La villa liberty in piazzale Baracca: storia di un principe e di uno chalet bavarese

In quella che oggi è la via Toti n.2 (naturale continuazione dell’attuale piazzale Baracca) sorge un palazzo di 5 piani degli anni cinquanta.
A ben guardare però si nota come il piano terra e il primo piano siano di stile ed epoca ben diversi: è ciò che rimane di quella che all’inizio del novecento era una villa nobiliare.

Alla fine dell’Ottocento questa zona di Milano, destinata a nuova urbanizzazione, era ancora caratterizzata da ortaglie e terreni agricoli pronti per la speculazione edilizia. La porta Vercellina o Magenta, che si apriva nella cinta muraria di epoca spagnola, era stata demolita a partire dal 1895, e identica sorte subivano progressivamente le possenti mura difensive, permettendo così di unire due territori separati. In questo contesto urbano in forte mutamento, un nobile austriaco commissionò la costruzione di un caratteristico villino che ben si contestualizzasse con l’aspetto ancora campestre del circondario, per meglio seguire le proprie passioni amorose in terra milanese.

Ufficialmente, l’area sulla quale doveva sorgere l’edificio di due livelli affacciato sul piazzale Magenta e sul tratto di strada ancora detto dei Bastioni di porta Sempione, era stata acquistata nel 1905 da un certo Umberto Locarno, che secondo quanto risulta, altri non era se non un prestanome di un non meglio identificato principe d’austria-ungheria, il cui nome rimase per vari motivi segreto, cosa che ha fatto anche pensare alla presenza, in questa strana committenza, di uno dei tanti figli illegittimi dell’imperatore Francesco Giuseppe.

Il principe, tuttavia, abitò la residenza milanese, terminata nel 1909, solo per pochi anni, trovando la morte nel 1914, in una delle battaglie polacche della I guerra mondiale.
La progettazione dell’edificio, pensato come una piccola villetta in stile liberty, fu affidata all’architetto Gattermayer, che in Italia lavorò anche per progetti di restauro storico, come nella chiesa di Abbiategrasso. Questi, si avvalse dell’aiuto del più noto architetto austriaco Adolf Loos, per lo studio delle decorazioni e degli inserti artistici.

L’edifico nato da tale collaborazione risultò così essere una abitazione di dimensioni contenute con affaccio su strada e cortiletto: il piano terreno, pensato per le occasioni mondane e i piccoli ricevimenti, caratterizzato da due ampi saloni e alcune salette o fumoir; il primo piano, al quale si accede attraverso un grazioso scalone, per ospitare l’appartamento privato, quindi le camera da letto e un piccolo studio-biblioteca con affaccio sul terrazzino.
In fondo al cortiletto venne edificato il curioso spazio per la servitù, i cavalli e le carrozze, ospitati in una sorta di chalet bavarese tanto caratteristico quanto insolito per gli stili presenti in città. Gli interni vennero arredati secondo uno stile settecentesco e ottocentesco, probabilmente frutto di acquisti effettuati direttamente dal proprietario o comunque provenienti dalla sua collezione austriaca.

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Mauro Colombo
Avvocato prima e responsabile di redazione per una casa editrice giuridica oggi, da sempre appassionato di storia e storie milanesi, ho cominciato a collezionare libri e foto sulla mia città, fino a quando è nata l'idea di collaborare con alcuni siti internet di storia locale. Tre anni fa ho aperto un blog e una pagina facebook ("milanoneisecoli"), dove racconto gli aneddoti, i luoghi, i fatti, i personaggi di Milano. Da due anni collaboro con un'associazione culturale nell'allestimento di mostre tematiche sulla città per conto del Comune di Milano.