La città stato di MADRID: l’approccio più svedese che spagnolo per combattere il VIRUS

NO a chiusure e divieti netti, la politica della capitale spagnola sembra funzionare

Credits: @urbanmobilestreet (INSTG)

In Spagna, dove il territorio è diviso in Comunità Autonome, i governi locali hanno un peso ed un potere nettamente maggiore rispetto a quanto accade in Italia. Nella lotta al virus si sono quindi sviluppati, a seconda della regione, orientamenti politici diversi. Tra questi, salta all’occhio quello di Madrid. Che politiche sta adottando la Comunità autonoma della capitale, formalmente una “città stato”?

La città stato di MADRID: l’approccio più svedese che spagnolo per combattere il VIRUS

# Come essere una città stato si è rivelato utile nella strategia contro il virus

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Madrid, fortemente colpita durante la prima ondata, sembra aver affrontato la seconda ed andare incontro alla terza con uno spirito diverso, un po’ svedese potremmo dire. Sotto il governo della popolare Isabel Diaz Ayuso, l’approccio politico adottato da settembre ha l’obiettivo di conciliare la lotta al virus e il mantenimento di un certo grado di normalità, che possa tenere intatto il tessuto economico e sociale.


La scelta è stata quella di circoscrivere il più possibile gli interventi di lockdown, agendo a livello estremamente locale, chiudendo quindi i singoli quartieri e municipi. La chiave di questo approccio, come ha affermato Josè Fernandez Lasquetty, assessore alle Finanze, sta nella massiva somministrazione di test antigenici che consente di limitare le restrizioni a chi è effettivamente positivo, evitando chiusure generalizzate.

# NO a chiusure e divieti netti, la politica della capitale spagnola sembra funzionare

credits: ilpost.it

Sono state definite delle regole generali alle quali tutte le attività devono sottostare se vogliono aprire. In questo modo, invece che proibire a priori l’esercizio di alcune professioni, ognuno ha la possibilità di valutare e decidere se e come lavorare.

Cinema e teatri sono aperti, chiaramente con capienza ridotta, il coprifuoco è stato allentato alle 23 per poter permettere ai ristoranti di restare aperti anche la sera e sono consentiti diversi tipi di ritrovi, il cui numero di partecipanti cambia in base all’andamento dell’epidemia. Insomma, non ci sono divieti netti.



I numeri non sembrano scoraggiare questa linea politica, Madrid infatti non ha avuto, sotto nessun profilo, numeri peggiori rispetto ai territori che hanno adottato invece un modello di lockdown e restrizioni più severe. Il numero di positivi è in linea con i valori medi del Paese, il rapporto tra positivi e ospedalizzati è basso, appena il 3%, e la mortalità pari allo 0,9%, inferiore al valore medio spagnolo.

# Lo scontro politico tra il governo centrale e quello locale

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Questa linea politica però non è stata vista di buon occhio dal Governo centrale. L’esecutivo di Pedro Sanchez e la Comunità autonoma si sono spesso scontrati infatti, soprattutto ai primi di ottobre quando, di fronte all’inizio della seconda ondata, il primo aveva imposto un lockdown totale preventivo. Il governo locale non si era però fatto mettere i piedi in testa ricorrendo alle vie legali. La Corte Suprema di Madrid aveva dichiarato l’annullamento del lockdown imposto, riconoscendo e ribadendo l’autonomia della capitale.

Quindi, nonostante le difficoltà, il modello madrileño sta avendo un relativo successo, affrontando da un lato la crisi sanitaria e dall’altro contenendo i costi economici e psicologici delle restrizioni.

Fonte: brunoleoni.it 

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CHIARA BARONE

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