10 città stato del mondo che possono ispirare Milano

Una città stato è una zona che gode di autonomia. Le città stato si possono classificare in due categorie: città stato che appartengono a stati sovrani (es. Berlino) e città stato che sono stati indipendenti (es. Singapore). Il modello a cui Milano si riferisce è il primo. Prendendo spunto dall’elenco di Wikipedia, ecco la nostra selezione di 10 città stato a cui Milano potrebbe ispirarsi.

10 CITTA’ STATO DEL MONDO D’ISPIRAZIONE PER MILANO

#1. Londra

Se Londra è città stato lo deve ai suoi cittadini: è stato infatti il referendum del 1998 a stabilire che la città dovesse essere gestita in modo autonomo rispetto al governo centrale. Una vittoria schiacciante (oltre il 70% dei voti) che ha portato Londra nel giro di un decennio a diventare la prima città europea per attrazione di persone e capitali. È forse proprio questa, la mobilitazione del popolo londinese, il migliore stimolo per l’azione di Milano: non si può sempre attendere che la soluzione arrivi dai politici, esistono dei momenti in cui sono i cittadini che devono prendere in mano il destino della loro comunità.

 

#2. Madrid

La Spagna è un paese che concede una grande autonomia alle sue regioni. Tra le diverse regioni, chiamate “comunità autonome”, c’è anche una città: Madrid. La capitale spagnola ha infatti le stesse competenze delle altre comunità autonome. Può decidere quali funzioni gestire e quali lasciare allo stato centrale, mentre da noi succede l’opposto: è lo stato a stabilire le funzione da esercitare direttamente e quali lasciare agli enti locali. E Madrid può trattenere sul suo territorio circa il 50% di tutte le imposte, dirette e indirette, che si originano dal territorio. Anche in questo caso in Italia è l’opposto: praticamente tutte le tasse vanno allo stato che le ridistribuisce agli enti locali.

La comunità autonoma di Madrid è forse l’esempio di città stato più semplice da realizzare per Milano, per motivi culturali e per coerenza con quanto stabilito dalla nostra Costituzione, che nell’articolo 132 consente la possibilità per ogni comunità di almeno 1 milione di persone di costituirsi come una regione.

 

#3. Berlino

Berlino è anche di nome una Stadtstaat (città stato). La capitale tedesca è un Land autonomo: ha una sua propria Costituzione, ha potere di rappresentanza nel Parlamento tedesco e nel Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, e soprattutto ha la facoltà di dotarsi del sistema di amministrazione che reputa più opportuno. Particolare è il tipo di rapporti tra la città stato e il governo centrale che per legge devono essere regolamentati attraverso “accordi contrattuali” (art. 5, comma 3). Questo consente di gestirli in modo più agile che se invece dovessero essere definiti da specifiche leggi.

La scelta del governo tedesco di concederle la massima autonomia ha premiato una città che non solo è stata in grado di risollevarsi dal suo passato ma è diventata una vera capitale europea, motore di iniziativa e di imprenditorialità. Una trasformazione fulminea che ha prodotto grandi benefici per tutta la Germania, segno ancora una volta che l’autonomia a una singola parte è la via per dare più forza a una intera nazione.

 

#4. Amburgo

Finora si è trattato solo di capitali. Ma le città stato possono essere anche altre città. In Germania oltre a Berlino sono Stadtstaat anche Amburgo e Brema.

Amburgo è una delle città della Germania che per molti aspetti risulta più simile a Milano. E’ la seconda città più popolosa della Germania, è città borghese, tradizionale capitale dei media e del commercio del paese. A questo si aggiunge un atteggiamento un po’ snob verso il resto del paese che ricorda molto quello milanese.

E’ città stato in gran parte per la sua tradizione di capitale anseatica come sottolinea il titolo di cui si fregia: Freie und Hansestadt Hamburg (“Città libera ed anseatica di Amburgo”).

Dal punto di vista amministrativo vale lo stesso Berlino: Amburgo ha le stesse competenze di un Land federale. Effetto più evidente dell’autonomia è quello economico: Amburgo ha il più alto reddito pro capite della Germania, quasi il doppio della media europea.

 

#5. Vienna

Parlando di città stato a cui Milano si può ispirare sarebbe un affronto storico non parlare di Vienna. Anch’essa è una Stadtstaat, forma che riprende la tradizione della cultura germanica, con il Sacro Romano Impero e con l’Impero Asburgico, che lasciavano grande libertà alle città più influenti.

Anche a Vienna l’autonomia non pare fare male: dal 2009 per un totale di cinque anni è risultata al primo posto come città con la migliore qualità della vita al mondo, secondo la più importante classifica di questo tipo (Mercer).

 

#6. Bruxelles

Quella che molti definiscono la capitale fasulla dell’Europa rappresenta comunque un modello di autonomia, in uno stato in cui nonostante le ridotte dimensioni esistono forti differenze tra valloni e fiamminghi. Una situazione che può ricordare quella italiana ancora molto divisa tra settentrione e meridione. In più il fatto di risultare formalmente come capitale d’Europa incrementa la delicatezza amministrativa. La via maestra per gestire questa complessità è sempre la stessa: l’autonomia.

Bruxelles è di fatto una regione, un’enclave nella regione fiamminga. Della regione oltre Bruxelles fanno parte altri 19 comuni dell’area confinante. Rispetto ad altre città stato si caratterizza per una elevata complessità amministrativa: ci sono infatti 19 autorità municipali, 6 diverse zone di polizia, 1 livello di amministrazione territoriale, 2 autorità pubbliche specifiche per ognuna delle due comunità linguistiche e un’autorità pubblica bi-comunitaria. Forse alcuni cortocircuiti burocratici dell’Unione Europea sono conseguenza di questa complessità. Altro motivo per rilanciare Milano come capitale morale d’Europa.

 

#7. San Pietroburgo

Discorso molto simile ad Amburgo, ma ambientato nel contesto russo è San Pietroburgo. Affine a Milano sotto diversi aspetti: è la seconda città del paese, la capitale morale che vive in modo forte la competizione con la capitale, considerata dai suoi cittadini una città barbara e un po’ ignorante. San Pietroburgo è la città intellettuale, sede delle migliori università, un centro di cultura che si sente molto più europeo di qualunque altra grande città del paese.

Formalmente è una città federale, divisa in 18 distretti, di cui fanno parte altri 9 comuni confinanti. Con Milano è stata gemellata fino al 2012, anno in cui il gemellaggio è stato sospeso, sostituita da Torino.

Un errore storico a cui si dovrebbe porre rimedio.

 

#8. Basilea

La Svizzera è il paese delle città stato. Anzi, per molti aspetti si può dire che è il paese a cui si ispirano le città stato del mondo. Paese piccolo che basa tutta la sua forza sulla libertà delle sue singole aree che spesso coincidono con una città o con un piccolo paese.

Basilea è un semi cantone, che significa che invia un solo rappresentante nel Consiglio degli Stati della Confederazione Elvetica. Ha un suo parlamento che legifera con un’autonomia impensabile per i nostri enti locali.

Tra le diverse città stato della Svizzera ci piace prendere Basilea per una ragione fondamentale: per la sua capacità di diventare una capitale internazionale dell’arte contemporanea. Basilea nella cultura svolge un ruolo che dovrebbe essere Milano ad avere. Anzi, si potrebbe dire che Basilea occupa il ruolo che Milano ha avuto negli anni sessanta e settanta, quando era considerata un centro fondamentale per artisti e mercanti d’arte di tutto il mondo. La fiera d’arte contemporanea di Basilea è oggi una delle più importanti del mondo, un’autentica umiliazione per Milano che oggi in questo settore deve rincorrere non più le altre città europee ma perfino quelle italiane, come Torino e Bologna.

 

#9. Singapore

In questo elenco di città stato Singapore si distingue per essere l’unica a costituire anche uno stato indipendente, in questo simile al Principato di Monaco, Andorra o la Città del Vaticano.

Pur essendo uno stato costituito da una sola città, la piccola dimensione non le impedisce di svolgere un ruolo di primo piano sullo scenario internazionale. Singapore infatti è oggi la quarta piazza finanziaria più importante del mondo, è una delle città al mondo che attira più talenti (il 42% della sua popolazione è straniera e di altissima qualità) e dal 2009 risulta la città al mondo con più alta densità di milionari, davanti a un’altra città stato: Hong Kong.

 

#10. Hong Kong

Concludiamo con quello che secondo molti risulta il modello più riuscito di città stato al mondo.

Rispetto allo stato centrale, può decidere liberamente leggi, moneta (dollaro di Hong Kong), politiche d’immigrazione, corti d’appello, dogana, estradizione e non fa uso della struttura amministrativa della Repubblica Popolare Cinese. La magistratura funziona sul modello del Common Law britannico, le elezioni sono a suffragio universale, il sistema è multipartitico e garantisce un alto livello di libertà civili e di salvaguardia dei diritti umani.
Ci sono solo due competenze che lo stato cinese non ha concesso ad Hong Kong: relazioni estere e difesa nazionale.

La scelta di consentire a Hong Kong di percorrere la sua strada in piena autonomia dallo stato centrale ha condotto a risultati di grande spessore. È uno dei centri finanziari più importanti con una valuta che è tra le prime dieci più scambiate del mondo. È ai primi posti per reddito pro capite e in numerose classifiche come quelle della libertà economica, nello sviluppo umano e nella qualità della vita. Oltre il 90% dei trasporti urbani avviene tramite mezzi pubblici, la più alta percentuale al mondo, ed è ai vertici mondiali per aspettativa di vita.

 

Oggi la Cina sta volando ed è diventata la seconda economia del mondo, ma vent’anni fa non era così. Al momento in cui Hong Kong ha smesso di essere una colonia inglese, la Cina era ancora una economia sottosviluppata. Erano gli anni di Tienanmen, in cui sembrava che anche lei fosse destinata a crollare così come era successo ai paesi di economia socialista. Uno stato con una burocrazia inefficiente e centralista si poneva dunque a che fare con una delle più alte espressioni del libero mercato.
A quel punto si potevano scegliere infinite strade. Si poteva procedere a uniformare l’ex colonia al resto del paese, oppure contrattare tutte le diverse ipotesi di autonomia. Ciò che è stato alla fine deciso è di lasciare alla città ogni libertà, con la sola esclusione dell’appartenere allo stato nazionale, che mantiene come ultime deleghe la rappresentanza all’estero e la difesa.
Questa è la decisione coraggiosa che il governo cinese ha preso, rischiando di minare le fondamenta ideologiche dello stato, ma che a distanza di vent’anni ha prodotto straordinari vantaggi per Hong Kong e per la Cina intera.

È proprio questo che serve al nostro paese per risollevarsi. Il coraggio. Di lasciare a Milano la massima autonomia, per consentirle di concepire un modello di amministrazione che rilanci la città e che contagi positivamente tutto il paese. Senza paura di andare contro pregiudizi, rigidità e logiche su cui si fonda l’amministrazione pubblica ma che grande danno stanno arrecando al paese.
Può sembrare un assurdo ma è da Hong Kong che può ripartire Milano. Dal suo pragmatismo illuminato e dalla sua utopia che si è fatta realtà.