La regola aurea dell’economia: per ridurre il debito la strada è una sola

Il fondamento di ogni società è l’economia, tutto il resto è sovrastruttura, diceva Marx. L’economia ha delle regole ferree che purtroppo i governi del nostro paese hanno spesso disatteso. La prova principale di questo è il debito pubblico che pesa come un macigno sulle prospettive dell’Italia. Un debito che è stato creato perdendosi proprio in quella che Marx definiva la sovrastruttura, ossia cose di secondaria importanza.

Il pregio dell’economia è nella semplicità delle sue regole: guadagni se i ricavi superano i costi, il debito pubblico aumenta se lo stato spende più di quello che incassa.
Debito pubblico significa un problema economico, per la sua sostenibilità, e un problema di ingiustizia sociale, perchè più risorse vanno da chi produce a chi ha già soldi (possessori di titoli di stato). E’ anche ingiustizia sociale perchè prendi oggi quello che qualcun altro pagherà domani.

Il dibattito politico italiano sembra avere un punto in comune: proporre ricette che aumentano il debito pubblico. Tutti infatti sembrano d’accordo ad accettare un deficit dello stato in contrasto con il principio costituzionale del pareggio di bilancio. Non basta. Tutte le forze politiche sembrano d’accordo nella necessità di combattere l’austerity imposta dall’Europa, rivendicando il diritto di poter aumentare il deficit oltre il 3% del reddito prodotto.
Più aumenta il deficit, più aumenterà il debito pubblico. Questa unione di intenti delle diverse forze politiche sembra essere accettata positivamente dall’opinione pubblica. E questo è strano: saremmo felici se nostro padre ogni anno si indebitasse sempre di più? Credo di no, perchè sapremmo che quei nuovi debiti saremo noi a doverli pagare.
L’unico modo strutturale per ridurre l’incidenza del debito pubblico è che il PIL cresca più del deficit. Fissare il deficit al 3% significa che se vogliamo ridurre il debito, il PIL dovrebbe crescere di oltre il 3%. Fatto abbastanza insolito nella nostra storia recente: l’ultimo anno che il PIL è cresciuto in Italia più del 3% è stato il 2000.
Se vogliamo produrre più ricchezza in modo continuativo c’è un solo sistema: vediamo quale.

In un’economia di mercato ci sono tre protagonisti principali che gestiscono le risorse nel sistema: pubblica amministrazione, famiglie e imprese, in ordine crescente di efficienza.
I soggetti incaricati di produrre ricchezza sono le imprese. Se non lo fanno, falliscono.
Le famiglie devono cercare di consumare meno di quanto guadagnano, mentre lo stato svolge l’attività della redistribuzione: prende risorse dai contribuenti per ridistribuirle secondo quanto stabilisce nel bilancio pubblico.
Di conseguenza, se si vuole che il paese produca la ricchezza necessaria a ridurre il debito pubblico esiste una sola ricetta, al di là della propaganda politica: occorre lasciare più risorse alle imprese, perchè la loro attività è proprio quella di incrementare la ricchezza.
Da un punto di vista strettamente economico, ogni euro tolto dallo Stato alle imprese significa una perdita per l’economia del Paese, perchè lo Stato da quell’euro è meno capace di produrre ricchezza rispetto alle imprese.

Se la priorità della politica economica è dunque quello della crescita del PIL e della riduzione del debito pubblico, l’unica reale strategia che produrrebbe questi risultati in modo strutturale è di lasciare più risorse alle imprese. Questo lo si dovrebbe raggiungere mettendo le imprese italiane in condizioni simili a quelle che operano nei paesi europei a maggiore crescita, quindi non solo riducendo l’IRES, ma consentendo alle imprese di scaricare costi pieni e non solo una parte, di pagare le tasse su quanto incassato e non su quanto fatturato, di eliminare il pagamento anticipato delle imposte e di ridurre ogni tipo di balzello diretto o indiretto che rende l’attività di impresa sconveniente in Italia.
Il meglio sarebbe poi prevedere incentivi per favorire gli investimenti da parte delle aziende e, se si vuole avere un contributo più esteso in termini di benefici per la collettività, prevedere forme di misurazione e di premio per le esternalità positive prodotte dalle imprese sul territorio.

Ogni strategia diversa da questa non può portare a una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL. 

Andrea Zoppolato

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