“Di che storia hai bisogno?”. Il cantastorie di Sant’Eustorgio e la sua Milano da favola INTERVISTA

A Milano si va di corsa, di giorno come di sera, sempre, tranne che il giovedì in Piazza Sant’Eustorgio, dalle 18.30 in avanti, non tanto perché è finita l’Area C, ma perché spiccano il leggio e le storie di Luca Chieregato, con il cartello-invito per tutti: “Di che storia hai bisogno?”.

DAI MAGI AI DRAGHI.
Sant’Eustorgio è la piazza con la chiesa che raccoglie le spoglie dei Re Magi. Dalla stella cometa ai draghi il tempo è quello di circa 2000 anni e Luca Chieregato,  il cantastorie di Piazza Sant’Eustorgio, la sceglie ogni giovedì dalle 18.30 “perché è l’ora in cui finisce l’Ecopass”, scherza”, “ma soprattuto perché è spaziosa, non è molto battuta dagli artisti di strada, non è così centrale, è di passaggio ed è abbastanza larga per fermarsi, anche per permettermi di scaricare baule, sedie, scenografia, ed ha una bella atmosfera”.
Ma chi è il cantastorie di Piazza Sant’Eustorgio?

IL CANTASTORIE-PSICOLOGO.
40 anni, di Corsico “che è talmente attaccata a Milano che sono milanese anche io”, Luca Chieregato lavora in teatro da 20 anni e dopo una formazione presso il COMTEATRO – Scuola di teatro di Corsico con Claudio Orlandini ha intrapreso la strada dello scrittore, attore, regista, formatore in azienda. Oggi è un attore che scrive favole in scatola da 5-6 minuti ciascun -“sono troppo brevi per essere portate a teatro, abbastanza piccole da poterle ‘inscatolare’ e farne ‘Scatofavole’ illustrate dalla mia amica Alessia Bussini”.

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“Scendere in strada è stato un grande atto di coraggio preso in un’estate di grande dolore di quattro anni fa”, mi spiega mentre prepara le prove del suo spettacolo (Cyrano sulla Luna, fino al 13 maggio al Teatro Leonardo di Milano, N.d.r.), “Non sono un artista di strada e mi fa anche un po’ paura stare sul marciapiede per quattro ore e aspettare che qualcuno si fermi, ma allora non volevo stare fermo e da quel momento non ho più smesso. Che soddisfazione vedere grandi, adolescenti, bambini, sedersi davanti al leggio, chi sulle due sedie e chi per terra, rapiti. Qualcuno si commuove perché non si ricordava più che impressione fa farsi raccontare una storia”.

Nel carnet del cantastorie di Piazza Sant’Eustorgio ce ne sono più di 80, tutte scritte di suo pugno. Le sue preferite sono “Il Principe Senza”, “Inverno e Primavera” e “Il Povero Grigio”, “nata grazie a un’intuizione di mia figlia Linda che piace ed è virale perché è un tormentone. Una volta non mi hanno dato una multa a Lugano, in Svizzera perché mi hanno riconosciuto come quello del ‘Povero Grigio'”, eppure Luca non parte se non c’è l’ascoltatore che dà il via.

Ogni storia racconta “qualcosa delle nostre paure, che vengono superate perché affrontate nella parentesi tra il ‘C’era una volta tanto lontano’ e ‘Vissero per sempre felici e contenti'”, e per far partire quel meccanismo è necessario che l’ascoltatore dia il via. Ma è davvero questo il lieto fine di questo artista di strada a Milano?

MILANO STRADA APERTA. Di certo la storia di Luca apre una finestra sul tema dei buskers meneghini. “In questo Milano è una città all’avanguardia”, e mi spiega del portale Strada Aperta: “al pari ne hanno solo alcune città d’Europa”.

Per iscriversi è necessario caricare i propri dati sensibili, il proprio sito Internet, il portfolio dei propri lavori. A quel punto viene rilasciata una password e con quella si può accedere alla mappa della città, purché sia verde, cioè libera, nelle fasce orarie prescelte.

“Milano è mappata con oltre 400 postazioni ed il servizio è interamente gratuito” mi spiega Luca, che qui vede “quanto Milano stia riuscendo ad avere una sua identità senza soffrire delle tipiche lentezze italiane. L’imprenditorialità e la possibilità di snellire dei meccanismi è una direzione che ho potuto verificare come cantastorie: me ne sono accorto quando ho visto che Strada Aperta ha un numero di telefono, ma che non serve. L’ho usato solo per andare a trovare per vedere chi c’era dall’altra parte”. E conclude: “La grande sfida è attingere dalle risorse personali e virtuose per lasciare che l’esempio di uno faccia bene alla cosa pubblica per tutti”.

PERCHé UN CANTASTORIE A MILANO. “Il tema di ogni ‘Principe Senza’ delle sue fiabe è quella dello sviluppo personale: sciogliere una paura, usare le proprie risorse interne e sfoderare il coraggio”, spiega Luca. Certo, le fiabe hanno sempre funzionato così,  ma l’aspetto più intenso di questa storia è quello di vedere che una piccola porzione di Milano sa riconoscerle e vuole fermarsi per regalarsi del tempo.

“La mia scelta artistica e umana è: fermati un minuto. Io sono una persona inquieta e irrequieta, fermarmi sulla sedia ed aspettare è un esercizio zen”. E allora, più cantastorie nelle piazze di Milano e per tutti.

www.lucachieregato.it