Storia e leggende delle splendide VILLE della MARTESANA

Il Naviglio Martesana, ritenuto a torto un naviglio secondario tanto da diventare nel dopoguerra discarica e luogo di ritrovo dei malavitosi, nei secoli scorsi era considerato una meta privilegiata di villeggiatura nei dintorni di Milano.

I segreti della MARTESANA e delle sue splendide ville

Le sue acque hanno visto passare personaggi illustri: Maria Teresa D’Austria (in arrivo da Vienna per raggiungere il suo sposo a Finale Ligure), il Manzoni, il Parini e Stendhal, che era solito pranzare in una nota trattoria della zona.

Voluto da Francesco Sforza nel 1457, portava l’acqua dal Lago di Como a Milano completando la rete di canali della città. Intorno alla sua alzaia, ora molto utilizzata per correre o per pedalare, sono nati ai tempi nostri diversi locali, rendendola zona di movida notturna e di passeggio. Il percorso lungo i suoi argini ne rivela tutta la sua bellezza e ricchezza storico-architettonica.

Diverse sono le eleganti ville costruite lungo i suoi argini tra il 1500 e il 1800.

segreti della martesana

Cassina de’ Pomm

Cassina de Pomm
Un posto d’onore lo merita la Cassina de’ Pomm, situata tra quelli che all’epoca erano campi coltivati di mele. Grazie alla sua ottima collocazione, la Cassina de’ Pomm fu prima acquistata dalla famiglia nobiliare dei Marino e poi passò, nel Cinquecento, ai De Leyva (una delle figlie di Giovanni Marino, Virginia, andò infatti in sposa a Martino de Leyva: la loro figlia Marianna ispirò Alessandro Manzoni per il personaggio della Monaca di Monza de I promessi sposi): entrambe le famiglie nobiliari la utilizzarono come meta di villeggiatura. In seguito, l’edificio divenne dapprima albergo e poi osteria. Luogo di ritrovo di barcaioli, si narra che fosse frequentata dal Porta che amava degustare vini e che vi transitarono poi Garibaldi e Napoleone. Nel suo cortile si batté a duello Casanova per la bella Zenobia.

Cascina Martesana


Proseguendo lungo il percorso, diverse sono le dimore di grande pregio che si incontrano.

Una casa in mattoni che si immerge nelle acque riflettendosi, contraddistinta da alcune statue affacciate dal balcone del terrazzo.

Troviamo poi la Cascina Martesana, nei pressi di quella che era un tempo una “piscina” soprannominata El Bagnin de Gorla.

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Villa Pallavicini


Continuando, ecco Villa Lecchi – oggi conosciuta come Villa Pallavicini – edificata sul canale e nota per aver ospitato Francesco I. Quando nel 1816, dopo la caduta di Napoleone, la Lombardia tornò sotto il dominio austriaco, l’imperatore Francesco I decise di visitare Milano. Arrivò verso sera e la tarda ora non fu ritenuta adatta per un’entrata regale in città, si decise così di rinviare al giorno successivo l’ingresso in Milano e la coppia imperiale fu ospitata per la notte dai signori Jacopo e Carla Lecchi presso la loro dimora sulla Martesana. Ad imperituro ricordo dell’avvenimento, fu apposta una lapide sullo scalone.

La villa, risalente al XVIII secolo, prende il nome dalla prima famiglia che la abitò, i Lecchi appunto. Nel XIX secolo l’abitazione si trasformò nella fabbrica di Enrico Mangili, industriale tessile e filantropo, passato alla storia come l’inventore dei coriandoli. Sul muro che si affaccia sulla Martesana si possono ancora oggi vedere le tracce della ruota che sfruttava la corrente delle acque del canale per muovere i macchinari della filanda.

Santa Maria Rossa


A poca distanza sorge Santa Maria Rossa, in via Domenico Berra. Generalmente nota col nome di Abbazia della Regione Lombardia, fu in realtà fondata come Canonica attorno all’anno 1140 dall’arcivescovo Robaldo (1136-1146) sul sito di una preesistente cappella dedicata a Maria Vergine. Essa infatti non ospitava monaci bensì sacerdoti (canonici regolari) che sotto la guida di un preposto conducevano vita comune.

La chiesa, pur rimaneggiata più volte e restaurata in modo arbitrario, è giunta nelle sue linee fondamentali fino ai nostri tempi, mentre dell’originaria cappella restano pochi elementi murari messi in luce nel corso dei restauri della prima metà del Novecento. Una lapide posta nel 1922 fa risalire tali vestigia all’anno 935.

Cascina Monti

Superato l’antico municipio di Piazza Costantino, la vecchia Cascina Monti introduce a Villa Albrighi. All’esterno presenta una ricercata decorazione con disegni in cotto ed all’interno soffitti a cassettoni ed affreschi.

Villa Petrovic

Troviamo poi Villa Petrovic, Villa Ponti e Villa Pino, protagoniste del quadro di Domenico Aspari, dipinto nel 1790 circa e conservato al Museo di Milano in Via sant’Andrea 6.

La villa è neoclassica con greche in cotto, che richiamano quelle della sua vicina Albrighi. Ha una pianta quadrata cui corrisponde un continuo interno. Sulla facciata ottocentesca campeggia una torretta in stile neogotico che la sormonta segnando la villa in posizione rilevante. La villa è anche chiamata Collegio Tronconi perché per un certo periodo, nei primi anni del dopoguerra, fu stata sede del collegio per ragazze, future maestre d’asilo.

Villa de’ Ponti

Villa de’ Ponti, anch’essa ritratta nel quadro di Aspari, è un esempio di architettura barocca, con pianta a ferro di cavallo e ingressi simmetrici. Inizialmente fu di proprietà della Chiesa e venne utilizzata come luogo di villeggiatura dalla curia ambrosiana. Nel 1865 fu acquistata da Luigi De Ponti, industriale tessile, che costruì una filanda sul lato ovest per sfruttare la corrente delle acque e muovere i macchinari.

Villa Pino

Villa Pino, chiamata anche Villa Brasca, fu restaurata nel 1958. Risale al XVIII secolo, quando il generale Domenico Pino, che si fece notare combattendo contro Napoleone, la edificò. La villa in origine era dotata di un approdo per le imbarcazioni. La sua facciata curvilinea è spezzata da due rampe di scale simmetriche.

Lungo via Amalfi venne anche costruito un lungo caseggiato per le maestranze impiegate nella filanda.

La leggenda narra che, per una maledizione, ogni anno sette persone sarebbero morte nella Martesana e che flora e fauna non sarebbero più ricresciute… forse un ottimo espediente per tenere lontani i bambini.

Per approfondire:
storiedimenticate.it | vecchiamilano.wordpress.com | mentelocale.it

ANDREA URBANO

 

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