La Rotonda della Besana non è più quella di una volta

La Rotonda della Besana, in via Besana 12, Milano, non è quello che sembra. Ne ho sentite dire tante su questo luogo un po’ magico, di certo affascinante, che regala un sapore di antico a chi si trova immerso nel traffico sulla circonvallazione interna. E ho scoperto 5 cose che forse non tutti sanno e che rendono questa Rotonda il perno di tanti sapori e dissapori.

#1. La Rotonda della Besana: il luogo comune da sfatare

Molti fanno coincidere la Rotonda della Besana con il Lazzaretto manzoniano, ma così non è.
Se il grande lazzaretto citato nei Promessi Sposi è pressoché coincidente con l’area compresa tra la chiesa di San Paolo al Lazzaretto e Corso Buenos Aires, quella della Besana è da intendersi come l’ex cimitero seicentesco, extraurbano, e di pertinenza della Ca’Granda (l’Ospedale Maggiore di Milano). Da qui, l’altro nome con cui viene raccontato dalle cronache: Foppone dell’Ospedale.

#2. Perché è una rotonda?

Era usanza comune, sin dal Quattrocento, costruire una cappella al centro degli spazi ospedalieri e di quelli sepolcrali, affinché degenti e non potessero essere equidistanti dal ‘cardine’ della cristianità rappresentato dall’altare. Allo stesso modo venne costruito questo cimitero, isolato dalla città in prossimità di Porta Tosa (oggi Porta Vittoria), a partire dal 17 giugno 1675, su disegno di Attilio Arrigone.

Al centro venne posta una piccola cappella-oratorio, mentre una strada, la Strada di San Barnaba (l’attuale Via San Barnaba) lo collegava all’Ospedale Maggiore tramite una porta di accesso, oggi tamponata, ma ancora visibile sull’attuale Via Francesco Sforza (è la Porta della Meraviglia, foto sopra). Vent’anni più tardi il cimitero venne completato.

Nel 1700, grazie a una raccolta fondi, la cappella centrale venne convertita in chiesa di  San Michele Arcangelo ai nuovi sepolcri.

Nel 1719 tutto il complesso venne cintato da un porticato, così da limitare il flusso delle acque dei Navigli che, nei periodi di piena, imputridivano la zona emanando un tanfo nauseabondo e creando disagi alle bare inumate.

#3. ‘Della Besana’, chi era costei?

Meglio dire costui. Enrico Besana fu un patriota e politico italiano, volontario delle Guerre di Indipendenza che si combatterono a Milano nel ’48.

Nato a Milano nel 1813, visse a lungo esule a Lugano e fu uno storyteller ante litteram dei suoi viaggi per il mondo, pubblicati sui giornali d’epoca come il Corriere di Milano e La Perseveranza

Fervido garibaldino, fu ordinato della direzione e dell’amministrazione del Fondo per il milione di fucili da Giuseppe Garibaldi in persona. Non a caso, a lui è stata intitolata la Rotonda e la via a due passi dalle più note Cinque Giornate.

#4. Che cosa si può vedere dentro la Rotonda della Besana, oggi…

… rimpiangendo la Besana di un tempo, che poi, è questo un po’ il nocciolo della questione.

Da gennaio 2014 visitare la Rotonda della Besana significa passare dal MuBa, il Museo dei Bambini di Milano, luogo dalla reputazione controversa (www.muba.it).

C’è la ‘fazione genitori entusiasti ‘che qui organizzano feste di compleanno under 10 anni, alternativa alle classiche feste in casa e un po’ meno ‘agé’ di quelle all’oratorio.
Ci sono case editrici che lo scelgono come luogo privilegiato del lancio di nuove collane per ragazzi, e qualcuno vi ha anche organizzato delle fattorie didattiche estemporanee. Insomma, niente a che fare con opere d’arte barocche o memento mori come vorrebbe la storia del luogo.

Oggi, per molti, visitare la Besana è come concedersi una giornata in un ambiente all’aperto e recintato, a ingresso libero, aperto dal martedì alla domenica (ore 09.30-18:30; fino alle 19:00 negli orari festivi). Nella ex chiesa si può giocare e leggere, godersi qualche esposizione nel ridimensionato spazio mostre, oppure prendersi un aperitivo. Sì perché, dal 2015, qui è arrivato anche l’omonimo bistrot con ristorante e spazio eventi per il dopolavoro (un progetto inaugurato durante l’estate 2016). 

Roba da parco cittadino, nessun riferimento a intellettualismi e storie d’arte.

#5. Perché la Rotonda della Besana non è più quella di una volta

Perché la Rotonda della Besana, per oltre 40 anni (dalla fine degli anni ’60 al Duemila inoltrato) è stato ‘lo’ spazio espositivo di Milano, uno di quei luoghi in cui artisti e architetti ambivano allestire le loro opere. Da qui sono passati tanti: Conrad Marca-Relli, Julian Schnabel, Luigi Veronesi, Fabrizio De André e Karl Lagerfeld – The Little Black Jacket. 

Dal 1958 lo spazio, di proprietà del Comune di Milano, lo ha usato come spazio verde pubblico e come spazio espositivo.

Eventi, proiezioni, happening, persino, nel 1992, una mostra collettiva di 99 artisti dell’Accademia di belle arti di Brera realizzata per raccogliere fondi per il restauro dell’Arco della Pace di Milano (1992). Molto, molto lontano da ninne nanne e filastrocche per bambini  o dai ritrovi modaioli che si sentono oggi. 

E se si trovasse una via di mezzo?