Fotovoltaico da record nel deserto del Marocco. Idea per il deserto di Expo?

fotovoltaico record nel deserto del Marocco
fotovoltaico record nel deserto del Marocco

Il gigante delle rinnovabili si trova in Marocco.
Lo scorso 11 febbraio, il Re del Marocco Mohammed VI ha letteralmente acceso la prima porzione di quello che sarà la più grande centrale fotovoltaica al mondo.

Si tratta di un complesso realizzato in pieno deserto, nei pressi della città di Ouarzazate, capace di utilizzare le più moderne tecnologie (un sistema a concentrazione solare da 160 MW – quello appena acceso-; un impianto solare termodinamico a specchi parabolici da 300 MW; una serie di collettori parabolici a cilindro da 150 MW complessivi) ed in grado di produrre corrente anche nelle ore notturne.

COME FUNZIONA. Una distesa di specchi parabolici cattura l’energia del sole del Sahara, dove le temperature sfiorano i 50 gradi, e la concentra riscaldando dei tubi all’interno dei quali scorre dell’olio. Una volta caldo, l’olio viene utilizzato per produrre vapore e mettere in moto le turbine che generano l’elettricità.
Focus.it specifica: “Il calore dell’olio viene inoltre impiegato per riscaldare fino a 500°C grandi quantità di sale. A queste temperature il minerale si scioglie conservando così il calore che può essere impiegato per far funzionare i generatori per circa tre ore anche con il buio“.
La costruzione di Noor I è guidata dal consorzio spagnolo TSK-Acciona-Sener, “mentre le imprese marocchine hanno svolto principalmente un ruolo di supporto, garantendo servizi legati alla costruzione, l’ingegneria, l’installazione e la logistica” (Fonte: Lifegate.it).

Con Noor1, questo il nome della prima porzione dell’impianto, il Marocco, che oggi importa pressoché tutto il suo fabbisogno di energia elettrica, potrà coprire fino al 44% del costo dell’energia elettrica in tutta l’Africa settentrionale. “Le quattro sezioni del complesso Noor dovrebbero permettere al Marocco di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno energetico utilizzando le energie rinnovabili. Non siamo produttori di petrolio – ha dichiarato al Guardian il ministro dell’Ambientemarocchino, Hakima el-Haite,  -. Importiamo il 94% della nostra energia, come i combustibili fossili provenienti dall’estero. E questo influisce molto sul nostro bilancio statale” (Fonte: Ilfattoquotidiano.it).

  • I NUMERI:
    20: le ore al giorno in cui la centrale riesce a garantire la produzione di energia;
    24: i Km di superficie coperti (“in grado di produrre 160 megawatt di energia sufficienti a soddisfare le esigenze di 650.000 persone”, Focus.it);
    580: i Megawatt di energia elettrica totale prodotti (“da soli, permettono al Marocco di soddisfare, entro il 2020, il 50% del proprio fabbisogno ma lo collocherebbero anche tra i principali Stati esportatori, con un occhio di riguardo all’Arabia Saudita”, Focus.it);
    2018: anno di completamento lavori;
    3.400: i campi da calcio che ne coprirebbero l’intera superficie (3.000 ettari);
    435 milioni: i dollari investiti dal Climate Investiment Fund, che ha finanziato il progetto (sui 9 miliardi complessivi);
    500.000: il numero degli specchi parabolici dislocati sull’intera area di Noor1;
    1 milione: le abitazioni che verranno rifornite di questa corrente;
    9 miliardi di dollari: il costo totale.


[foto da Focus.it]

L’OCCASIONE: Non solo il Marocco ha fatto di un suo storico limite, la desertificazione, un punto di forza ribaltando la prospettiva del suo approvvigionamento energetico, ma ha sapientemente scelto il luogo in cui dare corpo al suo sogno di energia. E quel luogo è la città di Ouarzazate, già nota al turismo come “la Porta del deserto” (da qui si raggiungono kasbah , le Gole del Todra, le Dades o la Valle delle Rose) e ai cineasti per essere stata il set di kolossal come Lawrence d’Arabia o Il Gladiatore.

Nella “Hollywood marocchina” è nato anche il colosso delle centrali sostenibili:  un esempio di come convertire le proprie buone energie e i propri ampi spazi in cuori pulsanti dell’economia e del senso di appartenenza alla propria regione. Non starebbe benissimo anche nella dismessa area Expo?

Foto cover: Evonat.com