10 scopi della vita tipici a Milano (e non solo)

Beato colui che ha trovato nella vita lo scopo della propria esistenza, diceva il mistico indiano Hazrat Inayat Khan.
Scopo della vita sembra un concetto astratto, un po’ noioso, che compete ai filosofi. In realtà credo che sia la base di tutto: per scopo della vita intendo il motivo per cui scegliamo di fare una cosa invece di un’altra. E’ ciò che ci indirizza nelle nostre decisioni ed è ciò che costituisce il criterio valutazione di come è andata la nostra giornata o la nostra vita.

Per capire il senso della vita quindici anni fa ho iniziato un percorso di formazione molto tosto, mi sono trasferito all’estero, ho studiato psicologia in Russia, ho letto e sperimentato molto. Una delle cose che ho imparato in questo percorso è di evitare pregiudizi e stereotipi, ma di valutare se una cosa è bene o male dagli effetti che produce. Provo dunque a valutare 10 sensi della vita, particolarmente diffusi a Milano, in base ai risultati che possono avere.

10 scopi di vita tipici a Milano (e non solo)

#10 L’automatismo del criceto

Nato negli Stati Uniti il criceto si è ormai diffuso ovunque, soprattutto a Milano. Le giornate volano mentre tu giri su una ruota senza arrivare da nessuna parte e senza fermarti per paura di accorgerti che sei in gabbia. Per capire se si è affetti da automatismo del criceto basta domandarsi: per quale scopo mi alzo la mattina? Se non trovi una risposta sei un criceto.

#9 Il week end

A Milano si lavora spesso con in testa la fuga del week end. Più che un senso della vita lo definirei un campanello d’allarme: chi trova giovamento pensando al prossimo week end o alla prossima vacanza dovrebbe domandarsi se non si stia bruciando la vita con un lavoro privo di significato.

#8 Il conformismo

C’è chi nella sua vita si limita a scegliere quello che fanno gli altri. Siamo nella società della maggioranza, dove contano i numeri non l’intelligenza. E molti vivono questo come un automatismo, cercando di scegliere in base a quello che si fa di più. Bono ha dichiarato che se avesse venti anni oggi invece che musicista sarebbe diventato uno startupper. Quello che ha detto fa pensare sull’impatto della moda nelle scelte di vita, anche in chi sembrava avere una autentica vocazione.

 #7 Lo shopping

Freud la considerava uno dei principali meccanismi di difesa dell’Io: la compensazione. Si ricerca nell’avere la mancanza di essere. Per shopping si intende l’anteporre l’avere all’essere, il farsi guidare nelle scelte dall’acquisire qualcosa in più o dal difendere quello che si ha. Il risultato è quello di inaridire la vita che, come dice Messner, è resa meravigliosa non da quello che si ha, ma da quello che si fa. 

#6 L’approvazione sociale

E’ questo uno scopo della vita che ci condiziona tutti, rinforzato dalla cultura di massa e direi anche da Facebook. Oggi più che mai ci sembra di essere al centro dell’attenzione di un sacco di persone. Basta un post per distruggere una vita, tutto in nome dell’approvazione. Eppure è un mito totalmente fasullo: in realtà agli altri di noi non interessa nulla. Meglio considerare il successo non come apprezzamento ricevuto dagli altri, ma come participio passato: ciò che ci è successo. La strada che abbiamo fatto, da dove siamo partiti a dove siamo arrivati, è l’unico metro di valutazione con cui misurare il nostro successo. 

#5 Il dovere

Un’altra classica bussola che orienta le scelte della vita, in particolare in una città vagamente calvinista come la nostra. Per senso del dovere ci si sveglia presto la mattina, si lavora più degli altri, si rinuncia a qualche piacere, si evitano salti nel buio. E’ uno scopo della vita che spesso fa ottenere ottimi risultati materiali perché chi ha grande senso del dovere è un soggetto su cui la società può contare. Ma di rado porta alla gratificazione. E spesso chi vive guidato dal senso del dovere si accorge troppo tardi che la vita è altro.

#4 Il presenzialismo

E’ la rappresentazione del complesso da esclusione. A Milano soprattutto esiste una paura ancestrale di non essere invitati da qualche parte o di trascorrere una vita da tappezzeria. Questo scopo della vita può essere ambivalente. Se si vive il presenzialismo come proiezione dell’immagine stereotipata di noi stessi, il risultato è di finire in balia degli eventi. Ma se si tratta di una forma di protagonismo, di istinto di affermazione di sé, di farsi soggetto e non oggetto della situazione, allora può diventare uno scopo capace di rendere più piena l’esistenza.

#3 I soldi

Vivere per fare un pacco di soldi può rendere la vita più profittevole. Sicuramente è un criterio di scelta piuttosto semplice: tra le diverse opzioni basta scegliere quella che ci fa guadagnare di più. Anche se spesso non è facile capirlo a priori, è comunque agevole per valutare il bene o il male di una scelta. Ho guadagnato? Bene. Ho perso soldi? Male. Dalle ricerche sperimentali ho verificato come questo scopo dal punto di vista esistenziale non sia così da demonizzare. Spesso il criterio dei soldi dà ottimi risultati anche in termini di appagamento, se non altro perché se usati bene, i soldi consentono di avere più libertà nella gestione del proprio tempo e nelle scelte di vita. Può essere un discreto criterio quando non si hanno criteri: di solito però, il grande salto di qualità avviene quando si capisce che i soldi non sono un fine, ma sono uno strumento. A quel punto tutto dipende dal fine verso cui i soldi vengono impiegati.

#2 Figa

Qui si apre un universo. A Milano domina talmente la scena da essere diventato un intercalare tipico. Figa di qui, figa di là, è il nostro slang ma non solo: a Milano si è trasformato in un giudizio di valore. Il milanese, senza distinzione di sesso, è attratto da tutto ciò che è figo. Compreso l’amore. Questo senso della vita non è per niente scontato. Può racchiudere in sé chi nelle sue giornate insegue il grande amore, chi vive la vita come un maiale, oppure chi in realtà è alla continua ricerca di un’estetica superiore. Mentre l’amore può dare felicità ma se inteso male può gettare negli inferi, considerare il bello come valore morale potrebbe riservare molte gratificazioni, come diceva Husserl quando riteneva che l’estetica è l’unico autentico valore naturale dell’essere umano.

#1 La crescita

Per concludere metto tutti i valori che a differenza di quelli precedenti, non riguardano la sfera sociale ma rientrano unicamente nella sfera del sé. Si possono definire valori evolutivi, perché il punto in comune è che il loro perseguimento favorisce un’evoluzione, una crescita del soggetto. Questa crescita può avvenire lungo diverse coordinate. Questi valori sono:

  • La creatività. Ogni traccia di esistenza umana è documentata dalla creazione di qualcosa. Siano le piramidi o le statue dell’isola di Pasqua, prova dell’essere umano è la sua creatività nello spazio. Considerare come fine della propria vita il creare, porta a scegliere ogni giorno ciò che ci consente di produrre qualcosa di nuovo.
  • La saggezza. Questo senso della vita porta a considerare la giornata come un libro da apprendere attraverso l’azione, la relazione con gli altri o lo studio. Porta a chi la raggiunge lo stato tipico di chi non dipende più dall’esterno per la propria felicità.
  • La riuscita. Ogni giorno la vita ci mette alla prova con ostacoli e problemi vari. C’è chi cerca di evitarli, ma c’è anche chi li considera come strumenti per evolvere se stessi. E l’evoluzione avviene proprio attraverso la scelta ottimale che il soggetto compie in ogni situazione rendendosi utile a risolverla al meglio.

In sintesi, la caratteristica dei valori evolutivi è quella di indirizzare sempre verso la crescita del soggetto. E scegliere in base a ciò che ci fa crescere di più è forse il criterio di scelta che produce i migliori risultati, in termini di benessere e di realizzazione del sè. Se avete dei dubbi su cosa scegliere, scegliete ciò che pensate vi farà crescere di più, negli aspetti di voi stessi che vi stanno più a cuore. Questo il mio consiglio.

Essere ciò che siamo, diventare ciò che siamo capaci di diventare, questo è il solo fine della vita (Robert Louis Stevenson)

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Andrea Zoppolato
Più che in destra e sinistra (categorie ottocentesche) credo nel rispetto della natura e nel diritto-dovere di ogni essere umano di realizzare le sue potenzialità, contribuendo a rendere migliore il mondo di cui fa parte.