Art Basel a Milano

Lo scorso giugno ho passato due giorni a Basilea, 48 ore nel cuore pulsante del sistema per respirare quell’aria lì, quella che dà ossigeno ai misteriosi polmoni del mercato dell’arte.
Tutto organizzato secondo gli schemi più tradizionali e conosciuti ovunque, da noi in primis. La grande fiera (Art Basel), il percorso esterno “nella città” (Parcours) e la sua collaterale (Scope).

Se il percorso esterno “Parcours” si rivela immediatamente debole, con installazioni poco convincenti sparse in punti strategici della città e supportate da un esercito di personale addetto ad informazioni che pochi chiedono, la collaterale “Scope” si presenta discretamente, con un contenuto a tratti interessante purtroppo costretto in uno spazio che poco soddisfa le esigenze di una qualsiasi esposizione, tantomeno d’arte contemporanea.

Ma non è per questo che siamo tutti qui. Il motivo che ci spinge tutti, da ogni parte del mondo a raggiungere questa piccola cittadina svizzera ai confini con la Germania ogni anno in questi giorni è lei, Art Basel, protagonista indiscussa del nostro ristretto sistema senza confini.
E le aspettative non vengono disattese.

Il gotha dell’arte c’è tutto. New York presente in prima linea, una piccola “chinatown” newyorchese all’interno di Art Basel, a seguire tutti gli altri, da Londra alla Cina, al Sud America, insomma tutto il mondo qui a proporre il meglio del meglio, Italia compresa. Dal moderno al contemporaneo, non c’è spazio per la mediocrità. Qui tutto è al massimo. L’eccellenza on stage.

Entri nella sezione Unlimited, dove, come dice la parola stessa, non vi sono limiti all’arte, e ti perdi all’interno di installazioni interattive, sale di videoarte e grandi opere che solo qui puoi vedere, vivere. Un enorme parco giochi dell’arte, dove l’opera diventa esperienza e tu ne fai parte insieme agli altri.

Art Basel. Qui ti senti nella sala motori e nel salone delle feste allo stesso tempo, all’interno di una grande nave che solca i mari più aperti incurante delle tempeste esterne e delle profondità sommerse, oscure. Il mercato dell’arte va avanti comunque e dovunque. Il vento sempre a favore, soprattutto per chi la nave la guida già da tempo, o per chi ha da poco imparato a navigare. Pochi. Pochissimi. E li trovi tutti qui, nel privè del salone.

Scesa dalla giostra mi chiedo…perchè non a Milano?

Milano potrebbe ospitare una fiera di questa portata. Gli spazi ci sono, le strutture di accoglienza e i trasporti anche. Milano offrirebbe anche di più dal punto di vista culturale e turistico. Molto di più.

Ma Svizzera è ordine. Un ordinatissimo sistema di copertura e di facciata, un perfetto fornitore delle giuste garanzie. Quelle garanzie che tanto piacciono a chi decide di investire in beni di rifugio, l’arte in prima linea.
Italia è garanzia di instabilità.
Svizzera è garanzia punto. Ma non per molto. Il modello svizzero sta per gettare la maschera e mostrare il volto, vivere isolati non sarà facile per sempre quando ti trovi al centro dell’Europa.

Tralasciando le ovvie considerazioni, viene da chiedersi se davvero possa sorgere a Milano un appuntamento di portata internazionale al pari di Art Basel.

Milano in quanto “capitale trainante” del Paese con il più grande patrimonio artistico mondiale, si candiderebbe come la città ideale ad accogliere il sofisticato e autorevole sistema dell’arte contemporanea con tutto l’indotto che ne deriverebbe.
Una macchina discreta, affascinante e potente, capace di muovere molteplici dimensioni e connettere sistemi tra loro apparentemente distanti. Arte, cultura, creatività, turismo, finanza, economia.

E allora usciamo dal guscio e contrapponiamo all’ordine svizzero la nostra capacità di far accadere le cose. Se non in altri campi, almeno in quello dell’arte possiamo, anzi dobbiamo osare. Le potenzialità non mancano. Crediamoci e mettiamoci la testa. Milano può farcela.

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Giorgia Sarti
Giorgia Sarti, gravemente dipendente da tutto ciò che è arte, fondatrice di Spazio San Giorgio a Bologna e Whitelight Art Gallery a Milano, gallerista per vocazione. Laureata in Politica Internazionale e da sempre appassionata d’arte contemporanea inizia a Bologna per sbarcare a Milano promuovendo un progetto che supera i confini della classica galleria e invita a condividere vita, lavoro e tempo libero con spirito creativo. Milanese di nascita, residente a Bologna, è sulla via del ritorno.