Intercettazioni Milano: Giacomo Biraghi e i tre spettri di Milano

– eccoci qua
– eccoci Giacomo. Ma come sta Milano?
– mah… Io non ho mai visto parlare così bene di Milano e, nello stesso tempo, non sono mai stato così preoccupato
– perchè?

– ma sì, perchè è da 10 anni che pompiamo l’ottimismo sulla città che, anche insieme, facciamo così che chi vuole fare faccia, che cose belle accadono eccetera. Però io vedo tre spettri all’orizzonte. E sono preoccupato
– oddio, quali sono?
– allora, quello principale è il tema della demografia e della domanda. Alla fine qua abbiamo costruito metrò, parchi, a manetta, tra le altre cose, offerta culturali, spazi bum bum bum e non c’è tanta gente che li usa. Sempre meno. Poi le proiezioni ci dicono sempre meno e o ci mettiamo qui ed attraiamo stranieri, ma di più, turisti di più, aziende di più, oppure ste robe non si mantengono
– dobbiamo importare spettatori… poi il secondo?
– Secondo spettro: la scala. Siamo sempre, a me è comodissimo, mi piace che tutto sia piccolino la 90/91, ma è una scala troppo piccola. Le altre città ci stanno facendo il culo, Parigi ragiona alla grande, proprio letteralmente, Mosca sta facendo delle robe incredibili e noi non possiamo rimanere in questi 184km quadri senza mai nessun tipo di progetto lungo. E poi il terzo e ultimo sono i poteri ma su questo entrambi ne sappiamo. E non solo non possiamo avere gli stessi poteri di Caltanissetta che vabbé, ma non avere i poteri che hanno le città fighe: non abbiamo l’educazione, non abbiamo la sanità, non abbiamo la polizia locale. Non possiamo fare leggi, non possiamo fare tributi, insomma, qua queste tre cose vanno messe a posto.