CICLABILE di PORTA VENEZIA: le modifiche per risolvere alcune criticità

Alla fine del lockdown è apparsa in fretta e furia una pista ciclabile in Porta Venezia, un progetto però tutt'altro che esente da critiche sia da parte degli automobilisti che da parte di pedoni e ciclisti. La nostra proposta per risolvere alcune criticità

Alla fine del lockdown è apparsa in fretta e furia una pista ciclabile in Porta Venezia, con l’obiettivo di rispondere alle nuove esigenze di mobilità che vedono un accesso minore sui mezzi pubblici e una necessità di trasferire parte di questo flusso di cittadini su due ruote. Un progetto però tutt’altro che esente da critiche sia da parte degli automobilisti che da parte di pedoni e ciclisti e nonostante sia stato rivisto presenta ancora molte problematiche. La nostra proposta per risolvere alcune criticità.

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CICLABILE di PORTA VENEZIA: le modifiche per risolvere alcune criticità

#1 A doppia corsia sul lato destro

Un soluzione immediata e basso costo per risolvere le criticità della ciclabile che parte da piazza San Babila e termina in piazzale Loreto, dovrebbe essere quella di realizzarla a doppia corsia e posizionarla sul lato destro, in direzione periferia in modo che sia molto meno invasiva e decisamente più protetta per i ciclisti.

#2 New jersey in plastica a protezione dei ciclisti

Per mettere in maggiore sicurezza ciclisti e pedoni, in attesa dell’arrivo di fondi per lavori più strutturali, si potrebbero posizionare delle barriere utilizzando i new jersey in plastica, soluzione economica ed eseguita con attrezzatura rimovibile e riutilizzabile per altri lavori. I rendering in alto illustravano visivamente il risultato finale.

# Già che ci siamo… il pavé dissestato in Ticinese e Porta Romana

Un’altra situazione critica, nel quadrante sud della città, è quella del del pavé dissestato in Ripa Ticinese e in Corso di Porta Romana dove la soluzione dei new jersey può consentire di mettere in sicurezza i ciclisti e non bloccare la circolazione dei mezzi senza fare lavori inutili o provvisori, in attesa di liquidità per interventi duraturi.


In questo modo si supererebbe la pericolosità dei cordoli gialli e bassi per chi utilizza moto e scooter o chi gira in bicicletta senza usare le apposite corsie oltre a essere comunque poco visibili e decisamente non fornendo la giusta protezione a chi circola nelle ciclabili. In un secondo tempo si potranno prevedere ad esempio aiuole o altro delimitatori di corsie più funzionali, nel frattempo è meglio provvedere a sistemare le molte cose urgenti il tempi rapidi. Le cose fatte bene fanno la differenza.

ROBERTO BINAGHI

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.