque ci siamo abituati ad attaccare come responsabile del degrado ciò che pensiamo sia il politico incapace è necessario ripensare noi stessi come cittadini responsabili meritevoli di rispetto e cercare i reali colpevoli del degrado ambientale ed urbanistico italiano come ho scritto sopra e proprio farlo dal cuore di questo degrado è indispensabile: la Lombardia e Milano.

La testimonianza basata sull’esperienza della ragazza proveniente da Mariupol potrebbe essere utile ad aprire una breccia negli italiani e risvegliare il loro senso civico di dover pretendere che si spenda per l’ambiente senza inquinarlo. 

L’occasione per Milano è di ergersi a “leader per l’ambiente”. Per fare questo non esiste altra strada che scontrarsi con le reali cause che affliggono i polmoni di tutti gli abitanti suoi e non.
Lo può fare solamente Milano in tutta Italia, nessun altro. Non avrebbe senso condurre questa battaglia a Viterbo dove c’è l’aria più pulita d’Italia e pretendere poi che venga seguita dal resto della nazione.

Serve operare a cuore aperto al centro del problema. Per fare tutto questo non bisognerebbe farsi sorprendere dalle parole di una ragazza ucraina pronunciate quasi per caso un lunedì sera.

DAVIDE TODINI

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