Da STATALE io dico: TAGLIAMOCI LO STIPENDIO per aiutare i più colpiti dalla crisi

"Ai bambini dico sempre che l’Italia è fondata sul lavoro perché ciascuno di noi possa ricevere un contributo in grado di vivere una vita dignitosa ma anche di aiutare gli altri"

Foto: Andrea Cherchi (c)

Un maestro di scuola si rende disponibile a devolvere parte del suo stipendio di dipendente pubblico in favore dei precari più in difficoltà. La nostra proposta di riduzione delle retribuzioni degli statali, che aveva ricevuto forti critiche, era centrata proprio su questo assunto: i tutelati dovrebbero aiutare chi non ha tutele per un principio di equità e per alimentare un senso di comunità. 

Da STATALE io dico: TAGLIAMOCI LO STIPENDIO per aiutare i più colpiti dalla crisi

# “Ha ragione Massimo Cacciari: anche gli statali devono pagare la crisi”

Alex Corlazzoli, dipendente pubblico in quanto maestro di scuola, in un articolo per il Fatto Quotidiano si rende disponibile a devolvere parte del suo stipendio nei confronti delle categorie più colpite. “Ha ragione Massimo Cacciari: anche gli statali devono pagare la crisi.”, scrive Corlazzoli, “Io sono uno di loro. Sono un “protetto” dallo Stato. Covid o no, il 23 di ogni mese, puntuale come la sveglia al mattino, mi ritrovo lo stipendio accreditato“.


# “Da mesi quando percepisco la mia retribuzione mi sento in colpa”

Corlazzoli aggiunge che: “Da mesi quando percepisco la mia retribuzione mi sento in colpa. Ogni volta penso a quel mio amico siciliano che ha percepito con ritardo il 45% dello stipendio dopo settimane che non alza la saracinesca del suo negozio. Penso a quelli che non hanno preso ancora un centesimo di euro. Mi vengono in mente tutte le persone che prima si arrangiavano in qualche modo anche con qualche lavoro “in nero” e ora non possono più uscire di casa. E soprattutto penso ai più poveri: i senza fissa dimora che non hanno più neanche i dormitori, chiusi per il virus.”

La lezione ai suoi studenti sull’articolo uno della Costituzione “ai bambini dico sempre che l’Italia è fondata sul lavoro perché ciascuno di noi possa ricevere un contributo in grado di vivere una vita dignitosa ma anche di aiutare gli altri.

Leggi anche: 🛑 Cacciari: “Devono PAGARE la CRISI anche gli STATALI”



# “La mia proposta: un’auto-detrazione dal 5 al 15% sullo stipendio”

Il maestro ipotizza “un’auto-detrazione dal 5 al 15% in base allo stipendio, per un paio di mesi, sulle nostre retribuzioni di statali, da devolvere al nostro vicino di casa, all’amico, al fratello che da tempo deve fare i conti con l’emergenza economica dovuta al Covid” con l’esclusione dei sanitari e i medici di famiglia.

La proposta è semplice: chi prende più di 1000 euro di stipendio e di pensione per un paio di mesi contribuisce per la quota stabilita a sostenere le categorie più colpite. “Iniziamo noi. Io da statale son pronto. Voglio evitare una catastrofe sociale. E’ un atto egoista il mio: voglio evitare di stare peggio anch’io in un Paese che potrebbe prima o poi vedere la gente reale in piazza.

Fonte articolo: Il Fatto Quotidiano

# La nostra idea di contributo di solidarietà da parte dei dipendenti pubblici

Ad Aprile, in pieno lockdown e durante la massima crisi sanitaria, avevamo proposto un taglio deciso dei costi dei dipendenti pubblici pari alla perdita del PIL, fino all’uscita dalla crisi per finanziare le imprese e soprattutto distribuire il sacrificio su tutti i lavoratori per coprire il bisogno di chi è costretto a non lavorare. Evitando altro ricorso al debito che poi andrebbe a ricadere soprattutto su quelli del settore privato che in questo periodo non hanno guadagnato nulla.

Una misura eccezionale che tutelerebbe anche i dipendenti pubblici, consentendo loro di fare ripartire chi paga le tasse che servono a finanziarli ed evitando il default dello Stato. In più riducendo gli stipendi per una cifra corrispondente a PIL significa che il potere d’acquisto reale degli statali resterebbe invariato, pur destinando risorse extra per sostenere imprese e lavoratori non garantiti che, in questo modo, possono contribuire a risollevare il PIL. 

Dopo Massimo Cacciari che si è detto favorevole a un’azione di questo tipo (Massimo Cacciari: anche gli statali devono pagare la crisi) e l’intervento di un dipendente statale che si è dichiarato disponibile a dare il suo contributo, non sembra così utopistico trasformare questa proposta in un atto concreto.

Continua la lettura con: “Siamo tutti sulla stessa barca”. C’è un’eccezione: i DIPENDENTI PUBBLICI. La proposta: una parte del loro stipendio per aiutare i non garantiti

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1 COMMENTO

  1. Insegnante da 30 anni circa laureata a 1500 euro circa al mese …già fatebene fratelli con iva al 22% su tutto…tassa regione…tassa comunale…tassa rifiuti al sud minimo 600 euro…trasporto elettrico…fognature e depurazione….wifi salassale
    ..8 x 1000 per aiutare gli altri…5 x 1000 per ricerche ecc. Ognuno detta aumenti annuali…statali italiani i più mal pagati fra i Paesi europei che contano…dall’altra parte il filosofico deputato…poi parlamentare europeo…sindaco…consigliere regionale…opinionista …pieno di vitalizi ecc…va a ….

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