Più abitanti vivono in città più gli stati sono ricchi: i motivi di un successo planetario

il secolo delle città

Di cosa sono le città-stato e della loro storia abbiamo parlato, e parleremo.
Del perché Milano merita questa effigie pure, ed è ciò per cui esiste questo progetto e questo magazine.
Ma facciamo un passo indietro, e soffermiamoci per un momento, il tempo di questo articolo, sul concetto di città, sulla sua genesi e la sua fenomenologia.

il secolo delle città
Lo skyline di Manhattan a New York, la numero uno tra le alpha cities

 

Più abitanti vivono in città più gli stati sono ricchi

Lo stato più ricco del mondo è il Qatar. Il secondo è Lussemburgo, il terzo Singapore.
Cos’hanno in comune queste tre nazioni? La percentuale di abitanti che vive nelle città, prima di tutto: il 99,32% in Qatar, il 90,73% in Lussemburgo, il 100% a Singapore, oggi la città-stato per antonomasia.
Al contrario, per i tre stati più poveri del mondo le percentuali sono le seguenti: il 40,6% nella Repubblica Centrafricana, il 43,5% nella Repubblica Democratica del Congo e il 12,7% in Burundi, tutti sotto la soglia del 50% di abitanti che vivono in città.
Comparando il PIL di ogni stato africano con la sua percentuale di urbanizzazione, scopriamo che i due indicatori sono praticamente direttamente proporzionali.

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Le due mappe che mostrano il PIL e l’urbanizzazione degli stati africani collimano

 

Il 50% degli esseri umani vive sull’1% delle terre

Le città non creano automaticamente benessere e il benessere non crea automaticamente nuove città, ma esiste una connessione diretta tra i due concetti.
Potrebbe risultare strano il fatto che gli esseri umani scelgano di abitare le città: il costo della vita è maggiore, la qualità dell’aria è peggiore, gli ambienti sono più affollati, ci sono più crimini e le malattie si diffondono più facilmente.
Se, per assurdo, l’intera popolazione umana si distribuisse equamente tra tutte le terre emerse ed abitabili, ognuno di noi avrebbe 5 acri (20’000 metri quadrati) a sua esclusiva disposizione.
Nella realtà, invece, il 50% degli esseri umani vive sull’1% delle terre. Al 2017, le città comprendono il 54% della fauna umana. Nel 1963, la quota era al 34% del totale. Il futuro è delle città, siamo nel secolo delle città. L’urbanizzazione sta forgiando il mondo.
Ma per quale motivo esistono, le città?

Homo Sapiens ha vissuto per migliaia di anni come cacciatore-raccoglitore. Geneticamente, siamo ancora cacciatori-raccoglitori, dato che abbiamo cambiato il nostro biotopo troppo rapidamente.
Inizialmente gli uomini dovevano lottare per il cibo, e va da sé che erano naturalmente transumanti. 12.000 anni fa, però, abbiamo iniziato a padroneggiare la coltivazione. L’addomesticamento delle piante ha permesso agli esseri umani di stanziarsi in un luogo preciso, ma l’agricoltura primordiale era ben diversa da quella odierna.
Mancavano le conoscenze, e quindi le tecnologie. La prima evidenza di un terreno solcato con l’aratro, un processo che aumenta drasticamente la resa del raccolto, risale a circa 5000 anni fa. Sono servite altre migliaia di anni per far sì che l’uomo riuscisse ad addomesticare ed allevare efficacemente anche solo i buoi per trainare gli aratri.
Agli albori dell’era agricola, praticamente ogni essere umano doveva dedicarsi alla terra, per una mera questione di sopravvivenza: il lavoro di una persona provvedeva alla sussistenza di una persona.
Col passare dei secoli, e il progressivo avanzamento della tecnologia in questo ambito, oggi siamo arrivati a far sì che il lavoro agricolo di una persona possa provvedere al sostentamento di altre 155. Abbiamo raggiunto un’efficienza tale da permettere che basti lo sfruttamento di 1 acro di terreno per sfamare una persona.

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Il paesaggio del Parco agricolo Sud Milano

 

Nel corso della storia, i grossi centri urbani hanno seguito una precisa tendenza: la Legge di Zipf

Tornando agli esordi, nel momento in cui la fatica di un singolo agricoltore ha iniziato ad essere sufficiente per nutrire più persone, queste hanno iniziato ad avere del tempo libero dalla lotta per la sopravvivenza: questo è stato il punto di svolta per l’umanità.
Senza questo fattore cruciale, saremmo ancora nella preistoria.
Il surplus di cibo e lo sviluppo delle città hanno condiviso un destino intrecciato. Senza surplus, non sarebbe stato possibile per gli uomini vivere in grossi conglomerati urbani, perché occorreva riservare uno spazio enorme alle coltivazioni. Grazie al surplus, le persone liberate dall’impegno agricolo hanno potuto sviluppare la lingua, la letteratura, la scienza e quindi portare a tutti gli avanzamenti tecnologici che hanno costruito il mondo di oggi.

Con gli uomini che man mano sceglievano il posto migliore dove vivere, la crescita delle città è in realtà avvenuta seguendo un processo del tutto naturale: nel corso della storia, i grossi centri urbani hanno seguito una precisa tendenza.
Nel 1800, la città più popolosa d’Europa era Londra (1 milione di abitanti). Nel 2018, la città più popolosa rimane Londra (8.78 milioni di abitanti). Al secondo posto, troviamo Parigi sia 200 anni fa, sia oggi.
Le città che erano grandi un tempo tendono ad essere grandi tuttora, al netto degli sconvolgimenti geopolitici e climatici, insomma non cambiano da sole.
Hong Kong, per dire, ha cambiato faccia a causa dell’occupazione inglese; San Francisco negli anni della corsa all’oro; Washington DC da quando è stata designata come capitale degli Stati Uniti.
Questa non è neanche l’evidenza maggiore di quanto sia stato naturale lo sviluppo delle città.
Secondo i dati dello US Census Bureau, la città più popolosa degli USA è New York, con 8.5 milioni di abitanti, poi Los Angeles, con 4 milioni di abitanti: la metà. Successivamente abbiamo Chicago a 2.7 milioni, Houston a 2.3, Phoenix a 1.6: un terzo, un quarto e un quinto di NY.
E’ davvero sbalorditivo constatare quanto spesso questa proporzione sia ripetuta nelle città di tutto il mondo.
Andiamo in Germania: abbiamo Berlino a 3.5 milioni di abitanti, poi Amburgo a 1.8 (la metà), Monaco di Baviera a 1.4 (un terzo), Colonia a 1 (circa un quarto), Francoforte a 0.7 (un quinto).

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Una spettacolare veduta aerea di Tokyo

Le più grosse anomalie in questa distribuzione le troviamo nei paesi e nelle aree in via di rapido sviluppo, come a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti, ma questa regola, la legge di Zipf, non vale solo per una buona parte delle nazioni umane: la ritroviamo nella distribuzione delle parole in un libro, nelle fasce di reddito delle persone in uno stadio, nelle frequenze del biosonar dei delfini.
Tutto questo per dire che, a livello macroscopico e al di là della legge di Zipf, le masse umane, i popoli, seguono processi superiori e ancora inafferrabili, completamente connessi con ciò che chiamiamo natura: vale anche per le città, dove grandi gruppi di persone si sono “liberamente” distribuite in maniera sistematica.

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Arterie autostradali a Los Angeles

 

Uno dei vantaggi decisivi delle città è che consentono a innumerevoli tipi di attività di localizzarsi l’una vicina all’altra

La nascita e l’esistenza stessa di una città possono essere garantite solo se i benefici superano gli svantaggi.
Come detto, prima del surplus alimentare, c’erano ben pochi vantaggi nell’aggregarsi a vivere nel medesimo luogo, e un grosso svantaggio: il lungo tragitto necessario a raggiungere le terre agricole, al tempo in cui camminare era per di più l’unica maniera per spostarsi.
Da tempo, i benefici del vivere in città crescono continuamente, e per questo sempre più persone scelgono questa via.
Uno dei vantaggi decisivi delle città è che consentono a innumerevoli tipi di attività di localizzarsi l’una vicina all’altra. Le persone quindi si trasferiscono in città per trovare lavoro, le aziende si trasferiscono in città per avere maggior possibilità di scelta delle risorse e quindi di crescita.
Oggi, le grandi metropoli tendono a specializzarsi e a raggruppare in loro i più grandi esponenti di un determinato settore. Così, Los Angeles è il perno dell’industria dell’intrattenimento, Boston è il fulcro per la ricerca medica, Dusseldorf è un hub delle telecomunicazioni, Singapore un centro dell’industria finanziaria.
Il motivo per cui tutti i giganti del medesimo settore tendono ad aggregarsi nello stesso luogo è la facilitazione nell’avere accesso ad altri servizi. Per questo, grandi aziende rivali come Vodafone, Deutsche Telekom e AT&T hanno tutte importanti quartier generali a Dusseldorf, città dove possono lavorare a stretto contatto con altri attori come Nokia, Google e LG, che sviluppano i telefoni per cui poi loro offriranno i piani tariffari più congeniali.
Tutto ciò porta ad una maggiore collaborazione e ad una maggiore efficienza, a vantaggio del consumatore.

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Hafen, il centro economico di Dusseldorf

 

Gli inconvenienti delle città

Si viene quindi a creare un’economia di scala quando più attività si concentrano in un unico punto.
Ovviamente, non conviene a tutti i tipi di attività localizzarsi alla cieca in città, perché ci sono casi in cui gli svantaggi supererebbero i benefici: non troverete mai un’industria automobilistica in centro a Manhattan. Questa industria avrebbe certamente dei vantaggi, come il più facile accesso a personale altamente specializzato, la vicinanza ad altre attività, i costi di trasporto ridotti grazie alla prossimità al cliente finale, ma gli inconvenienti sarebbero enormi, perché nel nostro caso, dato che costruire a Manhattan costa 125 dollari al metro quadro, ad un’ipotetica azienda come Tesla erigere una sua infrastruttura media costerebbe 200 milioni di dollari solo per il terreno.
I benefici non supererebbero mai gli svantaggi, ed è questa la causa principale del clamoroso declino di una città come Detroit, storico punto nevralgico per l’industria automobilistica, finché i produttori non hanno pensato di delocalizzare i propri impianti fuori dal centro cittadino, per ridurre i costi. Insieme ai produttori, sono scappati anche gli abitanti, ed è così che la popolazione detroitiana è in calo da decenni.

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Venezia, uno dei più grandi centri economici della storia, vista dallo spazio

 

Solo 200 anni fa, i nostri piedi erano il più diffuso mezzo di trasporto

Le città esistono perché sono efficienti. Se dieci persone volessero comprare un determinato prodotto, e fossero sparse su una vasta porzione di territorio, il produttore dovrebbe sostenere importanti costi di trasporto per soddisfare la domanda. Ma se, ad esempio, otto di queste persone vivessero nello stesso luogo, il produttore farebbe bene a trasferire le sue strutture vicino ad esso, così da poter assorbire pienamente i costi di trasporto per soddisfare le due persone lontane, col suo bacino d’utenza principale facilmente raggiungibile, con spese ridotte: per questo, Amazon posiziona i suoi magazzini nelle immediate vicinanze dei grandi centri urbani.
Anche solo 200 anni fa, i nostri piedi erano il più diffuso mezzo di trasporto. Se oggi possiamo percorrere 100 chilometri in un’ora, 200 anni fa nella maggior parte dei casi di chilometri ne potevamo percorrere 5, quindi l’impulso a stabilirsi nelle vicinanze di importanti snodi commerciali era rilevante. Nell’epoca attuale si sta sviluppando il concetto dei sobborghi, ma, ancora, la stragrande maggioranza degli individui sceglie di vivere nelle città.

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Il porto di Shanghai con la città sullo sfondo

 

La costante crescita e trasformazione delle nostre città, in metropoli e megalopoli sempre più mastodontiche, è un processo inarrestabile

La separazione e la specializzazione dei lavoratori sono stati decisivi per forgiare ciò che è il nostro mondo odierno: se io sono in grado di produrre una matita in 60 minuti e un foglio in 30 minuti, mentre un’altra persona produce una matita in 30 e un foglio in 60 minuti, separati potremmo ottenere una matita e un foglio a testa in 90 minuti; insieme, potremmo avere due matite e due fogli in 60 minuti. Questa è l’essenza del commercio e il motivo per cui è vantaggioso. La specializzazione permette agli esseri umani di ottenere di più senza spendere di più, in termini di tempo, fatica e denaro: le città rendono questo processo ancora più semplice, ecco perché sono efficienti.
E’ il principio di minima azione verso cui gli uomini naturalmente convergono, e grazie ai modelli che abbiamo sviluppato nel tempo, siamo arrivati ad avere le città.
Certamente, la vita nelle campagne è sempre esistita e dovrà continuare ad esistere, ma altrettanto certamente la costante crescita e trasformazione delle nostre città, in metropoli e megalopoli sempre più mastodontiche, è un processo inarrestabile, che andrà capito, afferrato e guidato.

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Rendering della Terra e delle luci della città

Le città non creano benessere e il benessere non crea le città, ma le città rendono il benessere possibile, o per lo meno più accessibile.
Le città sono efficienti, ed è l’efficienza a creare il benessere, per questo le persone costruiscono le città: è la Natura, baby.

 

HARI DE MIRANDA

 

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