Il non voto di Milano: contro l’autonomia o contro la Lombardia?

Un referendum accusato di non avere valore può segnare la storia dell’Italia. Sono emersi infatti tre dati significativi che potrebbero assestare uno scossone al futuro del Paese.

#1 La vittoria di Zaia

L’indiscutibile vincitore è Luca Zaia. Ha vinto nei numeri, il 98% dei SI è un risultato pazzesco in una democrazia, ma soprattutto ha vinto prima ancora di giocare. Nell’ostinazione nel pretendere il referendum con le istituzioni nazionale, nella scommessa del quorum obbligatorio, nel coinvolgimento di tutte le forze politiche e nell’indentificarsi come portavoce degli interessi di un popolo.
Maroni non è riuscito a comunicare il referendum nel modo ottimale, privilegiando slogan vuoti a contenuti veri, e ha fallito soprattutto dove Zaia ha trionfato: non è riuscito a incarnare l’identità della comunità e a far percepire i vantaggi per tutti di un’autonomia maggiore. Forse il referendum apre una nuova fase per la leadership del Paese, con l’affermazione di una politica più visionaria e inclusiva rispetto a quella della conservazione dello status quo.  

#2 Il Veneto merita l’autonomia, la Lombardia no

Il messaggio dal Veneto è chiaro: il popolo vuole l’autonomia. Di questo il governo ne dovrà tenere conto e in fretta, se non vuole perdere un’intera regione alle prossime elezioni. Diverso il discorso della Lombardia: è emerso un messaggio contraddittorio. La maggioranza non ha votato e chi non l’ha fatto è stato per motivi diversi.
Quello che forse è emerso con più forza è che i lombardi hanno altre priorità rispetto all’autonomia della loro Regione. C’è chi non ha votato perché si sentiva più parte di una fazione che di una comunità (non ha votato per non dare potere a Maroni o alla lega), chi perché reputava poco utile il referendum e chi semplicemente perché il tema non gli interessava abbastanza.
I veneti in nome dell’autonomia se ne sono fregati di altre questioni. I lombardi in nome di altre questioni se ne sono fregati dell’autonomia. In particolare lo hanno fatto i milanesi.

#3 La questione Milano

Come Milano città stato avevamo preso posizione per il SI, nella convinzione che fosse meglio avere una Milano più forte in uno Stato che funziona meglio. E uno Stato funziona meglio se ha autonomia nelle sue parti. Ma l’autonomia ha senso dove ci sono interessi omogenei e questo accade dove emerge il senso di comunità. In questo senso il Veneto si è guadagnato il diritto all’autonomia, perchè ha dimostrato l’esistenza di un popolo che fa fronte comune per promuovere istanze condivise. In Lombardia questo fronte comune non si è manifestato.
In particolare c’è Milano che fa storia a sé. Si sta dimostrando elezione dopo elezione città diversa dal resto del paese. Non solo: anche dal resto della regione.
Nel referendum di dicembre Milano si era distinta per la vittoria del SI e ora si distingue per il disinteresse verso l’autonomia regionale. Un disinteresse che può essere verso l’autonomia, ma forse il vero disinteresse è per l’altra parola: regionale.
I milanesi non sentono l’appartenenza a un popolo lombardo, anche perchè hanno interessi che sono forse più simili a quelli degli abitanti di Berlino o di Parigi invece che di quelli della Valtellina.

Questi risultati potrebbero pertanto segnalare un messaggio più forte, che potrebbe rivoluzionare l’assetto strutturale della nazione. Il segnale è che sta tramontando lo Stato dei territori uniformi, lo Stato centralista che gestisce forme di autonomia simili tra le diverse Regioni. Forse lo scenario che ci si apre davanti è di uno Stato che deve ripensare la sua organizzazione e ridisegnare le autonomie per aree omogenee. Uno Stato dove dovrebbero coesistere l’autonomia di un intero popolo e un’autonomia di una sola città. Come tra l’altro succede in tanti altri paesi, come in Germania, in Spagna, in Austria, in Svizzera o in Russia.