Vite parallele: il macellaio di Milano e l’anarchico assassino

Si dice che il battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Non sappiamo se sia vero o no, quello che è certo è che delle cannonate contro i cittadini possono cambiare le sorti di un’intera nazione. Le cannonate sono quelle di Bava Beccaris. O, meglio, quelle dell’esercito che comandava per reprimere i moti del 1898.

Il 6 maggio 1898 in seguito alla decisione del governo di aumentare le tasse sul macinato iniziarono i primi disordini e si registrarono i primi due morti, uno dalla parte dei dimostranti e uno tra i poliziotti. Il giorno successivo i manifestanti erano oltre trentamila e prepararono delle barricate presso diversi punti della città. Sull’altro fronte fu proclamato lo stato d’assedio e il generale Bava Beccaris investito di pieni poteri predispose il suo campo base in una tenda a Piazza del Duomo.
La situazione precipitò domenica 8 maggio. Le truppe di Bava Beccaris si portarono contro le barricate e il generale fece aprire il fuoco in Porta Ticinese, provocando altri morti. L’artiglieria entrò in azione in altri punti della città. Non si seppe mai con precisione il numero di morti: le stime variano da cento a quattrocento.
Per la violenta repressione Bava Beccaris fu soprannominato “il macellaio di Milano” e gli venne conferita la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia. Il capo del governo, Antonio di Rudinì, gli telegrafò: «Ella ha reso un grande servigio al Re e alla patria».

Anche il Re lo ringraziò pubblicamente e il generale ottenne un seggio al Senato il 16 giugno 1898.

Ma l’uragano causato da quelle cannonate ebbe inizio oltre due anni dopo.
29 luglio 1900: il re Umberto I viene invitato a Monza per onorare con la sua presenza la cerimonia di chiusura di un concorso ginnico. Sebbene fosse solito indossare una maglia protettiva sotto la camicia, a causa del gran caldo, quel giorno il re non la indossò. Tra la folla c’era anche Gaetano Bresci, un anarchico toscano emigrato negli Stati Uniti. In tasca aveva una rivoltella.

Verso le 22.30 il re si recò verso la carrozza mentre la folla applaudiva e la banda intonava la Marcia Reale.
In mezzo alla confusione, Bresci fece un balzo in avanti e sparò alcuni colpi in rapida successione. Umberto venne raggiunto a una spalla, al polmone e al cuore. Ebbe appena il tempo di mormorare: «Avanti, credo di essere ferito», prima di cadere nella carrozza ormai privo di vita.

Bresci venne processato il 29 agosto, fu condannato all’ergastolo ma morì suicida il 22 maggio 1901. Alla domanda sulle ragioni del suo gesto rispose di aver ucciso il re per vendicare le cannonate di Bava Beccaris.

1 COMMENTO

  1. Bravo Gaetano, eroe dell’Italia e simbolo della reazione del popolo oppresso contro tiranni e assassini. Ci vorrebbe una statua di Bresci in ogni città italiana.

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