Le Milan Plaques: le targhe degli abitanti Illustri di Milano (MAPPA)

Ricordo quando ero a Londra e nelle interminabili passeggiate che facevo lo sguardo si posava assai spesso su delle targhe blu, dalle scritte bianche, recanti i nomi di personaggi più o meno famosi che all’interno di quelle mura avevano trascorso tutta o parte della loro vita.
Sono le London Blue plaques, targhe commemorative dedicate a personaggi storici che hanno abitato dietro quei muri di cui si occupano organismi come la English Heritage, che nel 2016 ha celebrato il 150’ anniversario con la posa di una nuova targa. Le blue plaque esistono dal 1867 e da allora sono diventate in tutta Londra circa 900. La prima, posata era dedicata al poeta George Byron.

Poiché Milano, come Londra, è una città che ama ricordare e ripercorrere la sua storia anche attraverso quella dei suoi illustri abitanti, noi di MCS abbiamo pensato di suggerirvi un percorso della città da fare rigorosamente a piedi (viva lo “slow motion”, che non inquina e non fa sudare), attraverso le targhe commemorative di famosi personaggi e che in città sono tante, anche se spesso passano inosservate.

Allora, in un tentativo di unire e trovare un filo rosso che collega la Milano che cambia e si trasforma con la Milano che ha visto la storia passare fra le sue mura grazie alla presenza di alcuni dei grandi del mondo, vogliamo proporre una passeggiata alla ricerca delle targhe di politici di spicco, di grandi compositori e musicisti, di scrittori e poeti, di artisti, di registi e attori. Di seguito trovate i nostri suggerimenti, per gli altri perché non pensare a una bella caccia al tesoro estiva?

Partendo da zona Porta Volta, in un’area dominata oggi dall’imponente piramide di vetro della nuovissima Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli, dopo una visita alla nuova costruzione, vi suggeriamo una sosta alla Trattoria della Pesa dove fra un risotto e un bicchiere di vino, alzando lo sguardo, incastonata fra Viale Pasubio e Via Maroncelli, troverete una targa in memoria di Ho Chi Min, rivoluzionario e uomo politico vietnamita, presidente del Vietnam del Nord fino alla morte che sostenne l’azione del Viet-cong contro il governo di Saigon appoggiato dagli USA, recante la seguente scritta “Questa casa fu frequentata dal presidente Ho Chi Min durante le sue missioni internazionali negli anni ’30, in difesa delle libertà dei popoli. Nel centenario della nascita 1880 -1990.”

In pieno quadrilatero della moda, non appena le vetrine vi avranno stancato, alzando lo sguardo in Viale Manzoni troverete una targa a Giuseppe Verdi, il più famoso compositore italiano, ancora oggi ammirato in tutto il mondo, che nacque a Le Roncole, vicino Busseto (Parma) il 10 ottobre 1813. A lui in città sono dedicate ben due targhe anche se i luoghi di Verdi a Milano sono innumerevoli a cominciare dalla Casa di riposo per Musicisti in piazza Buonarroti. Le targhe si trovano: la prima al Carrobbio, in via Cesare Correnti 15, dove il ventiseienne compositore va ad abitare nel 1839 con la moglie Margherita Barezzi e il figlioletto di un anno che moriranno poco dopo. La seconda lapide è in via Manzoni 29, sulla facciata del Grand Hotel Et De Milan che dal 1872 lo ospita quand’è in città, nella suite 105, dove muore il 27 gennaio 1901. Verdi, anche se non fu ammesso al Conservatorio di Musica di Milano avendo già superato il limite d’età, maturò in questa città una formazione musicale più profonda quando dal 1832 al 1835 decise di studiare contrappunto con Vincenzo Lavigna che era stato clavicembalista al Teatro La Scala. Per il primo anno di studi Verdi usufruì di un finanziamento da parte di Barezzi, mentre negli anni successivi ottenne un considerevole aiuto economico da una borsa di studio del Monte di Pietà di Busseto. A Milano Verdi fu un assiduo frequentatore di teatri e in questo modo ebbe la possibilità di conoscere il repertorio operistico del suo tempo.

Poco distante da Viale Manzoni, in via Grossi 2, a venti metri da dove nel 1867 verrà inaugurata la Galleria Vittorio Emanuele II, è ospite dal 30 luglio al 26 settembre 1823 Giacomo Leopardi, messo sotto contratto dal tipografo Antonio Fortunato Stella (futuro editore delle sue Operette morali) per curare due antologie letterarie e un commento al Canzoniere petrarchesco. Proprio Milano, nel lontano 1816 aveva offerto al giovane contino recanatese la possibilità di pubblicare il suo primo scritto di un certo valore (la traduzione del primo libro dell’Odissea). Attenzione però alle parole che usa Leopardi per descrivere il suo soggiorno a Milano, la città non ne esce molto bene, ma forse è un invito a riflettere che ancora oggi potrebbe non far male alla nostra città.“Qui mi trovo malissimo e di pessima voglia”, scrive a Pietro Brighenti l’8 agosto ’25; “Io vivo qui poco volentieri e per lo più in casa, perché Milano è veramente insociale”, ribadisce a Carlo Antici il 20 agosto ’25; e infine, scrivendo il 7 settembre ’25 sempre a Carlo, traccia un giudizio impietoso sul proprio soggiorno: “Quel che ti scrissi di Milano [che fosse “uno specimen di Parigi”], fu una mia osservazione precipitata. Il fatto si è che in Milano nessuno pensa a voi, e ciascuno vive a suo modo anche più liberamente che a Roma. Qui poi … non v’è neppur una società fuorché il passeggio ossia trottata, e il caffè … Roma e Bologna, in questo, sono due Parigi a confronto di Milano. Vedi dunque quanto io era lontano dal provare il senso dello scoraggiamento per non poter far figura in un luogo dove nessuno la fa, e dove centoventi mila uomini stanno insieme per caso, come centoventi mila pecore.” (Da Internet culturale, Viaggio nel testo di Giacomo Leopardi).

Vicino alla pluri-visitata Basilica di Sant’Ambrogio ecco una chicca per voi che amate scoprire Milano anche attraverso le persone che la hanno vissuta e le targhe che le ricordano. Una targa in particolare ricorda che Francesco Petrarca ha soggiornato a Milano per sei anni dal 1353, in via Lanzone 53, dove oggi c’è il collegio delle Congregazione delle Orsoline di San Carlo. L’istituto Orsoline di San Carlo ha sede dal 1844 in un edificio con chiostro interno che racchiude diversi reperti di valore artistico. L’antica Chiesa, dedicata a San Michele sul Dosso, è il cuore dell’Istituto. La sua origine, forse in età longobarda, si perde tra storia e leggenda. L’attuale aspetto architettonico risale al XV secolo e lo stesso Francesco Petrarca, in una sua lettera, documenta di aver abitato in una casa vicino alla chiesa, di fronte alla Basilica di Sant’Ambrogio.

Facendo un salto nel tempo – per non dimenticare che anche il ‘900 è stato un secolo di grandi personaggi – scopriamo che dai 15 ai 21 anni, cioè dal 1894 al 1900, un altro personaggio leggendario risiede a Milano con la famiglia, in via Bigli 21 angolo via Manzoni, come certifica una lapide sul palazzo. È Albert Einstein il cui padre Hermann, per chi abbia voglia di farsi un giro al Cimitero Monumentale, è lì che è sepolto il padre di cotanto scienziato, era emigrato da Monaco di Baviera per avviare nel 1889 una ditta di motori elettrici e dinamo in via Antonio Lecchi 16, in zona Naviglio Pavese. Il futuro Nobel per la Fisica 1921 ama la città, ma soprattutto le solitarie camminate nella Pianura Padana: una volta attraversa addirittura l’Appennino a piedi, con una lunga marcia da Voghera a Genova.

Altra scoperta inaspettata: dietro a piazza Duomo, in via Armorari 4 angolo via Cesare Cantù, nel palazzo all’epoca temporaneamente trasformato in ospedale dalla Croce Rossa statunitense, nell’estate 1918 trascorre tre mesi di convalescenza dopo essere stato ferito dagli austriaci a Fossalta, lungo l’argine del Piave, uno dei tanti eroici “ragazzi del ‘99”: il volontario barelliere Ernest Hemingway, futuro premio Nobel 1954 che si innamora di un’ infermiera, l’americana d’origine tedesca Agnes von Kurowsky, che alla fine non mantiene la promessa di sposarlo. La loro passione ispirerà nel 1929 uno dei romanzi più celebri di Ernest, Addio alle armi.

A Milano hanno vissuto a lungo altri due Nobel per la Letteratura: in corso Garibaldi 16 il ragusano di Modica Salvatore Quasimodo (premiato nel 1959), che dal ’41 fino alla morte nel 1968 insegna Letteratura italiana al Conservatorio Verdi. E in via Bigli 15 il genovese Eugenio Montale (premiato nel 1975), assunto a 52 anni nel 1948 come redattore ordinario al Corriere della Sera. Arturo Toscanini vive in via Durini 20, dietro a San Babila, dal 1908 al 1957 (con la sola interruzione di un periodo trascorso in America per ragioni politiche durante il fascismo) nel seicentesco Palazzo Mombelli, l’unico in città con un fascinoso balcone andaluso in ferro battuto sopra al portone.

In via Solferino, ma al civico 27, c’è anche la prima casa (dal 1887 al 1900) di Giacomo Puccini, poi trasferitosi, sempre in affitto, di fianco alla Scala, in via Verdi 4, all’ultimo piano del quattrocentesco Palazzo Talenti. In effetti il compositore aveva già abitato a Milano da ragazzo. In Via Solferino nacquero i canti immortali di Manon Lescaut, Boheme e Tosca. In Corso Venezia 23 visse Filippo Tommaso Marinetti, c’è una lapide ad indicare che lìi nel 1905 vi fondò la rivista Poesia, organo ufficiale del Futurismo.

Naturalmente non si può chiudere una carrellata di personaggi famosi che hanno vissuto a Milano e che la città ricorda con delle targhe, senza citare il milanesissimo Alessandro Manzoni. Al sommo scrittore sono dedicate parecchie targhe sui palazzi, da quella in via Visconti di Modrone 16 (dov’è nato nel 1785) fino a quella in via Gerolamo Morone 1 (dov’è morto nel 1873), la sua casa-museo restaurata e a due passi dalla Scala.

Fra i grandissimi personaggi storici e condottieri poi va ricordato anche Napoleone Bonaparte entrato a Milano per la prima volta nel maggio 1796, che dimora con i suoi generali e la moglie Giuseppina a Palazzo Serbelloni in corso Venezia 16, proprio dove fino al 2010 c’è stata la sede del Circolo della stampa. Nel 1805, in Duomo, si proclama re d’Italia ponendosi sul capo la corona ferrea di Carlo Magno, poi va a vivere nella reggia di Monza e lascia la Villa Reale di via Palestro al vicerè Eugenio Beauharnais, figlio di primo letto di Giuseppina. Ma resta comunque legatissimo alla città e ai milanesi, ai quali regala, oltre a molte innovazioni urbanistiche, un po’ di frescura estiva facendo piantare migliaia di platani.

Naturalmente abitò a Milano anche il più grande di tutti i tempi: Leonardo Da Vinci (1452 – 1519). Lodovico il Moro lo chiamó per venire a casa sua nel 1482 e Leonardo da Vinci stette lí per quasi 20 anni. Lasció molte della sue opere d’arte a Milano, per esempio il Codex Atlanticus, che adesso risiede nella Biblioteca Ambrosiana e L’Ultima Cena nella Chiesa Santa Maria delle Grazie.
(credits Milano Post – Internet Culturale)

 

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