🔴 Conte e nuovo DPCM: cosa ci è piaciuto di più e cosa ci è piaciuto di meno

credit: firenzepost.it

Gli italiani sono tutti allenatori. Vale soprattutto per le misure anti Covid, anche se su questo forse qualche ragione l’abbiamo visto che ci riguardano molto da vicino. Abbiamo provato a sintetizzare i contenuti del nuovo DPCM illustrati la sera del 18 ottobre dal premier Conte descrivendo in breve ciò che che abbiamo apprezzato di più e quello che invece abbiamo apprezzato di meno. 

Conte e nuovo DPCM: cosa ci è piaciuto di più e cosa ci è piaciuto di meno

Quello che ci è piaciuto di più: aver (provato) a dare più autonomia ai sindaci

Durante la conferenza stampa Conte ha dichiarato che avrebbe dato più potere e responsabilità ai sindaci contro il Covid. Una mossa che segue quanto fatto da Macron in Francia che ha assegnato ai sindaci più potere di decisione sulla loro città. Questo ha portato alcuni centri come Marsiglia, Parigi e Bordeaux a intervenire in modo più restrittivo rispetto ad altri, come Nizza o Lione che hanno mantenuto una linea più soft. Dare potere ai comuni segue anche modelli di successo a noi vicini, come Svizzera, Austria o Germania, dove alcuni comuni sono vere e proprie città stato con massimi poteri decisionali, come Berlino, Amburgo, Brema, Vienna o Basilea. Paesi che tra l’altro presentano al momento alcuni tra i risultati migliori nella gestione dei contagi e come tasso di letalità. Purtroppo, a seguito della conferenza stampa si è avuta una protesta dei sindaci, sia a livello individuale come Giorgio Gori che a nome dell’ANCI, questa assegnazione di autonomia ai sindaci è stata tolta nel documento finale ed è stata sostituita con un riferimento più vago senza un’indicazione dell’ente territoriale che deve esercitare questo potere. Pur comprendendo alcune delle loro ragioni, crediamo che sia stata un’occasione persa per i sindaci di guadagnare più poteri ma forse, parafrasando Flaiano, in Italia non è l’autonomia che manca, a mancare sono i politici autonomi. 


Quello che non ci è piaciuto: fate i bravi o vi buco il pallone

Dopo la conferenza stampa sui social una delle battute che circolava era: Conte ha minacciato di bucare il pallone alle palestre. Questo perchè ha detto che se non si metteranno tutte in regola con le disposizioni anti Covid entro la prossima settimana, il governo avrebbe provveduto a chiuderle. In generale, quello che non ci è piaciuto è proprio questo: proiettare sui cittadini e sulle imprese tutto ciò che deve essere fatto per arginare il Covid. E, di conseguenza, viene scaricata su tutti noi ogni responsabilità a priori nel caso in cui i risultati fossero deludenti, come è implicito nella risposta del premier alla domanda se i cittadini possono prenotare le vacanze di Natale: “dipenderà dal comportamento di tutti“. Nessun cenno del premier invece a quello che lo Stato invece deve fare per far fronte a problemi oggettivi che si sono registrati. Nessun cenno ai banchi che dovevano essere consegnati alle scuole, né a interventi per risolvere la congestione dei trasporti, né a come risolvere l’impasse e il caos organizzativo di tamponi e sistema di tracciamenti, nessun cenno infine a potenziare le strutture per isolare i malati non gravi, a mettere in protezione le RSA e a rafforzare gli ospedali o ai loro protocolli di cura.

In generale ci sembra che quando Conte parla dei compiti del governo lo faccia solo per celebrare i suoi successi, mentre diventa più vago su quello che si dovrebbe impegnare a fare. Parafrasando Flaiano, forse in Italia a mancare non sono i cittadini responsabili ma la responsabilità di chi li governa. 

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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