Gli italiani sono più intelligenti di quello che sembra

Non si è trattato di elezioni qualunque: probabilmente segnano la volontà popolare più di rottura nella storia della Repubblica italiana. Mai si era vista una spaccatura così netta tra nord e sud e tra presente e passato.
Partiti che fino a una decina d’anni fa o non esistevano o avevano su scala nazionale dimensioni irrisorie sono stati votati dalla maggioranza assoluta degli italiani.
Sono partiti in nulla tradizionali, hanno caratteristiche che per alcuni sono eversivi ma per altri sono totalmente innovativi rispetto a partiti storici e rispetto a qualunque riferimento internazionale. Se si guarda ai risultati delle elezioni, l’Italia si distingue da qualunque altra democrazia al mondo.
Non è mia intenzione dare un giudizio di valore sui risultati, ossia non mi permetto di dire se quanto sia accaduto sia un bene o un male per il futuro del Paese.
Quello che vorrei dimostrare è che è sbagliato sostenere che il popolo abbia agito in modo stupido, irrazionale o ottusamente egoista.
La mia convinzione è che la scelta del popolo italiano nella sua maggioranza non solo è comprensibile ma forse è quella più di buonsenso, se si considerano le condizioni reali in cui è maturata.

la scelta del popolo italiano nella sua maggioranza non solo è comprensibile ma forse è quella più di buonsenso, se si considerano le condizioni reali in cui è maturata

Sono in particolare tre le prese di posizioni principale di queste elezioni che hanno provocato ironia se non denigrazione.

#1 Quello per i 5 stelle al sud è stato un voto assistenzialista?

La prima notizia è il trionfo del Movimento 5 stelle nel sud Italia.
L’attacco principale che viene fatto è che i meridionali abbiano votato per il Movimento 5 stelle per avere il reddito di cittadinanza, ossia per poter ricevere uno stipendio mensile a spese dello stato senza dover fare nulla.
Partiamo dalle premesse per capire cosa avrebbe dovuto votare una persona che vive al sud e che è animata da intenzioni legittime, sia per il suo interesse personale che per i benefici per la comunità.
La premessa è che dopo governi tradizionali, di centro destra e di centro sinistra, che ne è del sud Italia? La Calabria oggi risulta la regione più povera d’Europa (1), il sud Italia negli ultimi 15 anni è arretrato in tutte le statistiche nazionali e internazionali (2). Cinque regioni del sud Italia hanno un tasso di disoccupazione più che doppio rispetto alla media Europea con una disoccupazione giovanile che in Calabria raggiunge la vetta europea con il 58,7% (3). Il sud è diventato il luogo da cui si scappa se si vuole perseguire le proprie aspirazioni.

Cosa avrebbe dovuto fare un elettore di buonsenso?
Molti denigrano il voto dei 5 stelle come il voto di persone ignoranti. Le uniche ricerche che hanno analizzato il voto per caratteristiche sociodemografiche hanno mostrato che l‘elettore 5 stelle è mediamente il più istruito (4). Già questo può seminare qualche dubbio. Dal punto di vista logico la domanda è: che cosa avrebbe dovuto fare un elettore del sud di buonsenso che persegue il bene proprio e della sua gente?
Partendo dal fatto che la situazione sta deteriorando anno dopo anno senza mai venire cambiata da un governo o da un altro, se la priorità è il cambiamento, che senso avrebbe avuto votare per il partito del governo attuale? O che senso votare Forza Italia che ha già governato in passato e che governa diverse parti del sud Italia?
A questo si aggiunga la piaga della corruzione che ha coinvolto in passato spesso politici e amministratori a livello locale del meridione che facevano parte dei partiti tradizionali, in primis PD e Forza Italia. Se la priorità è quella di mostrare l’esigenza di un cambiamento non opportunista, non egoista, non figlio di logiche clientelari e che in mancanza di una competenza raramente dimostrata a livello locale cerchi di ripartire almeno da un livello auspicabile di onestà civica, diventa difficile pensare di non votare 5 stelle.
La maggioranza degli elettori del sud con il loro voto hanno espresso un voto non clientelare, di novità e rottura rispetto a un sistema di potere che li ha governati male.

La maggioranza degli elettori del sud con il loro voto hanno espresso un voto non clientelare, di novità e rottura rispetto a un sistema di potere che li ha governati male.

#2 Quello per la lega al nord è stato un voto ignorante e razzista?

Nel giro di una sola tornata elettorale la lega è passata da partito fortemente locale a primo partito del centro destra nazionale.
La critica denigratoria è che il nord più ignorante ed egoista avrebbe ceduto agli istinti più bassi esprimendo un voto populista, demagogico e fortemente razzista.
Cosa avrebbe dovuto fare l’elettore del nord di buonsenso?

La premessa: la situazione in cui si è venuto a creare questo voto.
Se si guarda l’economia italiana, il nord è in ripresa dalla più violenta crisi economica del dopoguerra. Ma se si confronta il nord con le regioni europee con cui storicamente fa riferimento, il nord è in declino pesante, con 10 punti PIL persi in dieci anni rispetto alla media dell’Unione Europa (5).
La perdita del PIL nasce da aziende che o chiudono o si trasferiscono nelle nazioni confinanti. La Lombardia e il veneto sono le due ragioni italiani da cui partono più “cervelli”, persone istruite, per lo più di giovane età, che devono andare all’estero per poter cercare una carriera all’altezza delle loro capacità (6). A parte qualche isola felice, come il centro di Milano o il Trentino Alto Adige, il nord è in crisi in relazione alle dinamiche internazionali e il primo colpevole di questo si chiama stato italiano.
Stato italiano rappresentato da governi che hanno di fatto mantenuto se non accentuato la spesa pubblica e l’impiego delle risorse statali in modo inefficiente e improduttivo, tutelando le rendite, sia private che pubbliche, e posizioni di privilegi acquisiti, danneggiando fortemente la produzione di ricchezza da parte di imprese piccole e medie che sono l’ossatura della società del nord Italia.
Chi fa impresa in Italia oggi è un eroe, ostacolato da una tassazione alta e confusa, che nessun imprenditore riesce a capire esattamente quanto sia, perchè solo in Italia tra anticipi, spese non deducibili, tasse non correlate ai guadagni, è l’unico Paese dove alla fine dell’anno un’impresa non sa quello che deve pagare e spesso deve pagare di più di quello che si ritrova in banca.
Chi è lo stupido, chi vota per cambiare questo sistema o chi alimenta un meccanismo masochista che costringe molte imprese a chiudere, altre a cercare forme di evasioni per sopravvivere e altre a trasferirsi nei territori oltre confine, causando così una perdita netta per lo stesso stato?
Il territorio che era ai primi posti come tasso di imprenditorialità nel mondo, ha visto crollare progressivamente il numero di nuove aziende che aprono, ha perso la rivoluzione digitale ed è ormai marginale come quota di start up a livello mondiale.
Si dice che al sud in ogni famiglia ci sia un disoccupato, così in gran parte del nord in ogni famiglia c’è un imprenditore o un commerciante o una persona che lavora in una piccola azienda. Cosa avrebbe dovuto fare questa persona considerando i grossi problemi a tirare avanti che non sono stati scalfiti se non addirittura peggiorati da parte dei governi che si sono succeduti?
Avrebbe dovuto scegliere le forze di sinistra in nome di ipotetici motivi etici, come quello di un pericolo di fascismo, che le stesse elezioni hanno dimostrato di non esistere con i partiti fascisti che hanno preso meno dell’1%? Avrebbe dovuto premiare il partito che negli ultimi cinque anni non è riuscito a intervenire in modo strutturale per rendere vantaggiosa l’attività di impresa in Italia, almeno quanto lo è nei paesi confinanti? Tutto questo in nome di una retorica multiculturale e di pericolo di razzismo che in realtà chi vive a nord sa non solo che non esiste ma che sono proprio quegli imprenditori piccoli e ignoranti che votano lega a dare spesso lavoro agli immigrati?

Se queste sono le premesse diventa una scelta quasi obbligata esprimere come voto la lega, un voto che nasce da problemi quotidiani e dalle preoccupazioni che subisce ogni persona che vive d’impresa, rivolto all’unico partito che potrebbe rappresentare un cambiamento rispetto al governo esistente, ai partiti tradizionali o a logiche assistenzialiste di altri movimenti. Significa sottolineare che la priorità in questo momento non è la retorica, non sono paure immaginarie, ma sono problemi reali nati dall’impossibilità in questo paese di poter competere in modo sano nel fare impresa, che al nord è la principale fonte di reddito della stragrande maggioranza delle famiglie. E bisogna riconoscere che la lega, a parte toni che si possono rivelare fastidiosi è stata l’unico partito a porre l’accento sul cambiamento economico, con tre economisti, Bagnai, Borghi e Siri, messi in prima fila a illustrare il programma di Salvini.

IL VOTO DEL NORD ALLA LEGA sottolinea che la priorità in questo momento non è la retorica, non sono paure immaginarie, ma sono problemi reali nati dall’impossibilità in questo paese di poter competere in modo sano nel fare impresa, che al nord è la principale fonte di reddito della stragrande maggioranza delle famiglie.

#3 Quello di Milano è stato un voto snob ed elitario?

Terza evidenza clamorosa è stata che il Milano centro ha votato in modo radicalmente diverso rispetto al resto del Paese. C’è chi lo attacca come voto snob, eccessivamente conservatore ed egoista, sordo ai problemi del Paese.
Premessa. Milano sta vivendo un momento di splendore. Sulla scia di un’Expo trionfale Milano sta venendo ben governata. A Milano il pubblico non interferisce nelle attività del privato, non interviene in modo assiestialista, ma funge spesso da facilitatore, con il risultato che Milano oggi presenta un’armonia tra i cittadini, tra pubblico e privato e un’economia in espansione.
Che cosa avrebbe dovuto fare una persona di buonsenso e che tutela i suoi interessi e quelli del Paese?
Sicuramente il centro sinistra sta facendo bene a Milano. Per molti questo non basta a votarlo, perchè votare il centro sinistra solo perchè a Milano sta facendo bene mentre il resto del paese sta male, sarebbe un atto di egoismo, specie se dichiarato nelle elezioni nazionali.
Perchè Milano avrebbe dovuto voltare le spalle al governo?

In realtà Milano sotto certi aspetti ha davvero voltato le spalle a questo governo.
Milano ha premiato il centro sinistra milanese, più che quello nazionale. Lo dimostrano due dati evidenti. Il primo è il successo straordinario dei radicali della Bonino che in centro hanno raggiunto l’11%, mentre in Parlamento erano e resteranno assenti. Il secondo è che negli unici tre seggi conquistati alla Camera dal centro sinistra sono stati eletti esponenti cittadini, mentre i candidati imposti dal PD nazionale sono stati bocciati.
Milano da un lato non aveva motivo di esprimere una critica netta a un governo che a livello cittadino danni non ne ha fatti, d’altra parte ha manifestato al paese l’esigenza di avere un altro centro sinistra, più vicino alla tradizione di un progressismo social democratico e inclusivo che a quello un po’ raffazzonato e personalistico della stagione del renzismo.
Questo è il messaggio che emerge e queste sono le persone che sono state inviate a Roma: Tabacci, che viene da una tradizione politica trasversale e non ideologizzata, Lia Quartapelle, quasi imposta dal PD milanese contro il PD nazionale che esprime una politica fatta dal basso e aperta al dialogo con chi la pensa diversamente, e anche Mattia Mor, con tutti i limiti sottolineati negli attacchi a lui rivolti in campagna elettorale è stato comunque un personaggio che si è saputo muovere nella realtà cittadina con un movimento d’opinione, forse un pochino elitario, ma aperto ad esponenti di tutte le forze politiche.

Quindi anche da Milano in realtà si è levato un messaggio di rottura: stop alla sinistra ideologizzata, ancorata alla divisione tra fascismo e antifascismo che probabilmente non rappresenta più la realtà del nostro paese, e settaria nel dividere il mondo tra buoni e cattivi, divisione che in realtà spesso nasconde solo delle logiche di potere.
Sì invece a un nuovo centro sinistra, orientato alla soluzione di problemi reali, più libero dalla retorica, più aperto al dialogo con chi la pensa diversamente e che pone il suo altolà a spinte velleitarie antieruropeiste. Perchè Milano col suo voto ha detto questo: l’Italia deve avere una nuova sinistra, ma soprattutto Milano è Europa.

Il voto di Milano dice questo: l’Italia deve avere una nuova sinistra ma soprattutto Milano è Europa

ANDREA ZOPPOLATO

(1) https://it.blastingnews.com/economia/2016/02/la-calabria-e-la-regione-piu-povera-d-italia-londra-la-piu-ricca-d-europa-ecco-i-dati-00811555.html
(2) Andamento del PIL Sud vs Nord
(3) Sud e disoccupazione
(4) Voto e analisi socio demografiche
(5) PIL Nord ed Europa
(6) -“La Lombardia si conferma, con 23mila espatriati, la prima regione da cui si parte, seguita da Veneto (11mila circa), Sicilia, Lazio e Piemonte” (Fonte: Repubblica)