I CONFINI di Milano: come sono cambiati nel corso del tempo (chi la voleva più grande, chi più piccola)

Napoleone la voleva grande, gli austriaci la volevano piccina

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la regione urbana di Milano secondo l'OCSE

La storia di Milano è segnata da continui ingrandimenti e rimpicciolimenti. In particolare Napoleone la voleva grande, gli austriaci la volevano piccina.

I CONFINI di Milano: come sono cambiati nel corso del tempo (chi la voleva più grande, chi più piccola)

Il 1757 gli austriaci deliberarono lo scorporo dei Corpi Santi dalla città di Milano, ossia di tutti i territori esterni alla cerchia dei bastioni.
Quel che toglie Maria Teresa lo rimette Napoleone che nel 1808 fece annettere a Milano tutti i 35 comuni posti entro 5 miglia da piazza Duomo, ma con il ritorno degli austriaci dal 12 febbraio 1816 i 35 comuni ritornarono autonomi e Milano tornò a coincidere con la cerchia dei bastioni.

Con l’unità d’Italia su istanza dell’amministrazione cittadina, il re venne convinto ad estendere i confini della città, che dal 1873 si estese a Barona, Calvairate, Gratosoglio, Monluè, Bovisa, Ghisolfa e San Siro.

Nel 1923 su iniziativa della giunta Mangiagalli vennero annessi a Milano 11 comuni allora indipendenti. Si tratta di Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino. Dopo alcuni mesi, furono annesse a Milano le frazioni di Lorenteggio e Ronchetto sul Naviglio. L’ultimo ingrandimento si ebbe nel 1925 con la frazione di Morsenchio ed alcune porzioni del territorio di San Donato Milanese.

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L’ultima variazione dei confini di Milano è avvenuta al ribasso. Nel 1932 il regime fascista decise di scorporare Poasco e una porzione dell’antico municipio chiaravallese dal comune di Milano, e assegnarle a San Donato Milanese.
Nonostante l’imponente sviluppo urbanistico, non si non si sono più avuti ampliamenti territoriali.

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