La curiosa storia di Pietrasanta ovvero quando i milanesi fondavano città

E’ incredibile come una tranquilla gita fuori porta possa svelare connessioni con la propria città di origine e i progetti che ti stanno più a cuore. E’ quello che è capitato a me durante le ultime festività quando, spinta dal desiderio di scoprire nuovi borghi e godermi il relax tra le Apuane, mi sono spinta fino a Pietrasanta (Lucca), città medievale meno nota e più tranquilla della ben trafficata e modaiola ‘Marina’.

A Pietrasanta non vai per una ‘svetrinata’ tra le boutique alla moda stile Marina di Pietrasanta. Men che meno ci capiti per il classico struscio un po’ ‘bauscione’, tutti in ghingheri e tacchi alti.

Pietrasanta è il borgo dove un bel negozio di pelletteria toscana è intervallato da una galleria d’arte, e un’altra ancora, e poi un’altra…. ci sono più atelier e studi di arte contemporanea che bar-gelaterie. Ogni angolo profuma di estro creativo: le facciate dei palazzi, le ringhiere di ferro alle finestre, persino i copertoni di rame degli impianti del gas.

Per chi bazzichi un po’ la letteratura e l’arte, Pietrasanta è la città di Castruccio Castracani, il comandante lucchese collega di esilio e cantato da Dante Alighieri nella sua Commedia.
E’ la città dove, passeggiando, ‘inciampi’ in mastodontiche sculture realizzate da artisti internazionali che hanno scelto, per un certo periodo o tutta la vita, questo borgo in collina rinfrescato dalla brezza del mare come seconda casa. Pietrasanta è l’atelier en plein air dell’artista Fernando Botero. 

Fin qui, una storia tipicamente toscana con legami alla cavalleria e alle classiche vicende di guelfi, ghibellini e cenacoli di artisti in stile mediceo.

Eppure, Pietrasanta è una città milanese.

Era il 1255 quando messer Guiscardo Pietrasanta fondava il nucleo del borgo.

Guiscardo era un nobile milanese, eletto podestà di Lucca, e Pietrasanta diventava così una delle prime città toscane di nuova fondazione. Ma Guiscardo non la voleva uguale alle altre.

Pietrasanta fu anche una delle prime città di sperimentazione urbanistica, pienamente Rinascimentale, dove l’uomo e le humanae litterae costituivano il fulcro di infrastrutture e impianti architettonici ispirati alla razionalità e alla proporzione aurea. Tutto doveva riflettere la concezione di una città ideale: le mura a protezione, la piazza con il Duomo realizzato in pietra locale, il campanile un po’ più in là, la Colleggiata, la fontana, i palazzi del potere politico.

Ma questa non è l’unica coincidenza che lega la storia di Pietrasanta con la Milano di oggi.

La tradizione riporta che, quando Guiscardo fondò la sua città, scelse una zona molto precisa: i piedi di una preesistente rocca longobarda. Là c’era un borgo dal nome profetico: Sala. Vi ricorda qualcosa?