La MILANO di BUZZATI

Dino Buzzati: la la rappresentazione della Milano del '900 attraverso la sua vita, i romanzi, la toponomastica e i suoi disegni

Milano è sempre stata una città che ha dato i natali a molti scrittori e poeti oltre ad aver ispirato registi, pittori e giornalisti.

A volte capita che queste persone non siano neanche nate a Milano, ma l’amore che hanno provato per questa città e tutto quello che essa ha restituito loro è talmente grande, da far quasi dimenticare i propri luoghi di origine. Non sto parlando o dicendo che ci si ritrova a rinnegare il proprio passato, è solo che molto spesso è capitato di ritrovarsi a Milano e sentirsi come a casa, a provare la sensazione di averla sempre vissuta.


Dino Buzzati è stato uno di questi ed è significativa una sua dichiarazione: “A Milano sono sempre vissuto, la quasi totalità dei miei ricordi di ogni genere appartiene a Milano, è logico quindi che qui mi trovi a mio agio, che Milano sia per me la città più ricca di significati”.

La MILANO di BUZZATI

# Gli anni dell’infanzia e gli anni scolastici 1906-1932

Buzzati nasce nel 1906 a San Pellegrino di Belluno, una località veneta, dove l’autore passerà solo il periodo estivo. Il padre è un noto docente di diritto internazionale e insegna alla neo nata Università Bocconi, per questa ragione Milano diventa a pieno diritto la sua città.

La sua prima abitazione è in via San Marco 12. L’autore ricorda quest’appartamento al primo piano, illuminato a gas e un misterioso cassetto della madre che sarà fonte d’ispirazione per la sua narrativa ricca di avventure a metà tra il fantastico e il misterioso.
La famiglia si trasferisce in Piazza Castello 28. La piazza e la vita che si svolgeva intorno era completamente diversa da come la conosciamo oggi.



L’autore guardando fuori dalla finestra immagina la piazza come una pista di corse automobilistiche ed è in questo periodo che compone i primi racconti rimasti inediti e purtroppo andati perduti, ma da alcune fonti e ricerche fatte negli archivi, pare che fossero racconti ispirati al mondo dell’automobilismo. Un mondo che in qualche modo ritorna nel suo romanzo Un Amore.
Dopo una breve parentesi in via Donizetti 20, la famiglia si trasferisce in via Fatebenefratelli.
Sono gli anni del liceo Parini che al tempo si trovava proprio in questa via e non in via Goito come oggi. Sono gli anni in cui l’autore affina e perfeziona il suo stile che è molto apprezzato e amato e talvolta non capito dai suoi professori. Dai suoi scritti di quinta ginnasio emerge la presenza in questa via di un parapetto di pietra su un tratto di Naviglio, esattamente dove a quel tempo come anche oggi si trova la questura centrale.

# Gli anni del Corriere della Sera e i romanzi 1933-1963

Credits: mattatoio5.com

Nel 1932 Buzzati aveva cominciato una collaborazione gratuita presso la sede del Corriere della Sera. Il direttore Aldo Borelli vede nel giovane grandi potenzialità e nel giro di un anno lo assume a tempo pieno.

Sono gli anni vissuti tra via Solferino 28 e via Marsala 2. Anni trascorsi ad apprendere notizie nei diversi commissariati di polizia, anni di inchieste, anni a scrivere di cronaca nera e anno in cui stringe amicizia con Arturo Brambilla, un’amicizia che durerà per sempre. Buzzati parla dell’amico di una persona amante dell’arte ma diametralmente opposta alla vita bohemienne. L’autore nei suoi diari parlerà sempre con affetto del suo amico e della sua piccola abat-jour di seta verde a cupola che illuminava momenti di grandi discorsi sulla poesia di quegli anni.

Dopo aver abitato per qualche anno in un piccolo appartamento vicino alla sede del Corriere, Buzzati si trasferisce definitivamente in via Majno 18. Sono gli anni in cui affianca la sua carriera giornalistica a quella di scrittore ed è proprio in questa casa, chiuso nel suo studiolo, che scrive tutti i suoi romanzi da Barnabò delle Montagne (1933) a Un Amore (1963).

Nel 1946 scriverà un articolo dal titolo “Un’ombra gira tra noi” che passerà alla storia.        Il 29 settembre di quell’anno in via San Gregorio, Rina Fort massacra a colpi di spranga la moglie del suo amante e i tre figli piccoli. L’articolo esce prima ancora che la polizia faccia partire le indagini, Buzzati si dimostra un cronista attento e sempre pronto a raccontare quello che vede intorno a lui.

# Buzzati scrittore, giornalista ma anche pittore


Dino Buzzati non è solo uno scrittore, un giornalista, ma anche un pittore e sono questi gli anni in cui comincia a dipingere immortalando vie di Milano come Piazza Duomo, Piazza Diaz, Via Boito, i Giardini di Porta Venezia, via Moscova, Brera, Piazza Missori ed è nel 1958 che inaugura la sua prima personale presso la Galleria Re Magi in via Boito dal titolo Le Storie Dipinte che otterrà un grande successo di pubblico e di critica. Buzzati era un’instancabile camminatore, amava spesso passeggiare per Milano e i luoghi da lui privilegiati erano il Cimitero Monumentale e lo zoo dei Giardini di Porta Venezia.

Pare che sia stato proprio in quest’ultimo luogo che abbia conosciuto Almerina Antoniazzi che sarebbe diventata sua moglie poco tempo dopo. In via Amedei c’era anche il ristorante preferito di Buzzati, un luogo dove andava tutte le sere per cenare e dove aveva il suo tavolo sempre prenotato, un luogo che fu teatro di un diverbio con la Almerina, ma che fu fondamentale per la loro storia d’amore che durerà per sempre.
Nell’aprile del 1963 viene pubblicato forse il suo romanzo più famoso (ad esclusione del Deserto dei Tartari) e controverso: Un Amore. Il romanzo, a parte la trama, è una dichiarazione di amore per Milano, sono numerose le zone, le vie e i quartieri citati.

L’autore viene criticato per aver intrapreso con questo romanzo una nuova strada rispetto alla sua precedente produzione, tuttavia rimane uno dei romanzi più importanti del 900 e che ancora oggi viene proposto a scuola.

# Gli ultimi anni 1964-1972

Negli ultimi anni della sua vita, Buzzati si trasferisce in Via Vittorio Veneto 24. Qui trascorrerà gli ultimi anni della sua vita che terminerà il 28 gennaio del 1972.
Numerose sono le leggende circolate sul suo ultimo giorno. Si dice che poco prima di morire, l’autore guardando sua moglie disse che se l’avessero chiamato in quel momento per scrivere un articolo si sarebbe precipitato al volo.

Infine si racconta che quando chiuse gli occhi, gli animali dello zoo di Porta Venezia cominciarono a fare un gran baccano, quasi a voler salutare quell’uomo che spesso li andava a trovare durante le sue passeggiate milanesi.

Continua la lettura con: 7 volte che MILANO è FINITA IN GINOCCHIO, ma si è sempre RIALZATA

MICHELE LAROTONDA

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Michele Larotonda
Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Da sempre appassionato al mondo della scrittura partecipa a un corso di scrittura creativa che lo fa avvicinare al mondo del cinema scrivendo sceneggiature per alcuni cortometraggi che hanno avuto visibilità in rassegne specializzate a Milano e a Roma. Scrive e conduce il programma radiofonico I 2 della Stangata andato in onda su Radio 2.0. Nel 2018 esordisce con il romanzo IL SOGNOSCURO (Link edizioni) e il 2020 è la volta di DA UN’ALTRA PARTE (PAV edizioni). Collabora con i portali Sul Romanzo e RockShock.

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