Qual è la città ideale dove vivere? Te lo dice un sito creato in Estonia

Forse in futuro la nostra epoca verrà ricordata così: il tempo in cui l’essere umano si è liberato dai limiti del luogo e ha potuto trasferirsi dove più gli piaceva. E’ infatti un fenomeno in ascesa quello delle persone che decidono di cambiare città e lavoro, non solo per studiare ma anche in tarda età per ricominciare o per godersi gli anni della pensione.

Le nuove frontiere della tecnologia hanno creato numerosi lavori che possono essere fatti ovunque nel mondo. Ma tra le infinite scelte disponibili, come si può capire quale possa essere il luogo giusto per noi?

La risposta a questa domanda ce la dà Teleport,  un sito creato da Sten Tamkivi, un globetrotter estone che aiuta a individuare la “città ideale per vivere e lavorare”.

COME SCOPRIRE LA PROPRIA CITTA’ IDEALE

Teleport è molto semplice. Basta entrare e rispondere alle domande che servono a capire quali sono le priorità che si desiderano trovare nella nuova città. Sulla base delle risposte appare un ranking con le città che soddisfano i requisiti richiesti.

QUALI SONO LE PRIORITA’ DELLE PERSONE

A sorpresa non sono quelle economiche. Ciò che la gente desidera di più è al 1°posto l’assenza di inquinamento (per questo Milano sembra molto poco desiderata), al 2° la sicurezza personale e livelli bassi o assenti di criminalità. Al 3° una società tollerante. E al 4°il costo dell’affitto.

Come spiega  Sten Tamkivi, l’esigenza di poter vivere in un ambiente sicuro e tollerante è forse di gran lunga più preoccupante delle tasse e dei salari. Sapere che ci sono dei luoghi nel mondo dove si può essere aggrediti per il colore della propria pelle è in antitesi con il progresso culturale e tecnologico che rende il mondo, le persone,  le idee e le notizie a misura di grande Paese.

IL PROFILO DI COLORO CHE DESIDERANO SPOSTARSI

Tamkivi ammette che molti utenti di Teleport si somigliano: bianchi, maschi, provengono da ambienti benestanti e lavorano nel settore della tecnologia. Ma riconosce anche che questa fascia demografica non è sufficiente a sostenere la sua azienda a lungo termine e sta lavorando per ampliare la base di utenti.

Quella base aveva avuto una certa espansione dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, quando l’azienda ha notato un picco di iscrizioni al sito, stimolato da una certa copertura sui mezzi d’informazione francesi. “Ho visto che i nuovi iscritti erano un gruppo completamente diverso”, spiega Tamkivi. “C’è stata una quota significativa di utenti che come professione indicavano ‘altra’. Da allora, abbiamo aggiunto venti o trenta nuove categorie di lavoro. Non siamo ancora pronti per utenti che cercano lavoro come infermieri, ma almeno sappiamo che ci sono e impariamo qualcosa sulle loro esigenze”.

Teleport ha anche notato un aumento del numero di pensionati interessati al servizio. “Sanno qual è il loro budget, quanto prendono di pensione, se hanno una casa”, dice Tamkivi. “Di solito non hanno altre persone a carico, i bambini, le scuole e tutto il resto. Hanno qualche richiesta in più: per esempio, la vicinanza a un ospedale. E magari non vogliono finire a più di tre ore di volo dai nipoti”.

Resta il fatto che decidere di vivere altrove resta comunque un privilegio di pochi. Ci vogliono i soldi, molto spesso il sostegno della famiglia, la flessibilità lavorativa e il passaporto giusto come sottolinea il giornalista Duncan Geere dell’Internazionale.

Fonti:

www.teleport.org

http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/23/cambiare-lavoro-citta