Quale lingua straniera suona come il milanese?

Università Bocconi. Esame spagnolo 1, seconda lingua. Avevo studiato poco, mi sono presentato all’orale forte di un consiglio di un amico: per l’accento è facile, parla con accento veneto e andrai alla grande. E’ uguale.

Così mi sono presentato e ho seguito il consiglio alla lettera, parlando in spagnolo calcando l’accento che ho ereditato dalla famiglia di mio padre. Calcavo talmente tanto che dopo ogni frase mi veniva da concludere con “ostrega”. Alla fine ho strappato una sufficienza risicata, ma non dimenticherò mai il commento del docente: la grammatica spagnola non la sai, ma ti ha salvato l’accento.

E’ stata un’esperienza utile che poi ho replicato nei miei soggiorni in Spagna, accorgendomi che è proprio così. Lo spagnolo e il veneto come accento sono identici.

E dopo aver vissuto diversi anni all’estero, mi sono reso conto che le assonanze delle lingue straniere con i nostri dialetti non finiscono qui, anzi. Ci sono delle somiglianze dei suoni a volte sorprendenti.

Classifica delle affinità principali tra lingue straniere e accenti delle diverse parti d’Italia.

 

#1 Spagnolo – Veneto.

Mi immagino legioni e legioni romane proveniente dalle terre del veneto che fondano l’Iberia, insegnando le versioni latine ai nativi. Il risultato è che se un veronese sente dire da uno spagnolo “se podrìa” o sentirsi augurare “Bon Nadal” a Barcellona, si può sentire a casa propria.

Dal punto di vista linguistico gli analisti dicono che lo spagnolo presenta delle affinità col veneto per le apocopi vocaliche finali, la sonorizzazione di consonanti intervocaliche e per alcune morfologie verbali.

#2 Portoghese – Genovese.

A 18 anni avevo un amico di Chiavari che si preparava all’esame di maturità. Cercava di convincerci che il francese era identico al genovese. Ne era tanto sicuro da puntare tutto sulla prova di francese. Il mio amico è stato bocciato e mi ha fatto capire che francese e genovese non erano poi così simili, specie nell’accento. Quello francese è raffinato, quasi spocchioso, il genovese è timido, fantozziano. No, non ci azzeccano nulla.

Invece mi sono accorto sentendo le interviste dei calciatori brasiliani che erano loro a sembrare portoghesi. Conferma maggiore l’ho avuta a Lisbona, quando mi sono trovato in una città che per suoni e mentalità sembrava la copia perfetta di Genova. Quella stessa cadenza un po’ malinconica, che forse tradisce per entrambi il senso di tristezza verso un mare che porta via i loro figli migliori, alla ricerca di terre nuove da popolare.

#3 Svedese – Piemontese.

Altro mito da sfatare è che il piemontese sia simile al francese. Sì, certo ci sono affinità storiche e vicinanze di parole e di grammatica, ma il suono è diverso. Invece ho avuto una grande sorpresa vivendo per alcuni mesi a Stoccolma. Ogni volta che in metropolitana sentivo nominare la fermata sgranavo gli occhi e mi sembrava di essere a Torino. Quelle ondulazioni nella penultima sillaba sono identiche. E mi bastava ripetere qualche parola di quella lingua a metà tra il tedesco e l’inglese da ricevere apprezzamenti dai locali per la pronuncia. Ma loro non sapevano che non stavo parlando in svedese: scimmiottavo il piemontese.

#4 Tedesco – Bergamasco

Su questo sono ferrato. Ho vissuto sette anni in Germania a lottare con la loro lingua e, a volte, con i loro abitanti. Ero nella città che era nata come una città caserma e che, quando ci vivevo io, era diventata la capitale degli scansafatiche: Berlino. Ho capito subito che la grammatica era una cosa impossibile, così ho iniziato a fare come i bambini, ripetendo i suoni. Mi sono accorto che soprattutto i tedeschi del sud, come i bavaresi e in parte anche gli svizzeri, assomigliano alla gente delle nostre montagne. Sarebbe facile a dire che sono come gli altoatesini, bella forza. La verità è che sono molto simili ai bergamaschi, lo stesso accento ruvido, scontroso, definitivo. E anche come mentalità ho trovato molte somiglianze.

#5 Milanese – Americano

In una classifica internazionale non possiamo di certo mancare noi. Questa affinità l’ho scoperta durante un’estate nel sud della Francia. Eravamo un gruppone di persone di tutti i paesi e ci si divertiva a prenderci in giro a vicenda. La lingua che usavamo per parlare tra di noi era l’inglese, ovviamente. Molti stranieri mi facevano notare che il mio era un accento americano e mi chiedevano se avessi vissuto là. La mia risposta era no, ma quando ho visto che davano dell’americano anche ad altri due amici milanesi che mi avevano raggiunto per qualche giorno, ho capito che il milanese quando parla in inglese diventa americano. Quel modo di dire “I’m from Milaaaan” è identico a come loro dicono “I’m Americaaaan”. E forse anche un po’ anche come mentalità: noi e loro convinti entrambi di essere i Number One.