Il CAMPIONATO ITALIANO di SCI al Monte Stella: una vittoria storica per Milano

Nella Milano colorata dei paninari, perfino organizzare un campionato di sci sul Monte Stella sembrava la cosa più naturale del mondo


23 dicembre 1984. La Montagnetta di San Siro è coperta dalla neve. Non solo, ha una pista da sci con starter, bandierine e traguardo, sembra di essere in Valtellina o sulle Dolomiti. Anche perché non si tratta di qualche buontempone ma di una gara vera e propria: il parallelo di Natale. Che a suo modo fece la storia dello sci italiano. 

Ricordo quanto era bizzarro vedere quella pista di neve andando o tornando da scuola sulla 78, l’autobus che percorre via Diomede e da cui si può ammirare ancora oggi il Monte Stella. 
La Milano da bere a metà degli anni Ottanta raggiunse l’apice della bausciaggine. Sembrava non esistessero limiti ai suoi sogni. La Borsa volava come un razzo per Marte, in città si viveva come quando ci si sente brilli in un aperitivo in cui si è un po’ esagerato.
La Milano da bere era uno stato di ubriachezza generale, un’euforia diffusa, forse un po’ stupida o superficiale, ma che allora sembrava un sogno. Un sogno che come tutti i sogni sembrano durare per sempre, salvo svanire al risveglio. 


A dicembre del 1984 il sogno era più vivo che mai.
Nella Milano colorata dei paninari, perfino organizzare un campionato di sci sul Monte Stella sembrava la cosa più naturale del mondo. Dopo aver costruito il mare, all’Idroscalo, era il momento della montagna.
Anche perché la montagna Milano ce l’ha davvero, anch’essa frutto di una mente geniale che scrisse una storia d’amore trasformando i cumuli di rovine dei bombardamenti della seconda guerra mondiale nella prima montagnetta urbana della città. E pensare che la si voleva inizialmente costruire alta almeno il doppio. Chissà se il campionato in quel caso avrebbe avuto un altro esito?

Era il parallelo di Natale a cui parteciparono tutti gli atleti della nazionale di sci. Coppie di sciatori sfidano contemporaneamente: il vincente avanza, chi perde viene eliminato. Forse la competizione più spettacolare dello sci alpino. Addirittura in un caso, nel campionato di dieci anni prima, si ricorse a un parallelo per assegnare la coppa del mondo quando le due leggende dello sci Stenmark e Thoeni erano arrivati a pari punti in classifica. Allora vinse Gustav Thoeni, mito dello sci italiano che parlava con forte accento tedesco. 

A vincere il Parallelo di Natale a Milano fu invece un diciottenne allora sconosciuto, uno sciatore emiliano che era membro della nazionale B. Sconfisse quello che era uno degli astri della squadra dello slalom: Roberto Erlacher.  Il vincitore ragazzino era Alberto Tomba, alla sua prima vera vittoria. Nessuno lo conosceva ma in pochi mesi tutta l’Italia gridava forte il suo nome davanti alla televisione. Il suo allenatore era Thoeni. Quando si dice i paralleli della vita…



Già, la vita. Spesso semina di ironia beffarda le vicende degli umani creando bizzarre coincidenze. Nel Natale di quel 1984 per costruire la pista non c’era abbastanza neve e venne usata quella che fu definita “una gigantesca macchina tritaghiaccio”.
L’ironia della sorte è che solo pochi giorni dopo arrivò un’ondata di freddo artico senza precedenti, che travolse prima il centro, poi il Nord Italia.
Dal 13 al 17 gennaio 1985 a Milano fu di scena la nevicata del secolo: cinque giorni di nevicate che superarono il metro di altezza. E che fecero crollare il Palasport, a poche centinaia di metri dalla montagnetta.

Non solo da allora non ci furono mai più gare di sci alpino a Milano ma per alcuni anni Milano non ebbe più un palazzetto per gli sport indoor.
Dalla primavera del 1985 la Borsa iniziò il crollo dai suoi massimi e la Milano da bere passò dalla sbornia a un hangover da cui, per certi aspetti, non ci siamo più ripresi.
Il dio delle montagne forse non aveva gradito. 

#milanograffiti

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ANDREA ZOPPOLATO

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