Alla ricerca del segreto della felicità con il Dalai Lama a Milano

dalai lama a milano - francesca spinola
dalai lama a milano - francesca spinola

Se è vero che siamo tutti alla ricerca di una vita migliore, allora il Public Talk sulla “Source of Happiness” del Dalai Lama a Milano non me la potevo perdere per nulla al mondo. Dunque, in ritardo come sempre su tutto, cerco un accredito stampa due giorni prima dell’evento.

Ovviamente “è troppo tardi”, mi dice l’addetta stampa con un sorriso beffardo, “si compri un biglietto, piuttosto!”. Così scopro, un po’ sorpresa, che per sentir parlare il Dalai Lama si deve pagare. Compro subito uno degli ultimi quattro biglietti rimasti, zona O, fila 13, posto 46.

Parto alla buon’ora. Sulla metro ci siamo solo io e un signore con un cucciolo di cane che scambio per un passeggero qualsiasi, finché tira fuori un bicchiere di carta per la questua, ma nel frattempo, invece che chiedermi soldi, parla del suo cucciolo, fonte per lui di tanta felicità.

Arrivo in Rho Fiera che c’è ancora nebbia. Subito incontro tre ragazze, sembrano amiche di vecchia data, invece mi dicono di essersi appena conosciute. Raggiungiamo insieme l’ingresso del padiglione. In 500 metri faccio in tempo a scoprire che sono sposate, praticano yoga e hanno mariti ai quali del Dalai Lama proprio non interessa un fico secco!

Mi comincio a domandare che tipo di pubblico troverò e anche qui mi rendo presto conto di avere dei preconcetti. Non ci sono tipi strani, alternativi, esaltati, in pochi indossano i tradizionali colori giallo e rosso, mentre c’è molta sobria eleganza, l’età media è sui quaranta con una netta prevalenza di donne.

Mancano ancora tre ore. Per ammazzare il tempo vado verso le bancarelle. In quella che richiama di più l’attenzione si vendono i Mala, i braccialetti buddisti. C’è un vero e proprio assalto. La ragazza cui ne chiedo il significato, è gentile. Mi spiega con calma alcuni principi di base. E’ di Milano e ha lo sguardo triste. Azzardo e le chiedo quando si è avvicinata al buddismo e perché. “Il giorno che mi hanno dato l’estrema unzione” risponde.

Rimango senza parole, poi mi racconta di essere stata in punto di morte a causa di un tumore al polmone e di aver capito in quel momento che c’era di più dentro di lei da scoprire e di come con rabbia abbia cacciato il prete e la Chiesa per cominciare a viaggiare in India e Giappone, nei monasteri buddisti prima e dentro di sé poi, alla ricerca della vera felicità.

A questo punto, dopo un caffè con un annoiato signore di Pavia, cui faccio i complimenti perché è lì solo per lei, la moglie, sono impaziente di incontrarlo, il Dalai Lama.

Credenti o meno, si tratta comunque di una delle persone viventi più importanti e influenti al mondo. Quando entra in sala c’è una piccola ovazione di felicità. La sua faccia sprizza serenità e allegria. Si muove lentamente, ma non sembra aver voglia di star fermo. Rompe le regole, scende dal podio, gironzola fra gli attoniti assessori di Rho e un sindaco del comune piuttosto emozionato.

Poi entra Richard Gere, che parla ispirato di come il Dalai Lama porti benessere e quando dice che i tibetani sono come gli italiani dell’Asia, fa sollevare un applauso.

Infine il Dalai Lama inizia a parlare e il suo discorso in inglese, interrotto solo dall’interprete, è così bello, semplice, vero, logico, cristallino che due ore volano ed è già tempo per le domande dal pubblico.

Mi accorgo di aver riempito fogli e fogli del mio diario di frasi che arrivano dritte al cuore e alla mente infondendo gioia e fiducia in se stessi e nel prossimo. Ognuna andrebbe incorniciata e appesa su una propria immaginaria bacheca da cui cercare risposte e fiducia nei momenti di sconforto.

Ho quasi paura a riscriverle qui perché non vorrei svilirle, ma quello che ho capito alla fine è che siamo tutti uno di sette miliardi, tutti fratelli e sorelle alla ricerca di amore e felicità e che questa, in particolare, la dobbiamo coltivare con la nostra intelligenza, con il pensiero logico, con la capacità di lasciare indietro la negatività per fare spazio a tutto ciò che è positivo.

Insomma, milanesi, provate a decelerare un po’ perché, per raggiungere la felicità, ci vuole “una mente calma e la capacità di usare l’intelligenza per investigare la realtà” parola di Dalai Lama.