La verità non detta del referendum: la vittoria del SI sarebbe un bene per l’Italia

Sono soldi che si potevano spendere meglio? Può darsi. E’ un referendum inutile? Teoricamente sì, perché non ha effetti legali. Queste due obiezioni sono delle ipotesi, mentre esiste una certezza: se il referendum dovesse fallirela Lombardia non avrà un’autonomia maggiore rispetto a quella di adesso.
Quindi la vera domanda del referendum è: serve davvero una Lombardia più autonoma? E, soprattutto, serve solo a chi vive nella regione oppure è utile anche al resto del Paese?

serve davvero una Lombardia più autonoma? E, soprattutto, serve solo a chi vive nella regione oppure è utile anche al resto del Paese?

Il vero motivo della campagna di denigrazione o di silenziamento del referendum è questo: il pensiero diffuso che una Lombardia autonoma possa recare danno al resto del Paese. Eppure, in realtà, così non è. Anzi, i maggiori benefici di una Lombardia più autonoma sarebbero proprio per l’Italia.
Basta prendere a riferimento quello che succede in altri Paesi, in particolare con la diffusione delle città stato e di aree ad alta autonomia interne agli stati sovrani, per fare questa scoperta: l’autonomia è la migliore medicina per risolvere i maggiori problemi nazionali.

L’autonomia locale è il principale strumento per la soluzione dei problemi nazionali

Le città stato sono un centro di innovazione. Spesso si orientano verso la ricerca di soluzioni ai problemi principali degli stati a cui appartengono. Una delle finalità di San Pietroburgo, ad esempio, è di sperimentare sul territorio delle politiche che possano essere poi estese, in caso di successo, al resto della nazione: in particolare sono le iniziative di tipo ambientale a fare da apripista in uno Stato in cui il problema dell’inquinamento delle grandi aree urbane si fa sentire. Hong Kong ha contribuito al rinnovamento della burocrazia e del sistema economico della Cina, in Germania Berlino rappresenta il polo di attrazione per un pubblico internazionale interessato alle aree metropolitane e Amburgo si pone all’avanguardia mondiale per le politiche green, mentre le leggi speciali applicate a Parigi rispondono all’esigenza di rendere la città più appetibile rispetto agli standard nazionali.
Il caso forse più evidente di centro di innovazione è Singapore che con il progetto Smart Nation sta facendo da guida per un rinnovamento radicale di altri Paesi: Cina e India stanno creando delle aree in cui testare le politiche d’avanguardia della città stato del sud est asiatico.
Questi esempi mostrano che sperimentare delle iniziative su base locale è il modo migliore per poi estenderle su scala nazionale, in modo da risolvere i problemi del Paese. E se si prende il caso dell’Italia di problemi da risolvere c’è l’imbarazzo della scelta.

Un Paese molto problematico (alcuni dati in pillole)

#1 Libertà economica: l’Italia è in ottantesima posizione, dietro a Madagascar e Arabia Saudita. Secondo l’Heritage Foundation l’Italia non si può definire un paese economicamente libero. (1)
#2 Debito pubblico: Dal 2000 al 2014 il debito pubblico italiano è aumentato in termini assoluti di 900 miliardi, in termini relativi negli ultimi otto anni è passato dal 100% al 135% del prodotto interno lordo. Questo è accaduto nonostante nello stesso periodo lo Stato abbia incassato oltre il 36,1% di tributi in più. (2)
#3 Ricchezza prodotta: Se si analizza il tasso di crescita annuale del PIL tra tutti i paesi occidentali, dal 2008 al 2015 l’Italia è risultata per 5 volte all’ultimo posto e per le restanti 2 volte al penultimo posto. (3)
#4 Attrattività: Dall’Italia ogni anno si trasferisce all’esterno un numero di italiani equivalente a una città come Brescia. Secondo il Global Talent Competitiveness Index (GTCI) del 2016, l’Italia per capacità di attrarre talenti dal resto del mondo si colloca in 41esima posizione su 50 paesi considerati, in calo di 5 posizioni rispetto al 2015. (4)
#5 Giustizia: l’Italia è prima al mondo nella durata dei processi. Per arrivare alla sentenza definitiva passano in media 2.866 giorni, significa che ci vogliono 8 anni per arrivare alla conclusione di un processo civile (la media nel mondo è inferiore ai 2 anni). (5)
#6 Corruzione: nell’indice di corruzione, l’Italia risulta al trentesimo posto su trentadue paesi considerati. (6) Nove delle dieci aree con i più alti indici di corruzione in Italia appartengono al settore pubblico. (7)
#7 Disuguaglianza sociale: tra le economie più sviluppate l’Italia risulta il paese con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione del reddito, preceduta solo dalla Gran Bretagna.(8) Un quarto della spesa sociale in Italia va al 40% più ricco e solo il 19% delle risorse destinate al Welfare vengono destinate alla riduzione della povertà, dato che pone l’Italia al terz’ultimo posto in Europa. Nel 1990 l’Italia risultava il paese con meno disuguaglianza economica tra le economie più sviluppate. In venti anni siamo passati da uno dei paesi più equilibrati a uno di quelli più diseguali. (9)

L’autonomia della Lombardia è una delle ultime occasioni per rilanciare l’Italia

In un’Italia che presenta una grande quantità di problemi la cui soluzione è ostacolata da resistenze e automatismi invalicabili, è strategico poter contare su un luogo d’avanguardia dove sperimentare innovazione sociale. Come dimostra la proliferazione di aree autonome negli stati, è più agevole estendere delle soluzioni che si sono dimostrate efficaci su scala locale, piuttosto che azzardare sull’intera nazione tentativi non comprovati dai fatti.
Milano sarebbe l’ideale per poter applicare su scala locale delle iniziative di riforma strutturale. In mancanza dell’autonomia di Milano, il piano B potrebbe comunque essere quello che sia la Lombardia a fungere da laboratorio per orientarsi verso i principali problemi del Paese. In fondo già accade per alcuni settori: la sanità lombarda, ad esempio, grazie all’autonomia è un fattore di innovazione preso a riferimento da tutta Italia. Incrementare le aree di autonomia, immaginando di poter giungere a uno statuto speciale simile a quello del Trentino Alto Adige, è la premessa per introdurre un nuovo sistema capace di fornire soluzioni radicalmente innovative ai problemi più gravi del nostro Paese. 
La Lombardia potrebbe così rappresentare per l’Italia quello che Hong Kong sta facendo per la Cina o Singapore per le economie dell’Asia. O quello che la stessa Lombardia sta facendo per il sistema sanitario nazionale che risulta oggi uno dei migliori al mondo.

La Lombardia potrebbe rappresentare per l’Italia quello che Hong Kong sta facendo per la Cina o Singapore per le economie dell’Asia.

E’ chi non va a votare che butta i soldi e che rende inutile il referendum

Ok, si poteva agire su Roma senza dover fare il referendum. Ok, c’è una parte politica che si sta battendo più degli altri. Ok, l’ideale sarebbe ottenere più autonomia per Milano più che per l’intera regione.
Però quello che è certo è che:
1. Nei paesi più avanzati l’autonomia locale sta diventando il migliore strumento per risolvere problemi nazionali (e noi di problemi ne abbiamo troppi)
2. Se il referendum fallisce diremo addio a qualunque forma di autonomia maggiore rispetto a quella attuale (preferendo così che competenze come istruzione, sanità, ambiente o lavoro siano gestite sul nostro territorio più da Roma che da Milano)

Per questo quelli del referendum sono soldi che vengono buttati solo da chi non va a votare. Perchè in ballo ci sono infinitamente più soldi di quelli spesi per il referendum: i soldi che verranno buttati se si mantiene il sistema attuale.
E a allo stesso modo è chi non va a votare che rende inutile questo referendum: inutile perchè se il referendum fallisce tutto rimane uguale. E il no che direbbe la Lombardia sarebbe il no ad assumersi la responsabilità di contribuire a risolvere i problemi del Paese.
Ognuno di noi ha un’opportunità storica, quella di superare la pigrizia fisica e mentale, per esprimere col voto un gesto di responsabilità. Un gesto di cui solo chi andrà a votare avrà il diritto di chiedere conto ai futuri governanti, della Lombardia e dell’Italia.

(1) Fonte: www.heritage.org/index/ranking
(2) Fonte: Istat
(3) Fonte: http://data.worldbank.org
(4) Fonte: Global Talent Competitiveness Index (GTCI) del 2016
(5) Fonte: OCSE
(6) Fonte: Fondazione HUME su dati Commissione Europea
(7) % di diffusione della corruzione in Italia: 1.Partiti politici (68,3%), 2. Politici (63,2%), 3. Funzionari appalti pubblici (55,3%), 4. Funzionari permessi edilizi (54,1%), 5. Funzionari licenze commerciali (44,3%), 6. Ispettori (44,2%), 7. Sistema sanitario (44,1%), 8. Banche ed istituzioni finanziarie (40,3%), 9. Autorità fiscali (35,4%), 10. Polizia e funzionari doganali (33,0%). Fonte: Fondazione Hume su dati Commissione Europea
(8) Fonte: OCSE (Indice GINI calcolato sulle economie di Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Germania, Finlandia, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi)
(9) Fonte: Eurostat