Attenzione: queste elezioni segnano la sconfitta di Milano

So di andare controcorrente ma sono convinto che uno dei dati più evidenti di queste elezioni sia la sconfitta di Milano. Lo si nota anche dall’ondata di delusione e di critica che si leva da Milano contro il resto del Paese. Di critica, ma non di autocritica.
Invece Milano dovrebbe prendere atto che qualcosa di grave sta accadendo ed è qualcosa di cui Milano non è uno spettatore ma uno dei principali responsabili.
Questo perchè Milano non è stata all’altezza del suo ruolo e ora rischia seriamente che venga compromesso quanto di buono è stato fatto in Milano ma non da Milano.

Mi spiego meglio. In ogni nazione esiste almeno un luogo che ha la funzione di porta d’ingresso nella nazione. In Germania lo è Berlino, Londra in UK, Parigi in Francia. Sono la porta d’ingresso del loro paese per investitori, per lavoratori, in generale per attirare risorse dall’estero. Questa è l’essenza di un’economia di mercato dove la forza dei paesi passa attraverso la capacità di attirare ricchezza dal resto del mondo. Per motivi storici e per motivi economici è Milano che dovrebbe svolgere questo ruolo in Italia. La domanda è: Milano sta riuscendo a fare questo? E’ riuscita ad essere in questi ultimi anni la porta d’ingresso per attirare risorse e ricchezza in Italia?

In un’economia di mercato dove la forza dei paesi passa attraverso la capacità di attirare ricchezza dal resto del mondo. Per motivi storici e per motivi economici è Milano che dovrebbe svolgere questo ruolo in Italia. La domanda è: Milano sta riuscendo a fare questo? 

Basta vedere i movimenti in entrata e in uscita dal nostro Paese per vedere che proprio questo è il nostro punto debole: l’Italia ogni anno perde imprese e talenti a favore dell’estero. I flussi sono questi: lavoratori e imprese si spostano dall’Italia per venire a Milano, ad esempio come accade alle aziende che trasferiscono la sede da Roma a Milano. Milano è prima per capacità di attrarre dal resto d’Italia però insieme alla Lombardia è anche il primo luogo in Italia da dove imprese e lavoratori se ne vanno, trasferendosi all’estero:
-“La Lombardia si conferma, con 23mila espatriati, la prima regione da cui si parte, seguita da Veneto (11mila circa), Sicilia, Lazio e Piemonte” (Fonte: Repubblica);
– Provengono dalla Lombardia il maggior numero di aziende estere a partecipazione italiana. Le attività sono ben 9.788, il 33,2 per cento del dato totale italiano (pari a 29.483) (Fonte: Regione Lombardia).
Invece di essere punto di approdo per il Paese, Milano è oggi uno snodo in uscita dal Paese. Ci si sposta qui prima di andarsene via dall’Italia. Invece di attrarre ricchezza da fuori per diffonderla poi nella nazione, Milano fa l’opposto: drena risorse dal resto del Paese grazie alla sua superiorità dentro ai confini nazionali.

Invece di essere punto di approdo per il Paese, Milano è oggi uno snodo in uscita dal Paese. Ci si sposta qui prima di andarsene via dall’Italia

Questi flussi sono motivati dal fatto che in un Paese economicamente in difficoltà come il nostro, che dal 2008 in poi sta arretrando in tutte le classifiche continentali, si tende ad andare via perchè fuori ci sono più opportunità. Quelli che vogliono restare in Italia, se la nazione è in crisi vanno dove si è più vicini alla linea di galleggiamento. Così Milano attira, ma attira solo dal resto del Paese.

La dura verità è che oggi la forza di milano è la debolezza dell’italia. Non solo. La forza di Milano è causa di debolezza dell’Italia, nel senso che in un’economia di mercato la ricchezza di una nazione si basa sulla capacità di attirare ricchezza, imprese e talenti dall’estero, se questo non accade la nazione si impoverisce progressivamente. Milano è causa di debolezza per l’Italia perchè non svolge il suo compito di attirare ricchezza dall’estero.
Qualche prova? Il nostro mercato delle start up è ridicolo se paragonato al resto d’Europa, abbiamo perso la rivoluzione digitale, tra le più importanti aziende del web del mondo non c’è traccia di aziende italiane, così come non c’è traccia di aziende italiane tra le principali aziende nate nel mondo negli ultimi vent’anni.

La dura verità è che oggi la forza di milano è la debolezza dell’italia. Non solo. La forza di Milano è causa di debolezza dell’Italia perchè non svolge il suo compito di attirare ricchezza dall’estero

Che cosa ha fatto Milano di sbagliato e cosa potrebbe fare?
La sconfitta di Milano è stata quella di aver sempre abbassato la testa di fronte a un governo considerato come amico, aver sempre ceduto a considerarsi come migliore tra le tante, accontentandosi di prendere risorse dal resto del Paese.
E’ come se invece di rispondere all’esigenza storica ed economica di avere un aeroporto internazionale si fosse accontentata di avere il migliore tra gli aeroporti nazionali. Perdendo così tutto il traffico da diffondere nel paese.
Segno di questa mancanza di Milano a rispondere al suo ruolo non sono solo i flussi di mobilità in entrata e in uscita nel Paese ma lo è anche il risultato elettorale.

Milano è l’unico luogo che ha premiato un governo che è stato giudicato fallimentare dal resto del Paese. Un governo che non è stato capace di invertire la rotta di un declino che ha portato l’Italia alla periferia dell’Europa. Dal punto di vista economico non è riuscito a incidere strutturalmente in nulla, lasciando una disoccupazione giovanile alle stelle, un mercato di lavoro rigido e perdente su scala internazionale, una burocrazia e un sistema fiscale che tengono alla larga imprese estere e spingono fuori dal Paese imprese italiane.
L’Italia ha punito un governo che è riuscito a tutelare la rendita ma non la produzione. Che ha salvato chi ha, ma senza offrire più opportunità a chi non ha.
Un governo che come Milano può vantare successi solo se evita di confrontarsi con l’esterno, ad esempio sottolineando una crescita economica che in realtà è all’ultimo posto tra i paesi europei.
Milano è l’unica ad aver premiato questo governo e può reagire in due modi: in modo arrogante, considerandosi nel giusto mentre tutti gli altri avrebbero sbagliato, oppure provare a chiedersi se non sia Milano non solo ad essersi sbagliata ma essere responsabile di una situazione così drammatica di cui il risultato elettorale è effetto non causa.

Milano è l’unica ad aver premiato questo governo e può reagire in due modi: in modo arrogante, considerandosi nel giusto mentre tutti gli altri avrebbero sbagliato, oppure provare a chiedersi se non sia Milano non solo ad essersi sbagliata ma essere responsabile di una situazione così drammatica di cui il risultato elettorale è effetto non causa

Milano deve prendere consapevolezza che riesce a prosperare solo perché prende risorse dal resto del Paese e che questo può consentirle solo un successo nel breve periodo. La grande sconfitta di milano è stata questa: accontentarsi e anzi compiacersi di primeggiare quando gli altri calano, senza rispondere alla sua vocazione di porta d’ingresso nazionale.
Se le affrontasse con la giusta autocritica, queste elezioni siano per Milano potrebbero essere uno schiaffo terapeutico, per capire che deve alzare la testa e chiedere quello che hanno ottenuto tutte le città con cui deve tornare a confrontarsi: Berlino, Madrid, Amburgo, San Pietroburgo, Londra o Parigi. Tutte città che hanno in comune il fatto di avere leggi che le differenziano dagli altri territori nazionali. Milano deve alzare la testa non contro il popolo italiano ma contro il governo di Roma, per avere un’autonomia amministrativa che la porti a competere alla pari con le altre metropoli internazionali. A quel punto Milano potrà rispondere al suo ruolo fondamentale di attirare risorse internazionali per aumentare la ricchezza di tutto il Paese.

ANDREA ZOPPOLATO

3 COMMENTI

  1. Il ragionamento non sta in piedi. Si basa su una contraddizione. Scrivete che Milano deve chiedere sostanzialmente più autonomia, e questo è sacrosanto, ma si nota il rammarico per la batosta presa dal partito politico uscente che negli anni al governo non ha mai messo in discussione le autonomie perse nei confronti dell’Europa. L’autonomia di Milano non può che non passare da più autonomia dell’Italia dalle folli politiche europee.

  2. Ancora una volta sono invece felice e orgoglioso, di come abbia reagito Milano in questa tornata elettorale!!!!… da un’altra parte rispetto al Paese, in direzione opposta…. come se fossimo un altro Paese….. E non sono d’accordo con chi, come per esempio Andrea Zoppolato in questo articolo ribalti i termini della questione… L’Italia è in generale un paese arretrato e corrotto… almeno 50 anni dietro il resto dell’Europa che conta… Milano si pone non come punto di contatto col sistema-paese, ma come esempio diametralmente opposto … Non è quindi Milano a dover prendersi la responsabilità e l’obbligo di attirare ricchezze … Milano da tempo indica una strada… è una strada diversa dal resto d’Italia.. Una strada che parla di start-up, di Europa, di servizi al cittadino … Ma Milano non è la capitale come Parigi, Londra o Berlino… Milano è solo un buon esempio … importante non costruire castelli e speculazioni volte a deridere o disintegrare un modello … Così avanti Milano, giorno per giorno, opera per opera.. start-up per start-up, cittadino per cittadino … servizio per servizio …
    Un abbraccio

  3. Pregevole articolo per analisi del risultato elettorale a caldo e per la chiarezza della carrellata sulla ricerca ancora in atto della miglior legge elettorale. Noto e confermo propensione italiana- veneta- vicentina ad autocritica distruttiva. Vorrei fare qualcosa per farla diventare costruttiva. Sono Carla Nicolussi: carlamusnic@gmail.com best custom essay

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