7 cose che Milano deve cambiare per diventare la nuova Londra

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Londra è nel caos. Il Brexit rischia di farle perdere lo scettro di capitale internazionale d’Europa. E’ la città europea più importante soprattutto per la capacità di attrarre imprese e persone da tutto il mondo. E’ cresciuta in modo impressionante nell’ultimo ventennio, in particolare dal 1998, quando i cittadini con un referendum hanno aperto la strada alla Grande Londra, facendole ottenere lo status di regione autonoma capace di rapportarsi direttamente con il governo di Londra.

Dopo il voto degli inglesi per uscire dall’Unione Europea, in pochi giorni si sono alzate molte voci perché Milano possa prendere la palla al balzo e strappare alla capitale inglese il suo ruolo in Europa. Tra i molti anche Beppe Sala nel suo primo articolo scritto sul Corriere in qualità di sindaco ha rivendicato per Milano il diritto-dovere di prendere il posto di Londra, in particolare per ospitare l’autorità bancaria europea. Proposta che è stata rilanciata da Maroni in questo nuovo articolo.

Siamo tutti d’accordo che per Milano la possibilità di prendere il posto di Londra sia un’occasione storica. Ma per coglierla occorre avere il coraggio di cambiare, soprattutto in 7 punti chiave. Senza questi è infantile immaginare che Milano possa attrarre imprese o persone in fuga da Londra.

7 cose che Milano deve cambiare per diventare la nuova Londra

#1 L’autonomia da Roma. 

La condicio sine qua non per poter ambire al ruolo di Londra è che Milano abbia il suo stesso status. Londra oggi è una città-stato (vedi: elenco città stato del mondo). Tutto è nato nel 1998 quando in un referendum il 70% dei londinesi ha votato per l’autonomia della capitale dal governo centrale. Città Stato interna a uno Stato sovrano significa che la città ha lo status di regione, quindi può confrontarsi direttamente con il governo centrale senza passare attraverso enti intermedi. Londra parla col governo britannico e può godere di grande autonomia nella gestione delle risorse. Milano non è così. Milano è allo stesso livello di Bergamo, Como, Monza, Lodi, Lecco e delle altre città che insieme costituiscono i territori della Lombardia, l’autorità con cui tutte loro si devono interfacciare e che le rappresenta di fronte al governo italiano. Immaginiamo una persona o un’impresa che da Londra si sposti nella Milano di oggi: si trasferirebbe da una città che decide in autonomia a un’altra che non ha alcun potere. Senza autonomia Milano non può competere con Londra: sarebbe come cercare di convincere qualcuno abituato a vivere in una villa dove può fare ciò che vuole a trasferirsi in un condominio in cui ognuno per decidere si deve mettere d’accordo con tutti gli altri, sperando che l’amministratore tuteli i loro interessi.
E la via all’autonomia è praticabile con il nostro ordinamento attuale, come descritto in questo progetto: PATTO DI AUTONOMIA CON ROMA

#2 Il modello economico. 

Uno dei vantaggi dell’autonomia è quella di potersi trasformare in una free zone. Nel mondo ci sono oltre tremila free zone, aree create in numerosi stati proprio per attrarre imprese che altrimenti metterebbero sede e soldi in altri Paesi. Non è un mistero che lo sviluppo di Londra è stato trainato dalle numero aziende internazionali che si sono piazzate nella city attratte da condizioni vantaggiose. Se vogliamo con responsabilità dare seguito alle belle parole di diventare la nuova Londra, un passo fondamentale è quello di creare a Milano una free zone, che consenta alle aziende di avere un regime fiscale, di regole burocratiche e di normativa sul lavoro in linea con quelle che adesso ha Londra. Altrimenti le imprese che dovessero lasciare la city andrebbero tutte in altre città molto più vantaggiose della nostra, come Dublino, Amsterdam, Berlino, Madrid e perfino Parigi che si è dotata di leggi speciali proprio per attrarre gli investimenti. Questo il progetto: UNA FREE ZONE INTERNAZIONALE

#3 La cultura. 

Londra è da decenni la capitale indiscussa in Europa nella produzione di nuova cultura. Questo vale per ogni settore, dalla musica all’arte contemporanea. E’ il luogo che forma gli artisti e consente loro di mettersi in mostra ottenendo visibilità mondiale. Milano poteva aspirare in passato a un ruolo simile ma da decenni perde posizioni, risultando oggi indietro perfino ad altre città italiane, come Torino, Bologna e per alcuni settori anche Roma.
Se Milano vuole prendere il posto di Londra occorre un radicale cambiamento di rotta, mettendo al centro la produzione di cultura, invece della sua conservazione, e alimentando una promozione internazionale della cultura che viene prodotta.
Come descritto nel progetto: ART UP

#4 L’inquinamento. 

Teleport è un sito creato in Estonia che misura ciò che spinge a trasferirsi all’estero. Al primo posto risulta che ciò che le persone cercano nella nuova città è l’assenza di inquinamento. Pessima notizia per Milano che secondo dati dell’OMS risulta una delle città in Europa con la più alta mortalità per inquinamento atmosferico, con 5000 morti per questa causa. A Londra si dà grande importanza a questo aspetto: al sindaco della città vengono definite 4 priorità fondamentali che deve avere. Una di queste è la lotta all’inquinamento atmosferico. Da noi non esiste un assessorato con questa specifica e da 40 anni e più l’unica misura contro l’inquinamento è quello di bloccare la circolazione delle auto. Risultato: nell’anno passato per 101 giorni Milano ha superato la soglia di guardia dell’inquinamento in città. Per poter intervenire drasticamente, occorre fare con l’inquinamento quello che Tokio o Los Angeles fanno con i terremoti. Loro sono diventate le città più sicure al mondo per tecnologia antisismica, noi dovremmo essere la città numero al mondo per l’uso di tecnologie capaci di abbattere l’inquinamento, non solo di limitare le emissioni. Altrimenti è impensabile immaginare una famiglia abituata all’aria di Londra che si trasferisca da noi. Qui il progetto: CITTA’ LEADER CONTRO L’INQUINAMENTO

#5 La Pubblica Amministrazione. 

E’ l’incubo non solo di noi italiani ma di qualunque straniero che si trasferisce da noi. La burocrazia. Io ho vissuto diversi anni a Berlino. La differenza tra la pubblica amministrazione tedesca e quella italiana è clamorosa. Ad ogni livello. Dalla polizia che quando ti manda la multa premette dicendo che si potrebbe trattare di un errore, alla guardia di finanza che per un controllo ti chiede appuntamento e poi ti aiuta a correggere gli errori, evitando di multarti in cambio della promessa di non sbagliare più. Basta vivere in qualunque paese del nord Europa per vedere che si ribalta il rapporto levantino cittadino-cosa pubblica: là l’amministrazione serve il cittadino, qui è il contrario, con le dovute eccezioni. Per fare in modo che le eccezioni diventino la regola occorre trasformare l’apparato della pubblica amministrazione, mettendo al centro il cittadino che deve poter valutare ogni servizio ricevuto e poter verificare con trasparenza come vengono utilizzati i soldi delle sue tasse. Il tutto anche in lingua inglese, of course. Qui il progetto: FEEDBACK DEI CITTADINI SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

#6 L’istruzione. 

Un’altra grande forza di Londra è la sua lingua. Da ogni parte del mondo vanno a studiare per apprendere o migliorare la conoscenza della lingua più parlata nel mondo, almeno in quello occidentale. Non si può certo pretendere che Milano diventi inglese madrelingua però si potrebbe almeno introdurre la seconda lingua inglese in tutta la città, come avviene nelle capitali del Nord Europa. Ma questo non basta. Londra non è solo lingua inglese. E’ ormai sede in città e nei dintorni delle più importanti università del mondo. Ogni classifica mette ai primi posti università inglesi e ciò che vince è un sistema che non ha pari nel mondo. Al contrario l’Italia dopo aver creato le università ed essere stata per secoli il luogo principel di formazioni dei giovani, è arretrata ormai alla periferia del mondo. Cercano di difendersi le università della nostra città, ma quello che rappresenterebbe una svolta radicale, per passare dalla coda alla testa delle classifiche, sarebbe quella di proporre un nuovo modello di formazione capace di rappresentare un’alternativa più completa, evoluta e soprattutto attrattiva al modello anglosassone. Qui il progetto ISTRUZIONE ACCELERATORE DELL’INDIVIDUO

#7 La città universale. 

Per prendere il posto di Londra non basta cercare di copiare ciò che fa. Occorre di più: si deve puntare in alto e superare Londra proprio nei suoi fattori di maggiore successo. Londra è considerata unanimamente una capitale internazionale, una città mondiale dove si trovano persone di tutto il mondo. Milano non può diventare un melting pot mondiale come sono Londra o New York. Semplicemente non c’è spazio. Però Milano può cavalcare l’innovazione e superare il concetto di cittadino come membro di una comunità che vive fisicamente in un luogo. Milano dovrebbe presentarsi come qualcosa di più, come la prima città universale del mondo, i cui cittadini non sono quelli che abitano il suo territorio ma sono tutti coloro che contribuiscono concretamente al bene comune della città. In questo modo Milano potrebbe acquisire milioni di abitanti che restano nei loro paesi ma che forniscono risorse alla città, guadagnando la possibilità di partecipare alle decisioni della comunità. Qui il progetto MILANO CITTA’ UNIVERSALE 

Questa sarebbe la vera svolta per Milano capace di portarla non solo al posto di Londra, ma a costituire l’avanguardia di un nuovo concetto di città: essere la città che non imita ma che va oltre, per diventare la capitale dell’Europa del futuro, un’Europa che torni ad essere il luogo in cui tutti vogliono entrare e non più quello da cui molti vogliono fuggire.