Make Milano great again. Da Trump alla Città Stato

Avevo previsto la vittoria di Trump. Ne ero certo per tre ragioni concomitanti che nascono dalla mia formazione psicologica, dall’aver vissuto all’estero e dalla mia esperienza nel mondo della comunicazione.

trumpissimo

#1 Psicologia della leadership
Quando vivevo a Berlino ho assistito alla sfida elettorale più d’alto profilo della mia vita. Era nel 2005 tra Schroeder, primo ministro uscente, e Angela Merkel che si affacciava per la prima volta come candidata alla cancelleria. Anche in quel caso i media internazionali, soprattutto italiani, vedevano con sospetto chi si mostrava più di rottura rispetto al sistema vigente. Angela Merkel veniva dipinta come una pericolosa liberista che avrebbe determinato licenziamenti e soppressioni dei diritti dei lavoratori. Quando vidi il confronto in tv con Schroeder la Merkel compresi subito che avrebbe vinto lei perchè mostrava una dolcezza e un’empatia tipicamente femminili. A guardarla, più che un pericolo si avvertiva la voglia di darle una mano, come quando è inciampata goffamente per stringere le mani ai giornalisti alla fine del confronto. La Merkel ha saputo fare emergere le sue caratteristiche distintive, mentre invece questo non è accaduto per Hillary Clinton. Basta vedere qualcuno dei suoi comizi, specie gli ultimi, per vederla recitare un ruolo non suo, quello di una persona artificiale che finge di essere quello che non è, mostrando un’aggressività e dei modi sopra le righe che mettono in secondo piano la sua femminilità. Invece di vincere come donna, ha perso recitando la parte dell’uomo mancato.

#2 Psicologia sociale
Trovo molto superficiali la gran parte delle analisi che i media italiani fanno della realtà sociale, specie se straniera. Ai tempi di Berlino non ricordo un articolo su un media italiano capace di rappresentare la realtà tedesca in modo autentico. Sembravano tutti il frutto di conversazioni interne ai circoli di giornalisti internazionali che se la suonano e se la cantano senza prendere alcun contatto con la gente che vive nel paese. Mentre sui giornali italiani la vittoria della Clinton pareva fuori di dubbio, anche perchè Trump veniva ridicolizzato come una macchietta, ho cercato altre fonti di informazioni: amici e contatti di gente che vive in America e da loro ho cercato di sapere che cosa diceva la gente dei due candidati. Quando mi hanno raccontato che molti dicevano di aver votato per Obama ma che ora avrebbero cambiato sponda o, ad esempio, che tutti i tassisti di New York erano per Trump ho intuito che fosse lui a incarnare lo spirito dei tempi.

#3 Il messaggio forte
Make America great again. Questo era il messaggio di Trump. Ripetuto fino all’ossessione in modo che arrivasse anche ai sassi. Più che un messaggio è una forma mentis. E anche qui i nostri media sbagliano: per giudicare un politico, specie se internazionale, da noi ci si aggrappa a una gaffe, a una frase infelice, mentre ciò che viene trasmesso alle persone è una forma mentale. Come gli animali anche gli esseri umani apprendono attraverso l’imprinting, l’assorbimento di una mentalità più che singole frasi. Per capirlo basta pensare a qualunque incontro che possiamo avere. Dopo aver parlato con qualcuno già ci siamo dimenticati quello che ci ha detto. Ma ciò che ci rimane è la sua positività o negatività, il modo in cui il suo modo di leggere la realtà ci ha impattato. Questo è il meccanismo di trasmissione e per questo vince chi ha un messaggio forte, chi riesce a farsi percepire come portatore di una visione di impatto, al di là delle singole parole buone solo per i titoli di un giorno. Così è stato per Trump, così era stato per Obama che col suo Yes, we can era riuscito a farsi votare dallo stesso popolo che ora si è indirizzato su Trump. Della Clinton invece non ricordo neppure lo slogan di punta. Si è messa sulla linea mediatica radical chic fatta di frasi razionali e fidandosi del modo in cui i media denigravano l’avversario.

Da Trump a Milano Città Stato
Queste ragioni mi hanno fatto sbilanciare e dire in anticipo che Trump avrebbe vinto. Al di là delle opinioni personali spero che questo fatto possa essere una lezione costruttiva per la nostra città e per il nostro Paese. In primis un insegnamento a diffidare dei media nazionali quando parlano di realtà straniere. Quasi sempre sono i portavoce di ambienti elitari distanti anni luce dalla realtà del Paese. Il secondo è per i politici. Spesso in Italia le campagne elettorali sono tutte basate sulla persona e nulla sui contenuti. Sono campagne al ribasso, in cui la strategia è del “primo non prenderle”, dell’evitare errori e gaffe, per timore di ricevere attacchi dai giornali o dai social network. Trump ha dimostrato che il più criticato spesso è quello che alla fine vince. Speriamo che questa elezione affermi invece nuovi visioni e messaggi forti, cercando di incarnare, senza paura di ricevere critiche, lo spirito dei tempi e la voglia di futuro dei cittadini. Messaggi forti vitali per il futuro dei cittadini, come quello di dare a Milano un’autonomia simile alle città internazionali con cui deve competere. Sono convinto che chi farà sua questa visione potrà conquistare il governo della città.
E’ solo questione di tempo.