Altre 7 cose da mostrare a chi viene a Milano per la prima volta

Dopo le 10 cose da mostrare a chi viene a Milano per la prima volta, a grande richiesta e su qualche suggerimento dei lettori, abbiamo stilato un’altra mini guida con altre 7 cose da non perdere nella nostra città.

#1. Certosa di Garegnano


In viale Certosa, con dipinti meravigliosi ci avete scritto su Facebook. E non possiamo che ringraziarvi.

Abbiamo infatti scoperto che la Certosa, fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, vescovo e signore della città, nasceva in quello che allora era il Bosco della Merlata. Appena quattro chilometri fuori dai confini urbani erano sufficienti perché questa certosa fosse immersa nel silenzio, nella solitudine, e persino delle trappole dei briganti.
Tra gli ospiti illustri che la visitarono, anche Francesco Petrarca (estate 1357) e il maestro del Romanticismo inglese, Lord Byron, che rimase così colpito dal ciclo di affreschi con il ciclo delle Storie di San Bruno, opera di Daniele Crespi (5 aprile 1629), da scriverne un componimento letterario.

Per visitarla: maps.

#2. Cimitero Monumentale

La grande enciclopedia dell’arte, dell’architettura, della scultura e dei più illustri milanesi di Milano. Lo è sin dal 1866, anno della sua inaugurazione.

“Monumento” della milanesità opera dell’architetto Carlo Maciachini, il Cimitero Monumentale è un Museo a Cielo Aperto per varietà di stili architettonici e numero di opere d’arte esposte. Facendo proprio il gusto eclettico dell’epoca, qui si susseguono il gotico il romanico lombardo, quello pisano, i bizantinismi, il liberty… 

Il Cimitero Monumentale sta a Milano come Père Lachaise a Parigi, solo che ancora molti non lo sanno. Tra i personaggi che si possono incontrare: Alessandro Manzoni, Salvatore Quasimodo, Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Arturo Toscanini, Enzo Tortora, Gino Bramieri, Giorgio Gaber, Alda Merini, Franca Rame, Enzo Jannacci…

Inoltre, forse non tutti sanno che, per un certo periodo, qui riposò anche Evita Peron, tumulata sotto mentite spoglie per evitare fenomeni di massa o ritorsioni politiche.

Mappa di cosa visitare Orario di apertura: da Martedì a Domenica, Tel 02 884 45706.

#3. Il complesso di Brera

È il secondo polo museale d’Italia… ci ricorda Città Nascosta Milano (www.cittanascostamilano.it/milano), e come dimenticarlo!
Da tutto il mondo vengono per ammirare Il Bacio di Francesco Hayez, la tela che molti associano alla carta dei cioccolato di un noto dolce da San Valentino. In realtà, l’istituzione nata durante il dominio austriaco è un trionfo di bellezza, arte, scorci da ‘instagrammare’, storie da scoprire. 

Per merito anche del nuovo Direttore James Bradburne, Brera sta vivendo un’autentica età d’oro. Non solo sono in piena valorizzazione la Pinacoteca, l’Accademia di Belle Arti, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico; da quest’anno, ogni secondo giovedì del mese Brera ospita l’happy hour a 3 euro. Un’occasione per ammirare capolavori assoluti tra un drink e un concerto di musica classica – pinacotecabrera.org.

#4. Le 5 Vie 

Tante ne bastano per sostituire il Quadrilatero della Moda con il nuovo baricentro dello stile milanese.
Boutique vintage, gallerie d’arte, deliziosi bistrot, showroom di design, facciate in pietra e mattoni, colonne a tutto sesto e un dedalo di strade. Si chiamano Contrada del Boschetto, Contrada della Zecca, Contrada S. Marta, Contrada S. Maria Podone e Contrada S. Maria Fulcorina. Sono loro a fare il quartiere più antico di Milano che, finalmente, è tornato a raccontarsi.

Qui, o meglio, dall’attuale Piazza San Sepolcro, è partita la storia di Milano e del resto d’Italia.
Qui si trova la cripta dell’omonima chiesa dove pregava Carlo Borromeo.
Nell’attigua Biblioteca Ambrosiana risiedono i resti dell’antico Forum romano.
Sotto la torre del palazzo di età fascista Mussolini arringava la folla e dava inizio all’età dei Fasci.
Per queste vie Leonardo da Vinci si muoveva, lavorava.
Nelle attuali via del Bollo, della Zecca… si coniava la moneta e si faceva l’economia meneghina.
Ogni palazzo nasconde una corte e una storia.
Un distretto dove Milano sembra rimasta congelata all’età dei Comuni e del Rinascimento.

Per la sua eccellenza e per la sua natura pentastellata, qualcuna l’ha – correttamente – ribattezzata ‘La Stella di Cordusio‘ per la vicinanza con l’omonino Slargo.

#5. Palazzo Bagatti Valsecchi

e il circuito delle case museo. I baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi abitavano – e sembra che ancora siano – in via Gesù, 5. La loro è una casa ispirata al collezionismo del Quattrocento. Antonio Boschi e Marieda Di Stefano avevano fatto del loro appartamento in Via Giorgio Jan, una traversa di Corso Buenos Aires, la loro personale galleria. Alle pareti fissavano capolavori di Sironi, De Chirico, Manzoni (oggi, di casa al Museo del Novecento). Non era una casa grande, ma signorile, disegnata niente meno che da Piero Portaluppi, lo stesso che in via Mozart 14, Palestro, ha trovato spazio persino per una piscina. Quella di Angelo Campiglio e le sorelle Nedda e Gigina Necchi, residenti della omonima villa. Un unicum di Milano che tutto il mondo ci invidia per la sua collezione di arte, moda vintage, arredi…

Insieme a casa Poldi Pezzoli, in via Manzoni, fanno parte del circuito delle case museo di Milano (https://casemuseo.it), abitazioni private che ricchi imprenditori e mecenati illuminati hanno lasciato al pubblico godimento.

#6. Albergo Diurno e Spazio Cobianchi 

per vivere l’eleganza di Milano anche sotto terra. Bastano infatti una decina di gradini per scendere nel ventre di Milano e tornare all’età dell’Art Decò tutta mosaici e ghirigori, quando Piazza Oberdan era una piazza di commessi viaggiatori e Piazza Duomo ospitava i bagni per la sosta dei pellegrini di passaggio (oggi c’è una mostra dedicata ai Templari). 

Albergo Diurno e Spazio Cobianchi erano bagni – terme a disposizione dei turisti di passaggio, comprensivi di biglietteria, telefono, servizio di docce, bagni, manicure, pedicure, ben diviso tra uomini e donne, il tutto condito da boiserie raffinate e colonnine liberty. Oggi, grazie al cielo, dopo anni di abbandono, tutto è tornato all’antico (quasi) splendore. 

#7.  San Satiro 

Non avremmo potuto concludere con un miglior esempio per dirvi che, a Milano, niente è come sembra. 

All’esterno, la piccola parrocchia ha una facciata che sembra passare inosservata nel trambusto dello shopping di via Torino.

L’abside in mattoni (foto a sinistra) è una delizia per chi rifugge il traffico delle vie principali.

Dentro, il catino absidale sembra infinito, profondissimo, spaziale. Fate un gioco: puntate sullo sguardo su un dettaglio e avvicinatevi in prossimità dell’altare.

Magìa: il coro sul fondo della chiesa non è profondo metri, ma appena un paio di centimetri.
E’ la meraviglia della prospettiva rinascimentale. E’ un regalo dell’architetto romano Donato Bramante nel suo passaggio a Milano (fino al 1499). E dire che, alla corte di Ludovico il Moro, lui ci era arrivato come pittore. Ma si sa, Milano sa tirare fuori il potenziale nascosto in ognuno di noi.