Ci sono politiche a cui Milano deve dire NO

Milano è la città dell’unica rivoluzione popolare riuscita sul territorio italiano. E’ la città del no di Cattaneo, del suo rifiuto a prestare giuramento al re Savoia. E’ la città medaglia d’oro alla resistenza, è la città che ha fatto capitolare la prima Repubblica, con Mani Pulite e la gente in piazza a sostenere i giudici.
Milano è una città obbediente, che ha dato tanto, tantissimo ai governi nazionali, è una città molto paziente, che può accettare di tutto. Ma è anche una città che oltre certi limiti non ti consente di andare. Anche se sei l’impero più potente d’Europa.

Evitiamo di cedere a logiche faziose che dividono la nostra comunità: se mette in atto alcuni punti della manovra per il 2019 il governo rischia di aggravare gli errori compiuti dai governi precedenti, in una continuità disastrosa, fatta di debito, di spesa improduttiva, di statalismo, di politica orientata al consenso. Stiamo finendo nell’emergenza per colpa di una pluridecennale politica fallimentare, che ha progressivamente peggiorato le condizioni dello stato e che forse doveva essere denunciata da Milano, troppo spesso ammansita da false promesse e, soprattutto, dalla sua tradizione di obbedienza e di rispetto istituzionale.
Come con gli austriaci, anche con il governo italiano Milano dovrebbe porre dei limiti a quello che la città è disposta ad accettare. Milano deve porre un limite ad azioni politiche che possano mettere a rischio la sua identità e la sua stessa sopravvivenza.

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Ci sono politiche a cui Milano deve dire NO

#1 No all’assistenzialismo di sistema

Milanese è chi ha un tipo di mentalità, non chi vive in un luogo. Si tratta di una mentalità fatta di cose semplici e di principi sani, come quello che di fronte a un problema bisogna rimboccarsi le maniche per cercare di risolverlo, senza scaricarlo sugli altri e senza piagnistei. Milano è generosa, fa assistenza ma rifiuta l’assistenzialismo, che significa privare un essere umano della dignità di potercela fare da solo, di poter vivere da protagonista la sua vita. A Milano va avanti il merito, si lascia produrre chi deve produrre ricchezza e lavoro, Milano sa che prima si dà il fieno alla vacca, poi le si prende il latte. Non viceversa.

Milano sa che prima si dà il fieno alla vacca, poi le si prende il latte. Non viceversa.

#2 No al debito per il debito

Milano è la capitale economica del paese. Economia significa “legge della casa”, è costituita da principi di buonsenso, come quello che si devono tenere in ordine i conti della comunità, i ricavi devono essere superiori ai costi, dove ci si indebita per investire non per aumentare i debiti. Soprattutto Milano vuol dire senso di responsabilità: non lasci a chi viene dopo conti da pagare per ciò che hai consumato tu. Milano dice no a politiche di consenso che compromettono i conti, per Milano il privato è un soggetto libero, non viene considerato a garanzia dell’inefficienza dello stato.

Milano vuol dire senso di responsabilità: non lasci a chi viene dopo conti da pagare PER ciò che hai consumato tu

#3 No a danneggiare le imprese

Negli ultimi quattro mesi la Borsa di Milano ha perso quasi 100 miliardi di capitalizzazione. Negli ultimi venti anni la Borsa di Milano risulta una delle peggiori al mondo: capitalizza 583 miliardi di euro, circa la metà di una sola azienda come Apple o Amazon: ciò significa che Apple da sola vale quasi il doppio di tutte le aziende quotate alla borsa di Milano messe insieme. Un disastro.
Disastro perché la borsa non è solo speculazione, è fatta di aziende che affrontano le regole del mercato producendo la ricchezza che va alle famiglie o allo stato per le sue molte spese.
Così come si è milanesi per una questione di mentalità non di luogo, così la borsa di Milano è la borsa delle imprese che Milano deve tutelare. Milano deve dire di no, con forza, a ogni politica che possa danneggiare le imprese italiane.

la borsa di Milano è la borsa delle imprese che Milano deve tutelare. Milano deve dire di no, con forza, a ogni politica che possa danneggiare le imprese italiane

#4 No all’isolamento internazionale

Milano è un ponte tra il nord e sud d’Europa. E’ più vicina alla Svizzera che a qualunque regione italiana, è diventata capitale dell’impero quando Roma era diventata marginale e provinciale. Milano è una città il cui patrono è nato in Germania, a Treviri, è la città che ha dato lustro a Sant’Agostino, vescovo di Ippona, nord Africa, soprattutto è la città dell’editto di Costantino, il primo atto della storia del mondo di tolleranza universale. Milano punta verso nord, ha negli occhi l’Europa, per questo deve dire no a politiche che la possano portare fuori dalla sua terra di vocazione, che è l’Europa con le sue città e i suoi popoli, con il suo piacere di competere per la ricchezza e per la crescita del pensiero.

Milano punta verso nord, ha negli occhi l’Europa, per questo deve dire no a politiche che la possano portare fuori dalla sua terra di vocazione

#5 No ad uscire dall’Euro

Milano è internazionale e non può avere barriere che limitino l’arrivo di persone di talento. Non può che dire no a iniziative che ci possano portare fuori dall’euro e dai mercati internazionali. L’euro non è qualcosa che ci deve piacere, ma è la moneta con cui poter giocare con le stesse regole. Perchè uscire dall’euro non sarebbe una nostra scelta di capacità, ma sarebbe la presa d’atto di una incapacità di competere ad armi pari con il resto d’Europa. Forse è vero che l’Italia ha difficoltà a competere, per suoi problemi, ma Milano ha tutte le capacità di giocarsela con chiunque. Se l’Italia esce dall’euro per manifesta incapacità, Milano dovrà dire no, perchè Milano quella capacità ce l’ha, la rivendica e pretende di potercela fare con tutti gli altri. Perchè l’unico motivo che potrebbe mai spingere Milano ad abbandonare le regole del gioco sarebbe per un eccesso di capacità, se fosse talmente brava e forte da ricercare un campionato superiore. Come quello di giocare con l’Europa e non con i giochini italiani.

uscire dall’euro non sarebbe una nostra scelta di capacità, ma sarebbe la presa d’atto di una incapacità di competere ad armi pari con il resto d’Europa. Forse è vero che l’Italia ha difficoltà a competere, per suoi problemi, ma Milano ha tutte le capacità di giocarsela con chiunque

ANDREA ZOPPOLATO

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