Il “MODELLO ITALIANO”: penultimi in economia, primi per morti. Queste sono le RAGIONI

Il lockdown generalizzato può determinare un più alto numero di morti: ecco perché

Rapporto tra PIL e mortalità per Covid nel 2020 (Fonti FMI – OMS, elaborazione Oxford Economics)

A quasi un anno dall’inizio dell’emergenza Covid in tutto il mondo ci si interroga sulle modalità ottimali di gestire l’epidemia. Da un lato ci sono i paesi dell’Est e del Nord Europa e, soprattutto, le democrazie dell’Estremo Oriente che hanno evitato l’utilizzo di lockdown generalizzati, puntando su confinamenti limitati e, in generale, sulla messa in protezione delle categorie più a rischio. Dall’altro lato ci sono paesi, soprattutto del mondo latino e anglosassone, che hanno usato come arma principale i lockdown generalizzati su tutta la popolazione. I principali studi sperimentali sembrano concordare su un risultato che può sembrare sorprendente: i paesi che hanno usato i lockdown generalizzati sono quelli dove si riscontra la maggiore mortalità per il Covid in rapporto alla popolazione. In realtà questi risultati confermerebbero le motivazioni che hanno spinto molte nazioni fin dall’inizio ad evitare l’uso dei lockdown. Vediamo perchè. 

Il “MODELLO ITALIANO”: penultimi in economia, primi per morti. Queste sono le RAGIONI

Rapporto tra PIL e mortalità per Covid nel 2020
(Fonti FMI – OMS, elaborazione Oxford Economics)

Come si vede dal grafico, i paesi che hanno adottato le misure più restrittive tra lockdown e mascherine all’aperto (Italia, Argentina, UK e Francia) sono quelli in cui è avvenuto il maggior numero di decessi e che hanno anche pagato il prezzo più alto in termini di recessione economica. In questa classifica l’Italia, o meglio il “modello italiano” ossia come il governo ha definito il suo modo di gestire l’emergenza sanitaria, spicca per essere la peggiore in assoluto in Europa, prima al mondo per decessi in rapporto al numero di abitanti e seconda solo all’Argentina come danni all’economia. Tra i paesi più industrializzati Russia, Giappone e Corea del Sud sono in condizioni molto migliori su entrambi i fronti.


Perchè il lockdown generalizzato può determinare un più alto numero di morti

Ma come può un lockdown generalizzato causare più morti in una pandemia rispetto a misure meno restrittive?

 La spiegazione è quella fornita più volte da Anders Tegnell in Svezia e dagli epidemiologi di Taiwan, Giappone e Corea Del Sud, tutti paesi che hanno evitato il lockdown generalizzato riuscendo a salvare molte più vite umane in rapporto alla popolazione della media degli altri paesi. 

Il motivo è uno dei principi dell’epidemiologia. Se un virus risulta letale solo su una parte della popolazione, in questo caso su persone molto anziane affette da malattie pregresse, più circola il virus tra le persone non a rischio e più si crea una immunità di gruppo in grado di proteggere le persone più a rischio. 
Se invece si rallenta in modo indiscriminato la circolazione del virus, aumenta la probabilità che tra chi viene contagiato ci sia chi risulta più a rischio di perdere la vita.



Questo spiega perché i quattro paesi che hanno adottato i lockdown indiscriminati e più severi, UK, Italia, Argentina e Francia, sono anche quelli che a quasi un anno dall’inizio dell’epidemia risultano con il maggior numero di morti in rapporto alla popolazione. 

Leggi anche: 4 parametri inchiodano il modello italia

Lockdown: danni sanitari e danni economici. La versione di Briggs

Decessi totali Europa

Come confermato recentemente anche dal noto statistico britannico William M. Briggs, la politica dei blocchi, delle misure estreme di confinamento, delle chiusure indiscriminate e dei coprifuochi, in altri termini dello stato di auto-assedio, non solo si rivela scarsamente efficace nel contrastare il virus, ma provoca anche devastanti effetti collaterali alla salute prima ancora che in ambito economico. Durante il lockdown infatti, non si arresta il contagio, al contrario si contribuisce ad aggravarlo poiché le interazioni tra le persone vengono inevitabilmente concentrate in tempi minori. Del resto, scrive Briggs, i blocchi altro non sono che “raduni forzati” – i famigerati assembramenti – , in cui ai cittadini è concesso di uscire dalle proprie abitazioni per svolgere attività considerate essenziali, come fare solo certi tipi di acquisti in alcuni negozi specifici e in determinate fasce orarie. E questi, sempre secondo Briggs, potrebbero ovviamente trasformarsi facilmente in focolai in quanto collettori, o “punti di raccolta”.

Non ci sono prove sperimentali di successo per le misure restrittive adottate in Italia

Dunque le misure draconiane di contenimento del virus hanno dimostrato e si stanno ancora impietosamente dimostrando inadeguate. In Italia il numero di contagi ha avuto il suo apice lo scorso 13 novembre (oltre 40mila), appena qualche settimana dopo le nuove chiusure di ottobre, mentre il picco dei decessi è stato registrato il 3 dicembre, con 993 morti.

Guardando l’evolversi di morti e contagi in questi mesi, è evidente come la curva epidemica funzioni indipendentemente dalle restrizioni. Impostare una strategia puramente finalizzata al contenimento dei contagi è quindi sostanzialmente utile ed efficace come svuotare un lago con un secchiello. Il fatto che concentrare spazi e tempi delle relazioni sia un fattore di aumento dei contagi tuttavia era evidente anche senza alcun grafico, bastava semplicemente il buon senso, ma tant’è che in un’epoca col maggior tasso di alfabetizzazione e col maggior grado di scolarizzazione nella storia, l’ovvietà sembra quasi sfuggire, dimostrandosi così scontata da sembrare persino troppo ineffabile, eterea e inconsistente per costituire la premessa di una valida tesi scientifica, in un mondo così intriso, così ebbro di scientismo.

Continua la lettura con: Svezia: nel 2020 sono morte lo stesso numero di persone della  media degli anni precedenti

PIETRO FURLAN

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