A Milano Città Stato gli immigrati saranno trattati così

L’immigrazione è uno dei temi più caldi della nostra epoca. In Italia l’argomento è molto sentito e il dibattito politico è centrato sull’ingresso: si discute se fare o non fare entrare gli immigrati nel nostro Paese e nelle nostre città. Certamente occorre una politica nazionale, se non europea, per gestire i flussi in ingresso, ma il modo in cui gli immigrati vengano accolti e inseriti nel contesto urbano dovrebbe essere lasciato alle città.
Milano Città Stato può essere un laboratorio anche in questo, proponendo soluzioni innovative nella gestione e nell’integrazione degli immigrati. Vediamo come.

A Milano Città Stato gli immigrati saranno trattati così

Ciò che vale per gli immigrati vale per qualunque cittadino: il principio base è quello della reciprocità, per cui ai diritti si accompagnino sempre i doveri.
Gli immigrati dovrebbero sempre avere qualcosa da fare. Non esiste che stiano a bighellonare per la città. E’ immorale per loro e per noi. Siccome la comunità paga per loro, gli immigrati dovrebbero essere impiegati in lavori utili.
In questo senso Milano Città Stato ha accolto in modo positivo l’iniziativa del Comune di utilizzare gli immigrati per pulire le strade, solo che dopo le prime settimane di attività attorno a corso Sempione, ci risulta che tali iniziative si siano diradate, se non addirittura sospese. Non sappiamo se siano programmate per ricominciare, ciò di cui siamo certi è che occorra una strategia strutturale, non delle attività occasionali che rischiano di apparire solo uno specchietto per le allodole.

immigrati
immigrati al lavoro nei pressi di corso sempione

Quale dovrebbe essere una seria strategia di impiego degli immigrati?
La strategia dell’amministrazione deve avere la finalità di trasformare gli immigrati in risorsa attiva, in grado di dare valore alla comunità attraverso il proprio lavoro.
Occorre inserirli in un programma di formazione: dovrebbero imparare la lingua, apprendere come funziona l’Italia, quali sono le nostre leggi e quali sono i nostri valori. Insieme a corsi di lingua e di educazione civica, dovrebbero anche essere indirizzati allo sviluppo di capacità professionali utili per il territorio.
L’Amministrazione dovrebbe mappare il mercato per individuare quali sono le necessità, i tipi di lavori più offerti, in cui aziende e istituzioni fanno più fatica a trovare personale. Milano dovrebbe spingere a introdurre una normativa più flessibile per andare incontro a esigenze di stagionalità o di picchi di domanda: in questo senso gli immigrati possono essere ideali perché in parte costituiscono una forza lavoro in transizione, utile proprio per compensare squilibri momentanei di mercato.

Sulla base di questa mappatura l’Amministrazione dovrebbe indirizzare gli immigrati a sviluppare le capacità professionali richieste, favorendo anche il coinvolgimento di aziende a condizioni agevolate.
Per compensare tutto questo sforzo compiuto dalla comunità, gli immigrati dovrebbero lavorare un certo numero di ore svolgendo attività di interesse sociale.
Dovrebbero essere strutturalmente impiegati in attività socialmente utili. Pulire le strade che purtroppo sono molto sporche. Legalmente lo dovrebbero fare da volontari, un modo per ricompensare la società che li mantiene. In questo modo potrebbero apprendere la mentalità giusta per essere trattati bene a Milano, la mentalità del darsi da fare. Vedendoli impiegati in lavori utili i cittadini avrebbero un’impressione positiva e sarebbero più portati all’integrazione. In più svolgendo attività sulle strade cittadini sarebbe un ottimo modo di conoscere altre persone e guadagnarsi delle opportunità.

In questo modo potrebbero apprendere la mentalità giusta per essere trattati bene a Milano, la mentalità del darsi da fare.

L’Amministrazione della città dovrebbe predisporre un vero e proprio percorso di formazione a diventare un cittadino, per fare acquisire agli immigrati competenze e mentalità adatti per apportare valore alla città.
Si potrebbe osare, immaginando di assegnare una cittadinanza di Milano a punti: sulla base dei lavori utili compiuti, di promozione agli esami nei corsi di formazione e ad altre attività positive, si assegnerebbero dei punti. Al di sopra di un determinato risultato, l’immigrato acquisterebbe automaticamente un diritto di lavoro e di poter restare a Milano, con diritti analoghi a quelli di qualunque cittadino. Allo stesso modo, però, chi pur percependo accoglienza e servizi non si impegnasse nello studio e nel lavoro o, peggio, infrangesse delle nostre leggi, dovrebbe essere mandato via.

E’ necessario immaginare un cambiamento di impostazione per un problema che ci sta scoppiando in mano. Bisogna rispondere alla politica dell’emergenza tipica dello Stato nazionale con una strategia seria che offra tanto ma pretenda altrettanto.
Milano Città Stato, con la sua autonomia di azione, potrebbe diventare il laboratorio ideale per sperimentare innovazioni radicali che se avessero successo potrebbero essere poi estese al resto del Paese. In questo modo da problema per l’Europa potremmo diventare la soluzione.

In collaborazione con Duilio Forte

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Andrea Zoppolato
Più che in destra e sinistra (categorie ottocentesche) credo nel rispetto della natura e nel diritto-dovere di ogni essere umano di realizzare le sue potenzialità contribuendo a rendere migliore il mondo di cui fa parte.