La storia dell’area che restò immune dalla peste del 1630: strega o carbone?

Prima del 1630 Milano aveva oltre centomila abitanti. Nel 1632 ne erano rimasti quarantasettemila. In mezzo ci fu l’epidemia di peste più violenta della storia della città. Nel periodo di maggior picco la morte nera arrivò a portare via quasi 1000 persone al giorno. Ma c’era una parte della città che restò immune: la zona compresa tra l’ospedale (oggi Università Statale) e piazza Santo Stefano. Secondo il popolo la ragione di questo miracolo era dovuta alla presenza di una strega in via Laghetto numero 2 (ai tempi si chiamava Ca’ di Tencitt) che doveva aver fatto una magia contro il morbo. Per celebrare il miracolo, finita l’epidemia il comune fece dipingere su quella casa un’immagine della Madonna con san Rocco, san Carlo e San Sebastiano ai suoi piedi. Quell’immagine esiste ancora oggi.

Difficile dire se il miracolo fosse opera davvero di stregoneria. Una ragione forse scientificamente più realistica fu che in via Laghetto c’era il porto dove veniva scaricato il carbone che veniva poi portato alla Veneranda Fabbrica del Duomo chi trasportava il carbone era chiamato Tencitt). Tutta quella zona era ricoperta di polvere nera e i suoi poteri assorbenti fungevano da disinfettante contro la malattia.

La leggenda narra che una notta si sentì il suono delle campane seguito da una voce molto potente che disse: “avrò pietà del mio popolo, madre”. Era la voce di Gesù che rispondeva alle preghiere della Madonna. Pochi giorno l’epidemia scomparve dalla città.

Fonte: Milano segreta, Francesca Belotti- Gian Luca Margheriti, Newton Compton Editori