CHI LI HA VISTI? Milano zona rossa per i rappresentanti delle istituzioni italiane

Se non vi fate vedere, almeno rispondete a queste domande

Credits: tgcom24.mediaset.it - Conte, Borrelli e Speranza

Lo stato di emergenza è iniziato ufficialmente il 31 gennaio, ma dalla costituzione della prima zona rossa in Lombardia a Codogno nessuno dei massimi rappresentanti delle istituzioni dello Stato italiano ha messo piede a Milano o in Lombardia, con una sola eccezione: due giorni fa hanno marcato visita a Palazzo Marino il Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia e il Capo della Protezione Borrelli. A parte questo episodio, per la verità, un po’ tardivo, facciamo un elenco di rappresentanti delle istituzioni che si sono tenuti a debita distanza dalla capitale morale del Paese e dal territorio più colpito dal Coronavirus: la Lombardia.

CHI LI HA VISTI? Milano zona rossa per i rappresentanti delle istituzioni italiane

#1 Il Capo dello Stato Mattarella: una sola menzione a Milano nei suoi discorsi

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella fin dall’inizio si è sempre lontano dalla Lombardia. Comprensibile, vista anche l’età che lo ha portato a isolarsi al Quirinale per evitare rischi. Nei suoi discorsi ha manifestato in una sola occasione l’esigenza che nell’alveo di una “costituente repubblicana”, come auspicata dal Sindaco a Sala, Milano debba essere la città su cui puntare per fare ripartire l’Italia. A parte questo sprazzo non è un mistero che il Presidente della Repubblica Italiana non abbia mai apprezzato l’idea di una Milano forte, escludendo qualunque ipotesi di autonomia per trainare meglio il Paese, come è capitato quando lo scorso novembre il primo cittadino milanese gli ha manifestato pubblicamente che Milano non ha alcuna intenzione di ambire a una città stato sul modello delle più rilevanti città del mondo.


#2 La latitanza del Presidente del Consiglio

Il presidente del Consiglio, si è sentito fin da subito emulo di Churchill, usando Palazzo Chigi come un bunker di protezione dai bombardamenti. Come lo storico premier inglese dovrebbe avere il coraggio di uscire dal bunker per andare non a dare forza ai soldati impegnati sul fronte ma almeno a medici e operatori sanitari degli ospedali più colpiti. Sarebbe un modo di dimostrare che lo Stato c’è davvero e soprattutto per incontrare Sala e Fontana per capire sul campo le criticità da risolvere.

#3 Il Ministro dell’Economia Gualtieri: alla larga dal motore dell’economia

Il decreto “Cura Italia” che doveva essere una poderosa manovra per immettere liquidità ed aiutare tutte le persone e aziende più in difficoltà si è rivelato il classico elefante che partorisce un topolino: sono arrivati solo i soldi ai comuni destinati alla distribuzione dei buoni pasto alle famiglie indigenti. Dall’8 marzo inizio del “lockdown” di fatto non è cambiato nulla. Come per il Presidente del Consiglio anche per il Ministro Gualtieri sarebbe  istruttivo manifestarsi per accogliere le proposte del settore produttivo, del commercio e dai rappresentanti di lavori autonomi e liberi professionisti che dalla Lombardia contribuiscono in misura rilevante a finanziare lo Stato italiano. 

#4 Il Ministro dell’Interno: ex prefetto di Milano senza nostalgie

A Milano e il Lombardia sono state mobilitate le forze dell’ordine per verificare il rispetto delle restrizione del lockdown. Insieme alle forse impiegate sarebbe stato un bel gesto per l’ex prefetto di Milano farsi vedere sia per motivarli nella loro azione quotidiana sulle nostre strade sia per verificare se e quanto i cittadini lombardi siano rispettosi delle limitazioni di movimento stabiliti dai decreti ministeriali.



#5 Il Ministro della Salute: confida che la Speranza sia l’ultima a morire, restando il più lontano possibile

Quale messaggio di fiducia nella tenuta del “migliore sistema sanitario del mondo” sarebbe un ministro che si presenta direttamente negli ospedali più colpiti a infondere coraggio e un senso di riconoscenza delle istituzioni e del popolo italiano verso medici e personale sanitario impegnati in prima linea.

#6 Il supercommissario per l’emergenza Arcuri: il factotum che gestisce l’emergenza senza mettere piede nell’emergenza

L’unico supercommissario di un’emergenza che non si fa mai vivo nei territori toccati dall’emergenza che dovrebbe risolvere. Farsi vedere a Milano, a Bergamo o a Brescia potrebbe essere utile per capire cosa sta succedendo in Lombardia e capire di persona cosa non sta funzionando negli ospedali o nelle RSA. Forse avrebbe senso che chi accetta una responsabilità di gestire l’emergenza stia nel cuore dell’emergenza.

# Italia, terra di poeti, non di politici eroi. Uno sguardo all’estero: Putin e Macron negli ospedali

Questa scarsa considerazione dei governanti per le zone più colpite del Paese sembra non avere riscontri in altre Nazioni. Per fare solo due esempi: Putin in Russia è andato a visitare il Kommunarka di Mosca l’ospedale di malattie infettive alla periferia di Mosca, in prima linea nella lotta alla diffusione del nuovo coronavirus in Russia, per dare sostegno e esprimere supporto a medici e infermieri che sono la prima barriera per ridurre il contagio. In Francia Macron si è recato all’ospedale Avicenne di Bobigny, alle porte di Parigi, per una visita a sorpresa, con l’obiettivo di rivolgere “un messaggio di sostegno al personale sanitario“.

Senza pretendere che i rappresentanti delle nostre istituzioni si spingano “addirittura” a visitare gli ospedali, ci sembra legittimo pretendere che si mostrino più presenti, per capire cosa sta succedendo e per trasmettere fiducia nei luoghi più colpiti. Anche perchè sono molte le domande che i milanesi vorrebbero fare alle istituzioni.

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# Le domande dei Milanesi al governo

Dopo l’ennesima giornata nera nel numero di contagi di Milano, a distanza di oltre un mese del lockdown e di un mese e mezzo dall’avvio dell’emergenza, sono molte le domande che i milanesi vorrebbero fare al governo nazionale:

  • Perchè l’unica strategia di contenimento dei contagi resta solo fare stare a casa le persone?
  • Perchè non si avviano tamponamenti per isolare i contagiati?
  • Perchè non si attivano test rapidi per misurare gli anticorpi?
  • Perchè non si è ancora attivato un sistema di tracciamento dei contagi?
  • A che punto è la messa in sicurezza di ospedali e RSA con adeguati sistemi di protezione per personali e degenti?
  • Quando arriveranno finalmente i primi soldi a cittadini e imprese per poter fare fronte ai danni dell’isolamento domiciliare e della chiusura delle attività?
  • Perché a oltre un mese dal lockdown i contagi e i decessi a Milano raggiungono picchi superiori perfino rispetto all’inizio del lockdown?

Infine: voi rappresentanti delle istituzioni che avete un ruolo di alta responsabilità, al pari di medici e forze dell’ordine impegnate sul territorio, perchè restate lontani da Milano e dalla Lombardia? Lo fate per rispettare il lockdown o perchè ritenete che la situazione sia fuori controllo e che solo mettervi piede costituisca un rischio potenzialmente letale?

Se non vi fate vedere, almeno rispondete a queste domande. I milanesi hanno diritto a sapere come stanno le cose: la pazienza è finita, uno Stato deve fare di più, non può avere come unica arma la disciplina dei suoi cittadini.

FABIO MARCOMIN

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