I Hate Milano: “odio la Milano dei provinciali imbruttiti e di Yes Milano”

– Le classifiche che ormai dicono che la qualità della vita è precipitata, la Boccassini che dice che la corruzione è ovunque, Striscia la Notizia manda servizi ogni settimana con i lavoratori che hanno paura della notte (zzz) però se su internet tu ti azzardi a dire “ma, ragazzi a Milano c’è qualche problema…”, ti ammazzano.
(zzz)

– Cos’è che Milano dovrebbe mettere seriamente in discussione?
– Intanto il provincialismo culturale. Milano non può permettersi di dare una propria piazza a Apple che la chiude per anni, una piazza rifatta, liberty, bella, dove c’era un cinema dove andava un sacco di gente (zzz) Milano non può permettersi di perdere una roba così (zzz) Oppure non ci si può gasare perchè Starbucks apre un punto vendita e dà lavoro a 40 persone. C’è un libro che si chiama Vanishing New York, che è un best seller adesso a New York , parla dei difetti della gentrification e il primo nemico che cita è Starbucks che con metodi di concorrenza molto discutibili ha fatto chiudere uno dopo l’altro i locali storici che costituivano il substrato culturale della città di New York. Noi viviamo nel provincialismo culturale per cui ringraziamo Starbucks che apre un punto vendita… Ma chi se ne frega! Voglio dire: tu vuoi mettere le palme in Duomo? Metti le palme in Duomo (zzz) ma non mettere le palme in Duomo perchè le paga Starbucks!
E’ una logica sbagliata. E’ la logica dell’evento, non è la logica della cultura, non c’è scambio, interazione, dialettica (zzz)

-Cos’è che ama I Hate Milano, invece, di Milano?
-A me manca la sobrietà calvinista dei milanesi, dei milanesi che non ci sono più. La Milano dei miei nonni e dei miei genitori. (zzz) Milano adesso è diventata il contrario. Sono diventati nell’immaginario considerati come dei milanesi dei modi di fare che sono la cosa più lontana da quello che sono i milanesi. L’esagerazione, lo sborone, il “milanese imbruttito” è sempre stato il brianzolo. Il milanese ha sempre riso in faccia al brianzolo che ostentava, che si faceva la lampada, che prende la camicia fighetta e si arrotola le maniche, quello che dice ué, dai, quella roba lì al milanese ha sempre fatto schifo. Noi adesso viviamo nel dramma per cui questa roba qua è diventata quello in cui si identifica Milano. (zzz)
Basta vedere la campagna Yes Milano. Vai a San Babila, c’è la foto di un attore da cinepattone invecchiato, brutto, che nessuno sa chi è, pensa a uno straniero che passa di lì, un norvegese, no, un australiano, un arabo, un turista, vede la faccia di uno di un cinepanettone che dice Yes Milano. Ma… Yes Milano che cosa? (taglio) Il milanese di una volta avrebbe detto: ma chi è sto pirla? E’ intollerabile che il testimonial di Milano sia l’attore del cinepanettone. (taglio)

– c’è una soluzione per Milano o no? Per questo imbruttimento?
– (zzz) Da una parte al peggio non c’è mai fine, mi ricordo una volta Andrea Pezzi, nel 2001 c’erano candidati Berlusconi e Rutelli e lui diceva: “io tra questi due non posso votare, è come se qualcuno mi dicesse preferisco la pipì o l’altra roba, io posso anche non preferire niente”. 17 anni dopo Berlusconi c’è ancora, Rutelli vabbé c’è sua moglie che va in giro a fare danni a dire cose strane e i candidati che sono contro Berlusconi sono peggio di Rutelli del 2001. E anche Berlusconi è Tutankamon. Al peggio in Italia non c’è mai fine. Anche la retorica di Bossi del ’92 se adesso senti parlare Bossi e senti parlare Di Maio, Bossi ti sembra un filosofo colorito ma con una certa profondità di pensiero. Visti gli sviluppi uno perde la fiducia.

D’altra parte a Milano ci sono stati momenti peggiori, Milano è veramente una città medaglia d’oro della resistenza, Milano è stata l’unica città che è stata rasa al suolo nel ’43 (taglio) nessuna città d’Italia ha passato quello che ha passato Milano. Eppure Milano dopo la seconda guerra mondiale, è diventata, certo quando c’era Strehler non c’era quello che ha la foto in piazza San Babila. (taglio) Quando la città è stata molto in difficoltà ha saputo rialzarsi. Quando invece si è montata la testa è stata sempre punita. Bisogna capire a che punto siamo veramente.