L’importanza di non fare nulla: “il vuoto time”!

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Milano è il luogo dove ho imparato che si può vivere bene anche sul lavoro e mi piacerebbe che Milano diventasse il luogo dove si vive meglio mentre si lavora. Per questo racconto la mia esperienza.

“Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale”. (Oscar Wilde)

Esiste un momento magico che si può cogliere nell’equilibro tra l’attitudine a dover essere impegnati in ogni istante e l’indolenza totale.
E’ un’istante molto particolare, che puoi vivere spontaneamente oppure imparare a cogliere.

Non capivo cosa volesse dirmi anni fa il mio capo quando, dopo avermi dato un’importante promozione, mi suggerì vivamente di smettere di lavorare ogni giorno per alcuni minuti e fare semplicemente niente, se non guardare fuori dalla finestra, o chiudere gli occhi o fissare il soffitto senza pensare a nulla in particolare, accompagnando i pensieri lì dove essi spontaneamente si fossero diretti. Mi consigliò di rilassare il corpo, come ad esempio mettere le mani dietro alla nuca o distendere le gambe.

Era il 2010 e “il vuoto time” (così l’ho soprannominato)  è stato uno degli insegnamenti più preziosi e utili che avessi mai potuto ricevere.

Ora, se rispondi sì ad almeno tre delle seguenti domande ti consiglio vivamente di leggere i benefici del vuoto time ed i consigli per riuscire a praticarlo:

  • Non ti fermi un secondo tutto il giorno da quando ti svegli fino a notte fonda?
  • Hai la necessità di impegnare ogni momento della tua giornata?
  • Vai in crisi se hai dei momenti in cui non sai cosa fare?
  • Programmi le attività del weekend in anticipo?
  • Sui mezzi sei sempre impegnato al cellulare?
  • Sei solito guardare il telefono o tablet mentre guardi un film o chiacchieri con qualcuno?
  • Hai sempre bisogno di stare in mezzo alla gente?
  • Consideri il non fare nulla una perdita di tempo?
  • Non fai pause al lavoro?

Da non confondere con la pausa caffè o con la pausa di chiacchiere tra colleghi, il “vuoto time” significa staccare la mente dall’attività che si sta svolgendo ma facendo praticamente nulla e soprattutto in solitaria.

E’ un momento soli con se stessi, senza nulla di particolare da fare o a cui pensare. Ed è proprio il non dover pensare o il non dover fare che rende questo momento assolutamente magico e proficuo.

Sigmund Freud ad esempio, organizzava la sua giornata facendo frequenti pause in vuoto time (da Daily Rituals. How Great Minds Make Time, Find Inspiration and Get To Work, di Mason Currey).

Il vuoto time è importante per diverse ragioni:

  • rilassa corpo e mente
  • ti ricarica
  • ti fa vivere nel “qui ed ora” con tutti i benefici del cogliere l’essenza del momento presente
  • favorisce la formazione di associazioni di idee inaspettate: una persona concentrata sempre e solo sul lavoro è meno suscettibile di avere idee originali
  • ti aiuta a distaccarti dalle cose: è una delle poche possibilità che abbiamo per vederle in modo diverso
  • stimola la creatività
  • stare in silenzio rende la mente ricettiva. E’ per questo motivo che Madame Montessori incluse la pratica del silenzio nel suo sistema educativo.

Un esempio di best practices in tal senso è rappresentato dalla ditta americana 3M che ha capito l’importanza di questi momenti di rilassamento e incoraggia i suoi dipendenti a fare delle pause regolari. 3M così come Google hanno messo anche in funzione la cosiddetta “regola del 15%, ribattezzato “Innovation Time Off, che permette ad ogni dipendente di dedicare il 15% del suo orario di lavoro alla ricerca e alla sperimentazione di nuove idee, qualunque esse siano. Quasi la metà dei nuovi prodotti di Google sono il risultato di questo metodo e in particolare ha portato all’invenzione di Gmail e della piattaforma pubblicitaria AdSense.

Imparare a ritagliarsi questi momenti durante la giornata non è poi così difficile, basta prendere consapevolezza e seguire alcune abitudini:

  • Essere impegnati è una scelta. Si tratta di una decisione cosciente. Non siamo sempre costretti ad uno stile di vita stressante. Il primo e più importante passo per diventare meno occupati è quello di realizzare semplicemente che i nostri programmi sono determinati da noi. Abbiamo una scelta. Non dobbiamo per forza vivere delle vite fatte solo di impegni.
  • Basta “celebrare” gli impegni (e le persone impegnate). Essere troppo occupati in sé per sé non è uno stato che fa onore. Infatti, vissuto a velocità “scorrette”, è in realtà un fattore limitante per l’espressione del nostro pieno potenziale.
  • Apprezzare e programmare il riposo. Uno dei motivi per cui molti di noi mantengono troppi impegni è che non riusciamo a valorizzare il riposo. Ma il riposo è importantissimo per i nostri corpi e indispensabile per le nostre menti e le nostre anime. Riservatevi un giorno alla settimana per riposare e stare in famiglia e almeno un’altra mezza giornata per stare da soli. Programmate questi spazi intenzionalmente sulla vostra agenda.
  • Rivalutare le priorità. Riprendiamo il controllo delle nostre priorità e degli obiettivi di vita. Determiniamo una volta per tutte qual è il contributo più significativo che vogliamo/possiamo offrire al mondo. Programmiamo il nostro tempo in base a questo. L’essere troppo impegnati di per sé è una priorità fuori luogo.
  • Prendere possesso dello “spazio necessario” nella routine quotidiana. È necessario riuscire a trovare il tempo appena svegli per sedersi un attimo prima di “iniziare” la giornata. Prendete il tempo per pranzare seduti e “lentamente”. Cercate di trovare lo spazio per la solitudine, per la meditazione e, perché no, per qualche attività sportiva come la corsa o psico-fisica come lo yoga. Al lavoro prendetevi le “pause” che vi spettano. Iniziate insomma a riprendere il controllo della nostra vita coltivando momenti di spazio durante ed a margine della giornata.
  • Imparare a dire liberamente: NO!. Seneca scrisse: “Chi è troppo indaffarato non può svolgere bene nessuna attività, perché una mente impegnata in mille cose non può concepire nobili pensieri” (da De brevitate vitae). Riconosciamo il valore insito nella parola “no”. Impariamo a dire no agli impegni meno importanti (o a quelli che non ci piacciono) così avremo il tempo di perseguire quelli più importanti.