Papaveri e papere: dai community garden ai parchi griffati il futuro di una Milano sempre più VERDE

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Milano è verde? Non stiamo parlando delle linee della metro ma del patrimonio arboreo della città. Spesso non abbiamo una percezione chiara delle potenzialità del nostro territorio in termini di spazi verdi, anche perché i grandi parchi sono disposti alla periferia della città, e quindi spesso poco toccati dalla nostra routine quotidiana. Bisogna andarci apposta insomma, e se non si è appassionati di jogging o genitori premurosi in cerca di un’oasi per i delicati polmoni della prole, spesso non ci facciamo proprio caso.

verdeMilano è al verde

Milano ha in realtà un patrimonio di verde pubblico di circa 24 milioni di mq all’interno di circa 3.000 località censite che comprendono parchi storici, parchi, giardini, verde stradale, piazze e così via. Non pochissimi insomma, ma comunque insufficienti ad assorbire le nubi tossiche che produce quotidianamente e a garantire ai suoi abitanti il sacrosanto diritto alla salute. Per questa ragione negli ultimi anni il Comune ha deciso di investire sul verde, pubblico e privato, puntando a rendere Milano niente di meno che la capitale europea della forestazione urbana.

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Diversi i progetti in campo. C’è di tutto un po’ – tetti verdi, raggi verdi, fiumi verdi, boschi verticali, foreste orbitali, edilizia sostenibile, orti urbani, giardini condivisi e corti condominiali – ogni centimetro quadrato e anche cubo può essere una risorsa per la città. Secondo Stefano Boeri, ex assessore all’Ambiente della Giunta Pisapia e “papà” dei celeberrimi Boschi Verticali, l’Area Metropolitana Milanese potrebbe addirittura raddoppiare da qui al 2030 il numero di alberi esistenti, raggiungendo la percentuale del 25% di superfici boschive.

verdeSi va dai progetti più patinati di CityLife e Porta Nuova, quasi in dirittura di arrivo, a quelli ancora in erba, più complicati, delle aree periferiche del Quartiere Adriano e Porto di Mare. E soprattutto al faraonico progetto di riqualificazione degli Scali Ferroviari, che prevede di destinare a verde almeno il 50% della superficie di ciascuno scalo, e sul 90% della superficie totale un sistema continuo di parchi, boschi, oasi, frutteti e giardini a uso pubblico legati tra loro dai corridoi ciclabili realizzati sulle fasce di rispetto dei binari ferroviari. In questo modo, secondo i progettisti, si creerebbe a Milano uno spazio verde grande tre volte il Parco Sempione all’interno della città

Regole chiare per il pubblico e il privato

verdeIl Comune di Milano sta provando ad innovare in maniera significativa anche le modalità di gestione del verde pubblico affiancando al modello tradizionale (il grande appalto di gestione globale) modalità differenti di aperture verso i cittadini, le associazioni e le imprese. Secondo Pierfrancesco Maran, questa è una scelta coerente con la storia della città, che ha visto nascere dall’iniziativa associativa grandi parchi urbani come il Parco Nord, il Bosco in Città e il Parco delle Cave, oltre che una scelta economica necessaria. Ad esempio, e non a caso, si è scelto di affidare al Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra il Parco di Porto di Mare, con l’obiettivo di sottrarlo allo spaccio e di renderlo frequentabile.

Norme chiare, regole inderogabili, modelli da seguire validi per tutti i soggetti coinvolti sono contenute nel nuovo regolamento del Verde varato nel dicembre del 2017. Questo rappresenta un passo molto importante per Milano perché si è fatta la scelta di considerare il verde, sia quello pubblico sia quello privato, “bene comune”, definendolo come un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo sostenibile della città

verdeOccuparsi del proprio orticello ora non è più un tabù. Se solo pochi anni fa ottenere dal Comune il permesso di creare orti e giardini là dove c’era solo vuoto e abbandono era un’impresa quasi impossibile, ormai i cittadini sono a pieno titolo fra i protagonisti nella gestione e della rigenerazione degli spazi verdi della città, come nel caso dei giardini e degli orti condivisi. E sono molte le persone che hanno scelto di rimboccarsi le maniche: ad oggi sono stati riqualificati 50.000 metri quadri di suolo cittadino, che giacevano nel degrado e nell’abbandono. E altro verde verrà dal Bilancio Partecipativo, che ha premiato un progetto tutto green: la creazione di un corridoio ecologico che dovrebbe collegare tra loro le aree verdi che si trovano a ovest del Parco Nord.

verdeL’orto del vicino (non) è sempre più verde

Ma non facciamo di ogni erba un fascio. Di strada da fare ce n’è ancora tanta, a fronte di programmi e dichiarazioni di intenti Milano deve ancora correre parecchio per raggiungere risultati comparabili agli esempi più virtuosi di Stoccolma, Amburgo e Copenaghen, città vincitrici del premio di Capitale Verde – European Green Capital Award. Forse si sta però imboccando quella giusta.

E i milanesi che ne pensano? Preferiscono le aiuole di design sullo stile della prezzolata Biblioteca degli Alberi – che pochissimi peraltro hanno potuto apprezzare dal momento che aprirà ufficialmente solo a fine estate – o un bel fazzoletto di terra vera dove sporcarsi ben bene le mani? Sono affezionati alle nobili geometrie del Parco della Guastalla o privilegiano una lucciolata serale al Parco delle Cave? Meglio gli Orti Fioriti di City Life o gli Orti Comunitari di via Padova? Parco Sempione lo diamo un po’ per scontato, data anche la nota vocazione del milanese per l’aperitivo e la prossimità con l’Arco della Pace.

verdeLo sai che i papaveri son alti alti alti, recitava la canzone. E anche se la domanda può apparire un po’ retorica, non è detto che il finale non riservi qualche sorpresa. Seguiteci lungo questo percorso nel verde di Milano, tra gli alti papaveri usciti dagli studi di architettura e i brutti anatroccoli che stanno cercando la loro strada. E molti di loro, ci scommettiamo, l’hanno già trovata.

ROBERTA CACCIALUPI