Perché la Triennale non smette mai di stupire

Sarà che quando ci entri ti senti teletrasportato in un’altra dimensione, diciamo Londra o NY.
Sarà che vai oggi o vai domani, ci vai a colpo sicuro, perché c’è sempre, dico sempre, una mostra che ti sorprenderà, un artista che non conoscevi e ora sei felice di avere incontrato, un’idea che ti sbalordirà, una visione dell’oggi e del domani, per non parlare del passato, che ti aprirà nuovi orizzonti.

Sarà che alla Triennale di Milano si respira aria di libertà. Ci entri nel giorno in cui l’intolleranza è sulle prime pagine dei giornali e scopri che lì si parla di tolleranza e amore, di migrazioni e diritti umani.

Sarà che è nel cuore di Milano, e che ci sta come una signora elegante, un po’ defilata, che pur non amando troppo la scena ci si trova immancabilmente in mezzo, anche senza volerlo. Sarà che tutte le strade portano a lei, sia quelle pedonali, sia le ciclabili, le veicolari, le tranviarie, le sotto-tranviarie. 

Comunque sia, se esci a Milano, prima o poi ti ci trovi a passare e allora se hai qualche minuto pensi, perché no, proviamo a vedere che si dice in Triennale?

Così oggi ho scoperto che in Triennale la Terra è Inquieta, proprio come molti di noi, che ci sentiamo ancora un po’ Bernardo Soares, alter ego di quel Fernando Pessoa che invece di scrivere un romanzo ha scritto l’autoritratto di un se stesso pensatore e sognatore nell’indimenticabile Libro dell’Inquietudine. Quell’inquietudine che lascia questa meravigliosa mostra dove l’arte diventa testimone di vita e dell’immane tragedia che si perpetra da anni nel Mediterraneo, cimitero di chi cerca di raggiungere la Fortezza Europa.

Non ci sono parole per descrivere le emozioni più profonde, quelle che toccano le corde più interne di ognuno di noi, la paura, la speranza, la ricerca della felicità. Posso solo dirvi, lasciate che la vostra strada vi porti, per caso o per volere, alla Triennale di Milano, ne sarà valso il cammino.

 
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Francesca Spinola
Francesca Spinola. Giornalista, mamma di due teenagers, collaboro con la  Turner Television come Compliance Video Editor. Una tesi di laurea in Senegal, un’avventura da corrispondente estero dalla Libia, tanti anni da freelance con servizi dall’Africa, dal Brasile, dalla Turchia, pubblicati su diverse testate, dal Time Magazine a Vanity Fair, dall’Espresso a Repubblica, al Tempo e via così. Una passione per i viaggi, romana di nascita, cittadina del mondo, milanese d’adozione.