Dimmi che università di Milano fai e ti dirò chi sei

L’università è un modo di pensare, un modo di essere. Un vestito che indossiamo senza quasi accorgercene ma sappiamo che ci rimarrà addosso per tutta la vita.

5 tipologie di universitario milanese, ovvero, dimmi che università frequenti e ti dirò chi sei. 

#1. Poli (Ingegneria)

E’ sempre lì a puntualizzare, un maniaco dei dettagli, conferma il detto: “mai litigare con un ingegnere; dopo un po’ capisci che litiga per divertimento”.
Il bello di un ingegnere del Polimi è il suo essere un buon compagno/a di bevute, anche se vi bombarderà di teoremi o di cose che si vive meglio senza saperle. Di primo acchito sembra uno che si complica la vita, ma in realtà la vita che l’ingegnere complica è più spesso quella degli altri.
Lo si individua sulla Linea Verde della metropolitana, alle prese con discorsi con i suoi simili, incomprensibili al resto del mondo. Si può confonderlo con programmatori o startupper multimilionari.

#2. Statale

E’ l’amico/a ideale se sei inguaiato in situazioni strane. Quelle che potrebbero sconvolgere la fredda razionalità di un ‘inge’ del Poli sono invece godimento pure per uno/a della Statale che nella stranezza ci sguazza come una papera in un lago.
Si muove in bicicletta, alle feste è il primo ad ubriacarsi e l’ultimo ad uscire.

#3. Poli (Architettura)

Non si capisce mai cosa stia facendo, non dorme da secoli, vive h24 con gli occhiali da sole, ha barba incolta e indossa vestiti dai colori sgargianti o, in alternativa, nerissimi.
Lo studente di architettura del Poli è come un gatto: va avvicinato lentamente ed è da maneggiare con cura. In una conversazione a due, infatti, potrebbe scattare da un momento all’altro e uscire con commenti graffianti che creano danni strutturali permanenti.
Viceversa, quando si trova in uno stato di quiete, si trasforma nell’Artista del quotidiano, il fidato consigliere capace di svelarti le chicche più nascoste della tua città o la tua missione di vita.
Il mio consiglio è: ‘Amate un Poli (creativo)’, ma lasciatelo libero.

#4. Cattolica

Tutti noi abbiamo un amico che la frequenta e con lui abbiamo intavolato discorsi umanistici o socio economici. Quelli della Cattolica sono sentimentali e nell’intimità si rivelano amanti sorprendenti, anche se non sembrerebbe mai incontrandoli per strada o in birreria.
Sono piuttosto riservati, amano fantasticare da soli ma se devono frequentare qualcuno tendono ad andare d’accordo con quelli del Poli. Meno con quelli della Statale, un disastro con quelli della Bocconi.

#5. Bocconi

Sono ‘quelli che contano’, e non solo perché studiano Economia. Sono simili agli studenti della Cattolica, ma guai a voi a dirglielo che si incazzano come vipere. Molto curati nel look anche fuori dal loro ambiente, sono abituati a corridoi per i bagni che sembrano le hall del British Museum e a servizi da hotel cinque stelle. Sono piuttosto viziati e si comportano nella vita come se dopo la laurea li aspettasse il posto da amministratore delegato di una multinazionale. Per contro se escono la sera spesso sono loro a offrire e le loro sono forse le feste più belle, anche se tendono a considerare quelli delle altre università degli scappati di casa che rubano i portafogli.
Il loro asso nella manica? Quando avrete a che fare con un businesssaranno entusiasti di dare una mano e di trovare l’idea per farvi guadagnare un sacco di grano.

Per vivere al meglio le esperienze interuniversitarie, questi sono i nostri consigli spassionati:

  1. per una discussione o una conversazione che porta via tutta la serata scegli gente del Poli (Ingegneria);
  2. per partecipare a business game o intraprendere una start up, vai con i Bocconiani;
  3. sorseggia buona birra e discuti dell’ultima puntata di Breaking Bad con uno/a della Statale;
  4. fatti invitare a un pranzo domenicale o a una passeggiata distensiva da uno/a della Cattolica;
  5. gira per eventi, soprattutto del Fuorisalone durante la Settimana del Salone del Mobile, con quelli di architettura del Poli.

Postilla: ci scusiamo con gli studenti delle altre università se non li abbiamo nominati. Lo faremo un’altra volta.

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