Se il virus è lo stesso, perché le RESTRIZIONI da noi sono peggio che negli altri paesi?

Non si potrebbero applicare in Italia le regole internazionali e garantire restrizioni omogenee al resto d'Europa, in modo da non penalizzare ancora di più il nostro Paese? 

Spiaggia di Tel Aviv, 25 maggio 2020

Dopo il lockdown più duro e più lungo al mondo, in Italia si insiste sulla linea della massima fermezza contro i suoi cittadini e imprese. E questo mentre i casi di maggior successo, come Corea del Sud, Germania o Islanda, puntano invece sul riconoscere e isolare i contagiati, lasciando invece liberi i cittadini.

I settori più importanti del nostro paese quali ristorazione, turismo e aviazione soffriranno ancora di più per le regole imposte sul distanziamento sociale e sull’utilizzo delle mascherine che limiteranno il numero di persone che si sposteranno. 


La domanda è: visto che il virus è lo stesso, non si potrebbero applicare regole internazionali e garantire restrizioni omogenee per tutti i cittadini, in modo da non penalizzare ancora di più il nostro Paese? 

 

Credits: expansion.com – Le coordinate della tragedia: l’Italia peggiore al mondo per perdita di vite e danni all’economia

Se il virus è lo stesso, perché le RESTRIZIONI da noi sono peggio che negli altri paesi?

Immaginiamo una persona in Europa. Molte delle cose che le sono permesse di fare in quasi tutti i paesi europei, in Italia e, in particolare, in Lombardia sarebbe soggetta a rischio di multa e di disapprovazione sociale. Vediamo tre esempi. 



#1 In Italia voli aerei con posti limitati, per il resto d’Europa sono sufficienti le mascherine

Nell’Unione europea l’Italia è una delle poche a imporre l’obbligo di indossare la mascherina per tutta la durata del volo e il rispetto della distanza di un metro tra i passeggeri, lasciando quindi il posto centrale vuoto o addirittura saltando una fila. Con questo metodo in un aereo potrebbero salire non più di 20-22 persone contro i 186-189 sedili. Il virologo Fabrizio Pregliasco, interpellato dall’AdnKronos, sottolinea che “un certo rischio c’è nelle due file davanti e nelle due dietro” rispetto al sedile della persona contagiosa. Per la maggior parte di Paesi europei è invece sufficiente l’uso della mascherina, per cui negli aerei non vengono fatte rispettare le distanze di sicurezza.  A causa delle regole di distanziamento, le compagnie aeree non volano nel nostro Paese e solo la Lombardia è passata dal traffico passeggeri giornaliero di 80.000 a 500 persone soltanto, mentre altrove il traffico aereo non è crollato con la stessa intensità, come si può vedere nell’immagine che mostra i voli nei paesi europei:

Traffico aereo 6 maggio 2020

#2 Nelle spiagge europee nessun obbligo di mascherine, mentre in Italia si rischia di far morire i bagnanti

A. C. e D. C.- non e’ come voi pensate…A Tel Aviv il Dopo Covid e’ così’:

Pubblicato da Angela Polacco Lazar su Martedì 26 maggio 2020

Il resto del mondo sta riprendendo una vita normale. Nel video la situazione in Israele: il 26 maggio, in spiaggia, nessuna traccia di mascherine o di distanziamento sociale, in un paese che, come tanti a differenza dell’Italia, ha concentrato i suoi sforzi a isolare i contagiati e a mettere in sicurezza i soggetti più a rischio, ossia gli anziani malati.

Le Isole Baleari spagnole lavoreranno bilateralmente con la Germania e altri paesi “essenziali” per riavviare i voli turistici verso l’arcipelago ha detto al parlamento regionale la presidente Francina Armengol. “Dobbiamo essere in grado di ristabilire l’attività prima di chiunque altro, perché dipendiamo dal turismo più di qualsiasi altro territorio spagnolo“, ha auspicato. Oltre alla richiesta anticipata al consiglio sanitario per aprire anticipatamente già tra dieci giorni, il piano di riapertura prevede misure di distanziamento sociale, controllo degli ingressi e delle uscire, operazioni di aerazione e disinfezione ma nessun obbligo di mascherina per recarsi in spiaggia.

Il direttore dell’Istituto di sanità pubblica croato, Krunoslav Capak, ha detto che non verranno imposti divieti nelle spiagge ma esclusivamente precauzioni, con “vigili, bagnini, autorità locali e albergatori che dovranno assicurarsi che lettini e teli non siano troppo vicini fra loro, perché il virus sarà ancora presente”. 

Fonte: europa.today.it

In Italia invece è ancora caos. Anche sulle spiagge si applicheranno restrizioni che non hanno eguali al mondo. Si dovrà andare al mare con la mascherina, dall’arrivo fino all’ombrellone e con quattro metri di distanza tra ogni fila e quattro metri e mezzo di distanza tra quelli della stessa fila, inoltre l’accesso sarà contingentato con percorsi di entrata in spiaggia e di uscita distinti, tavoli dei ristoranti e dei bar distanziati di almeno un metro tra i clienti. Saranno vietati giochi per bambini e bagni nelle piscine. E per le spiagge libere si adotteranno sistemi di prenotazione e di contingentamento. 

A rischio anche la vita dei bagnanti, in caso di annegamento per il soccorso dovrà essere privilegiato la valutazione del respiro soltanto guardando il torace della vittima alla ricerca di attività respiratoria normale, ma senza ventilazioni polmonari a bocca, al massimo le sole manovre di compressioni.

#3 Distanziamento e regole di sanificazione in bar e ristoranti: difficoltà per gli esercenti 

I ricercatori dell’Inail e dell’Istituto superiore di sanità, hanno stilato le raccomandazioni nell’ambito del Comitato tecnico scientifico, che stabiliscono le regole per bar e ristoranti: inizialmente erano previsti quattro metri quadrati la superficie destinata a ciascun cliente con la distanza di due metri tra un tavolo e l’altro poi ridotta a 1 metro, mentre tra commensali quella “sufficiente ad evitare le trasmissione di droplets”. Tutti i clienti dovranno indossare la mascherina all’ingresso e negli spostamenti interni.

Le misure adottate nella maggioranza dei Paesi sono più morbide rispetto alle nostre, con la Lombardia che ha aggiunto l’obbligo delle misurazione delle febbre anche per un caffè, mentre ad esempio in Germania alcuni lander stanno già eliminando tutte le regole imposte. Altra differenza rispetto all’Italia è che nonostante la fisiologica  riduzione dei clienti questa è stata parzialmente compensata dalle cospicue immissioni di liquidità sui conti correnti appena iniziata l’epidemia e dal ridotto lockdown negli Stati in cui è stato attivato. 

I negozi di abbigliamento i vestiti non dovranno essere sanificati, bisognerà provare i vestiti indossando i guanti e avere diversi dispenser, obbligatorio alle casse, mentre i centri commerciali e gli outlet avranno i posti nei parcheggi quasi dimezzati e gli ingressi contingentati e tutte le attività commerciali di abiti, scarpe, profumeria e altri articoli si dovrà prendere il numero di prenotazioni.

https://www.facebook.com/LambrenedettoXVI/videos/308819603468640/

Alcuni ristoratori stanno notando che le restrizioni imposte non costituiscono solo un costo, ma anche un crollo di ricavi. In primo luogo per il minor spazio a disposizione lasciato ai tavoli. In secondo perchè l’adozione di misure di contenimento, come i vetri o plexiglas di divisione o i dispositivi di protezione obbligatori per il personale, trasformano i ristoranti in luoghi più simili a sale d’aspetto di ospedali che ad ambiente dove rilassarsi e svagarsi. E questo tiene lontani molti potenziali clienti, senza considerare cosa accadrà con i turisti: quanti saranno felici di ritrovarsi in vacanza in un paese trasformato in ospedale?

Pubblicato da Michele Ficara Manganelli su Giovedì 14 maggio 2020

Un effetto certo di queste restrizioni così repressive lo si sta già registrando: l’aumento di affari per i siti di ecommerce, in gran parte di proprietà di multinazionali straniere, ai danni dei negozi e degli esercizi di prossimità delle nostre città. Il rischio concreto è che con la chiusura dei negozi le città italiane possano sempre più trasformarsi in dormitori, perdendo anche in qualità della vita e in attrazione per i turisti internazionali. 

Fonti:
Indennizzi per il Coronavirus: MILANO e BERLINO a confronto
HONG KONG SINGAPORE BERLINO: la città stato si rivela lo status ottimale anche in un’emergenza sanitaria

# Proposta: aderire a regole internazionali comuni per garantire restrizioni omogenee per tutti i cittadini 

Il governo sta dimostrando di essere il più sovranista d’Europa, imponendo le regole più stringenti ai suoi cittadini rispetto a quanto viene fatto nel resto d’Europa, aumentando la spesa pubblica senza precedenti, penalizzando fortemente l’export e mettendo limitazione ai movimenti addirittura all’interno del Paese. La scelta di questa strada sembra dettata dalla paura di chi è alla guida dell’esecutivo, trasmessa di conseguenza ai suoi cittadini che eviteranno in gran parte di ritornare a frequentare ristoranti, negozi, spiagge e teatri una volta riaperti a prescindere da tutte le precauzioni da prendere quali divisori, guanti e mascherine.

Berlino, ora

Pubblicato da Berlino Magazine su Domenica 17 maggio 2020

Lanciamo questa proposta, adeguiamo l’Italia alle normative internazionali per gestire la “Fase 2” e competere ad armi pari con il resto del mondo, evitando di rinchiuderci nei nostri confini, in questo modo:

  • lasciando gli imprenditori liberi di adottare le precauzioni necessarie, attuando le stesse misure in vigore in altri paesi, ad esempio in Germania e Olanda?
  • togliere l’obbligo dell’utilizzo di mascherine all’aperto e nei luoghi di villeggiatura e dell’utilizzo di guanti sui mezzi pubblici e per provare gli abiti nei negozi di abbigliamento, come accade negli altri Paesi europei
  • assegnare la responsabilità dei cittadini, togliendo lo stato di polizia presente dall’inizio del lockdown, lasciandoli liberi di tenere il comportamento considerato da loro più idoneo per la loro salute, esattamente come accade negli altri paesi a nord delle Alpi
  • per chi ha paura di uscire di casa per il contagio nonostante esistano le precauzioni, si può lasciare libera scelta di non recarsi al lavoro in cambio di una decurtazione di un minimo del 20% dello stipendio, anche ai dipendenti pubblici per ripristinare un’eguaglianza con quelli privati che percepiscono la cassa integrazione.

In sintesi, non si può governare una nazione applicando regole da ospedale. Restituiamo un po’ di libertà alla popolazione italiana come fanno nelle altre nazioni, premiando chi vuole lavorare e ripristinando il sano principio delle democrazie liberaldemocratiche che il primo centro di responsabilità deve essere il cittadino, invece che renderlo suddito di un’autorità esterna che gli elimina ogni potere di scelta.

 

FABIO MARCOMIN

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