Furlan, City Angels: “Sì a Milano città stato, libera da chi le tarpa le ali e solidale”

Mario Furlan, fondatore dei City Angels, Milano_jpg

C’è chi del senso civico e della solidarietà ne ha fatto la sua divisa. Nato giornalista, in Liguria, oggi Mario “Stone” Furlan è la bandiera, oltre che fondatore, dei City Angels, gli angeli dalla maglietta rossa disegnata da un altro milanese D.O.C., il compianto stilista Elio Fiorucci.
Ogni giorno Furlan guida i suoi angeli a portare pasti e coperte a senzatetto e profughi di Milano.
Gli abbiamo chiesto che cosa ne pensa di una Milano, città e stato insieme.

Il domandone. Che domanda vorrebbe fare ai nostri lettori?

“Se foste il sindaco di Milano, che cosa cambiereste della vostra città?”. Pongo questa domanda considerato che siamo nell’anno delle elezioni del sindaco e che io sono un milanese fiero della mia città, soprattutto quando mi trovo all’estero.
Mi piace molto vedere quando, nel mondo, Milano viene apprezzata e gode di grande reputazione.

La proposta impossibile. Deve fare una proposta impossibile per Milano

Aprire a Milano dei centri di vero avviamento all’impiego sia per i senzatetto, sia per tutte le persone disoccupate. E al mondo non esiste nulla di simile.
Come City Angels vediamo tanta gente disperata: tu puoi aiutare dando da mangiare e da dormire, fornendo dei supporti di primo soccorso, ma il lavoro è il passo che ti consente di cambiare vita, veramente e definitivamente.

Domanda da 1 miliardo di euro. Se avesse un miliardo di euro a disposizione per Milano che cosa farebbe?

Li investirei proprio per aprire questi centri. In subordine, mi servirebbero per rendere più belli – anche se sono già di discreto aspetto rispetto a quelli di altre città d’Italia – i centri di accoglienza per i senzatetto.

Milano città stato. Sì o no?

Se per città stato si intende un modello come quello di Londra, ovvero di città trainante, dico di sì: si parla di Roma Capitale, ma anche Milano si merita questo status.
Roma è il cuore della burocrazia, della amministrazione; Milano è il cuore della finanza, della economia, del lavoro, della moda, ma anche del sociale. In questo è la città più generosa d’Italia.
Senza contare che le cose nuove – buone e non – sono partite proprio da Milano: mi riferisco al Fascismo, al Vento del Nord, il Craxismo, il Berlusconismo, il Leghismo, giusto per far subito qualche nome.

Come sarebbe importante farla?

Credo nel valore dell’Europa Unita, senza isolazionismi e secessionismi, quindi la città stato a cui penso è una Milano che possa gestirsi in modo libero, ma che nel contempo non sia egoista; che sia autonoma ma di spinta e di esempio al resto del Paese; senza lacci o lacciuoli ma solidale, svincolata da chi le tarpa le ali.

Quali sono per lei i confini di Milano città stato?

La “piccola Milano” deve includere l’attuale città metropolitana. Parlare solo dei comuni non ha molto senso: dobbiamo considerare tutto l’hinterland, includere l’area metropolitana; ambire alla vecchia provincia e, in senso esteso, arrivare fino a Como, Varese, Novara, Bergamo, Brescia, Piacenza, ovvero a tutte quelle città che – per lavoro, cultura, economia – orbitano intorno a Milano.

Una cosa che aggiungerebbe a Milano e una cosa che toglierebbe?

Mi piacerebbe che a Milano ci fosse: o il mare o le colline. Io vengo dalla Liguria e lì ci sono sia l’uno che le altre. Torino ha le colline vicine e il fiume che le solca, ed è una cosa in più. Genova ha il mare. Il Lambro è un fiumiciattolo…
Se dovessi togliere qualcosa: l’inquinamento, che fa male, crea limiti durante l’inverno vista la questione dell’abbassamento dei volumi delle polveri sottili, ma, aspetto più importante, è un sintomo di degrado e di avvelenamento.

Una persona, un luogo e una data.

Daniela Javarone, madrina dei City Angels.
Mi piace particolarmente la zona dei Navigli perché rappresenta un po’ le radici della mia famiglia – mio papà abitava in una di quelle case ringhiera dove c’era un bagno solo, sul ballatoio, per sette famiglie. E’ una zona pittoresca di Milano che mi ricorda da dove sono venuto e poi: vogliamo parlare del fascino del Vicolo delle Lavandaie?
1983: è la data di quando ho finito la maturità, sono arrivato e ho scoperto Milano.
Devo dire che mi sono trovato subito bene: arrivavo da solo dalla Liguria eppure ho trovato subito tanti amici, una città aperta e molto accogliente.

La domanda su misura. Quanto sono importanti i City Angels per Milano?

Molto. A dircelo sono gli stessi cittadini oltre alle persone che aiutiamo. Questo dipende dal fatto che siamo un deterrente visivo contro la microcriminalità, la gente si sente più sicura con la nostra presenza.

La domanda finale. Qual è il suo fine per Milano?

Mi piace essere orgoglioso di offrire il mio piccolo contributo.
Tre sono le cose importanti e che caratterizzano la nostra città: laboriosità; civismo (me ne accorgo soprattutto quando mi reco in altre città, per esempio, è raro vedere qualcuno fumare sui mezzi pubblici, e se glielo fai notare qui si scusano); il cuore dei milanesi. La cosa più bella di Milano è che la gente è ancora in larga misura con il cuore in mano: in questa città vantiamo il volontariato più attivo che nel resto d’Italia.