Mio figlio POSITIVO al tampone: l’incredibile STORIA di una mamma milanese

Ci ha contattato una mamma milanese che vive da sola con un figlio nella periferia nord della città. Ci ha raccontato la sua storia

Credit: Andrea Cherchi (c)

Ci ha contattato una mamma milanese che vive da sola con un figlio nella periferia nord della città. Ci ha raccontato la sua storia. Abbiamo deciso di condividerla con voi perchè immaginiamo sia una vicenda utile per capire cosa può succedere a chi ha avuto contatti con una persona risultata positiva. E per stimolare qualche intervento  per venire incontro a chi si trovasse in una situazione del genere.

Mio figlio POSITIVO al tampone: l’incredibile STORIA di una mamma milanese

Il racconto di Daniela.


Nel mese di agosto mio figlio F.  di 17 anni doveva trascorrere una settimana con il nonno. Una decina di giorni prima di partire con lui ha avuto una leggera febbre, attorno ai 37 e mezzo, con mal di gola e altri sintomi lievi. Non mi sono preoccupata più di tanto perchè quando gli viene la febbre di solito è molto alta e per questo ho pensato a un semplice raffreddore estivo. Dopo due giorni la febbre e gli altri sintomi sono spariti. Ma per scrupolo ho deciso di fargli fare il tampone per assicurarmi che non si trattasse di Covid e dunque mettere a rischio il nonno. 

A questo punto mi sono informata che procedura seguire, ho fatto domanda per il tampone e mi è stato comunicato che da quel momento sia lui che io eravamo potenziali Covid e che quindi dovevamo sottostare al regime di quarantena in attesa dei risultati. Questo significava non poter uscire, neppure per portare fuori il cane che ho dovuto abituare a fare i bisogni su un tappetino assorbente. Anche se mi hanno detto che il tampone lo avrebbero fatto nel giro di due/tre giorni per una settimana non ho più avuto notizie. A quel punto è saltata anche la vacanza con il nonno. 

Finalmente dopo una decina di giorni mio figlio ha potuto fare il tampone. E dopo 3 giorni è arrivata la risposta dall’ospedale: “Positivo”. Mi è caduto il mondo addosso. Mi è stato detto che lui sarebbe dovuto restare in camera sua senza più avere contatti con nessuno. Io stessa avrei dovuto prendere ogni precauzione per evitare qualunque contatto con lui e per disinfettare ogni cosa che avesse toccato. Anche per me veniva prolungato lo stato di quarantena con il divieto di uscire. 


A quel punto è iniziato anche il tracciamento dei contatti. Dopo alcuni giorni siamo stati contattati per indicare quali altre persone potevano avere avuto rapporti con mio figlio in modo da poterli mettere a loro volta in quarantena in attesa di un tampone. 

Tra circa una settimana dovremmo fare, sia io che mio figlio, un nuovo tampone per verificare se siamo entrambi negativi. Nel caso lo fossimo bisognerà però attendere altri 8 giorni per un ulteriore tampone a conferma della negatività. 

Nella migliore delle ipotesi lui perderà l’inizio della scuola e io sarò stata lontana dal lavoro per almeno un mese, oltre entrambi essere dovuti stare chiusi in casa per tutto questo tempo. E mi spiace pensare a tutti quelli con cui mio figlio ha avuto contatti che devono sottostare alle stesse procedure. 


Io capisco che bisogna seguire regole rigide per la sicurezza di tutti, ma credo che questo non sia giusto che avvenga scaricando interamente tutto sui positivi e sulla loro famiglia. So che in altri paesi chi finisce in quarantena viene assistito dallo Stato. A me basterebbe che, se proprio non possono aiutarmi con il cibo, almeno che mi aiutassero a portare fuori il cane. 

Grazie dell’attenzione. 

Daniela

MILANO CITTA’ STATO 

 

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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