La sede del Comune di Milano, è sotto una MALEDIZIONE SECOLARE: lo sapevate?

Milano, anno 1546. Il Conte Tommaso Marino, nobile genovese, si trasferisce a Milano. La sua ricchezza sconfinata non lo ha messo al riparo dai colpi avversi del destino

Credits: unitremilano.it

Milano, anno 1546. Il Conte Tommaso Marino, nobile genovese, si trasferisce a Milano. L’uomo è un ex banchiere di 71 anni. Con un discreto patrimonio e un carattere davvero… ostico.

Il Conte incrementò la sua ricchezza aggiudicandosi il Monopolio del Sale proveniente dalla Serenissima e destinato a Milano e Genova, dove applicò da lì a poco la tassa sul sale, attirando su di sé le ire del popolo.


Ma questo non gli bastava: prestava soldi (con interessi da usuraio) ai Gonzaga, alla Spagna, ai francesi, alla Tesoreria dello stato di Milano e perfino al Papa, in cambio di privilegi, titoli, oltre a palazzi e terreni in giro per tutta Italia. Una ricchezza sconfinata che non lo ha messo al riparo dai colpi avversi del destino. 

La sede del Comune di Milano, è sotto una MALEDIZIONE SECOLARE: lo sapevate?

# Un Conte odiato, dedito agli affari sporchi

Credits: divinamilano.it

Tutte queste caratteristiche ci permettono, quindi, di inquadrare bene il tipo di personaggio che era il Conte Tommaso Marino: un uomo i cui affari non erano mai chiari e puliti. Il nobile si avvaleva infatti della collaborazione di un vero e proprio esercito di Bravi (si, quelli dei Promessi Sposi!). Questi personaggi manzoniani si occupavano di “sistemare” i conti in sospeso con i clienti insolventi e scarrozzavano il Conte in giro per Milano su una carrozza tutta dorata.

# Palazzo Marino nasce come atto d’amore

Credits: septemliteraly.altervista.org

Arrivato all’età di 78 anni, Tommaso Marino ha un colpo di fulmine proprio fuori dalla Chiesa di San Fedele: si innamora infatti della giovane Arabella Cornaro, figlia di un patrizio veneziano. Come si dice: l’amore non ha età!



L’uomo perse la testa e decise che quella giovane donna doveva diventare sua moglie, ad ogni costo. Senza pensarci troppo si reca dal padre di Arabella e la chiede in sposa, che gli darà il consenso ma solo con la garanzia che farà vivere la figlia in sontuosi ed eleganti palazzi in stile veneziano. Con questa sfida, il Sig. Cornaro sperava che Marino rinunciasse al matrimonio, ma così non fu.

L’innamorato nobile genovese interpella quindi l’Architetto Alessi, che si occupa di preparare il progetto del palazzo. Intanto acquista, con modi davvero poco ortodossi, tutte le abitazioni sul lato sinistro della Chiesa di San Fedele (luogo non scelto a caso!), cacciando gli abitanti e radendo tutto al suolo. Nel 1558 viene depositata la prima pietra di quello che diventerà da lì a poco Palazzo Marino.

# La filastrocca e la maledizione su Palazzo Marino

Credits: cippina.altervista.org

E proprio in quel periodo che diventa nota una filastrocca infantile in dialetto milanese, nella quale si parla del Conte, di Arabella, dei Bravi e dei loro metodi violenti (picchiavano i poveretti con armi decorate dagli stemmi del Conte Marino, composta da una mazza e tre pesciolini) di gestire gli affari. La filastrocca dice:

Ara, bell’Ara, discesa Cornara
de l’or del fin
del Cont Marin
strapazza bardocch
drent e foeura trii pittoch
trii pessitt e ona massoeura,
quest l’è drent e quest l’è foeura
”.

 

I milanesi erano arrivati a odiare il Conte che godeva di pessima fama ormai, e proprio da questa avversione che arriva l’anatema!

 

Congeries lapidum, multis constructa rapinis
aut uret, aut ruet, aut alter raptor rapiet”

(Accozzaglia di pietre, costruita grazie a molte ruberie
o brucerà, o cadrà, o sarà rubata da qualche altro ladro)

# La legge del kharma colpisce il Conte

E i guai, per l’odiato Conte e i suoi famigliari, non tardano ad arrivare: Il 9 maggio 1575, a 97 anni, Tommaso Marino muore in solitudine, povertà a causa dei debiti accumulati per il mantenimento del sontuoso Palazzo Marino. Fa in tempo a diventare vedovo: la povera Arabella viene infatti ritrovata impiccata al baldacchino della casa in campagna.

La maledizione si abbatte anche sulla figlia del Conte, Virginia, sposata con il nobile spagnolo Martino de Leyla: la donna partorisce dentro al palazzo voluto dall’odiato padre. Nasce una bambina, Marianna, la futura Monaca di Monza (così si dice).

Continuando con la profezia, l’elegante edificio passò prima nelle mani degli spagnoli, poi degli austriaci, con l’unità d’Italia passò al comune di Milano. Nel 1943, Palazzo Marino venne gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Divenne ufficialmente sede del comune di Milano nel 1961 che, per molti scettici, è il compimento della maledizione.

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ANGELA CALABRESE

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Nasco a Milano nel 1979, lavoro in una multiservizi e ho avuto esperienza in un'agenzia di comunicazione, iniziata come impiegata fino a diventare copywriter dove scrivevo per un web magazine. Da bambina sognavo di scrivere libri perché ho da sempre la passione per la scrittura. Amo la musica e l'arte in generale. Nelle mia vene scorre sangue siculo-lucano ma il mio cuore nasce e vive da sempre a Milano. La città che amo, quella che se non sai cosa fare, ti dà sempre l'idea giusta. La città delle opportunità, il perfetto mix tra fascino antico e moderno.