10 idee per rilanciare l’economia di Milano

La locomotiva d’Italia ha qualche problema. Forse il treno da trainare si è fatto troppo pesante, ormai lo stiamo trascinando. A volte questa è la sensazione quando ci si trova a lottare contro uno Stato che pur essendo il socio di maggioranza di ogni azienda sembra far di tutto per rendere la vita impossibile al suo socio di minoranza. Che poi è quello che ci mette l’idea, i soldi, il lavoro e il 100% del rischio d’impresa.
In un sistema economico che negli ultimi 15 anni ha tra gli ultimi tassi di crescita al mondo, è arrivato il momento che Milano provi a progettare qualcosa di nuovo: se si vuole rilanciare l’economia bisogna andare incontro alle esigenze di chi fa muovere l’economia, di chi crea lavoro e ricchezza senza gravare sui conti dello Stato.

10 IDEE PER RILANCIARE L’ECONOMIA DI MILANO


#1. Free zone per le nuove imprese
Chi crea un’azienda nuova deve potersi concentrare totalmente sul suo business. Non ha tempo per adempimenti fiscali, non ha soldi per commercialista e consulenti vari. Allora come fare? Come le oltre 3.000 free zone del mondo: per i primi tre anni si dovrebbe sostituire tutte le pratiche fiscali con un’imposta unica, fissa, che consenta un gettito simile a quello generato da tutte le start up attuali, in modo da non creare perdita per lo Stato, ma che consenta all’imprenditore di sbrigare per i primi tre anni ogni pratica fiscale da solo e in meno di un giorno.

#2. Burocrazia zero
Tutte le procedure devono poter essere espletate su Internet. E la priorità della burocrazia deve diventare quella di rendere ogni pratica il più semplice possibile.

#3. Eliminazione delle licenze
A furia di difendere le corporazioni, il nostro Paese sta fallendo, lasciando campo scoperto a chi delle licenze se ne frega, come Uber o Airbnb. Chiunque voglia aprire un’attività, in ogni settore, dovrebbe poterlo fare senza dover acquistare una licenza o chiedere una serie di autorizzazioni che stroncano ogni attività sul nascere.

#4. Autonomia fiscale e legislativa da Roma (Milano città stato)
Milano come Madrid, come Berlino o come Hong Kong, dovrebbe avere un sistema fiscale e legislativo indipendente dal potere centrale: ciò che è in grado di fare meglio per il cittadino è giusto che lo faccia lei. E lasci allo Stato solo ciò che non è in grado di fare.

#5. Estensione del principio di silenzio assenso (per ogni pratica)
Perché si dovrebbe pensare che il controllo preventivo di un burocrate sia più efficace di quello del mercato? Questo pregiudizio blocca sul nascere un’infinità di attività che potrebbero portare lavoro e ricchezza. Invece bisogna capovolgere il controllo: ognuno deve essere libero di fare ciò che vuole nel rispetto della legge e l’amministrazione deve intervenire controllando ex post che la legge venga rispettata. Farlo ex ante fa perdere soldi e tempo, è inutile e dannoso.

#6. Sistemi di incentivi per la realizzazione di esternalità positive (benefici per la comunità) da parte delle imprese

Immaginiamo due imprese. L’impresa A produce ma per farlo inquina, distrugge il territorio e sposta parte della produzione (e delle tasse) all’estero.
L’impresa B produce tutto sul territorio, invece di inquinare si prende cura dell’area dove opera, sponsorizza iniziative culturali e sociali per la comunità.
Il sistema attuale di fatto premia di più l’azienda A che l’azienda B. E’ assurdo. E va cambiato.

#7.Introduzione di sistema di arbitrati privati per dirimere cause tra le imprese e/o con la pubblica amministrazione
I potenziali investitori internazionali stanno alla larga dal nostro Paese soprattutto per due motivi: per il fisco e per la giustizia.
Ogni imprenditore non può vivere nell’incubo dell’azione della magistratura né nell’incertezza di un diritto che ci mette tempo e pratiche infinite per arrivare a compimento. Dove il pubblico non riesce ad agire, occorre introdurre modalità semplificate scelte liberamente dai privati. Anche dove fosse coinvolta la pubblica amministrazione.

#8.Creazione di un hub facendo leva sulle comunità straniere per agevolare l’export delle imprese milanesi nei loro paesi di origine

Milano ha una ricchezza enorme ma che non viene utilizzata: sono le sue comunità straniere. Sono la porta su mercati dove le imprese potrebbero operare facilmente con successo. Invece a Milano le comunità straniere vengono scoperte solo per le elezioni.

#9. Creare un sistema integrato nei trasporti urbani e interurbani (introducendo l’alta velocità verso Genova e la Svizzera)

I trasporti sono la chiave per il successo di un’area geografica. Questo lo si sa da secoli. Ma a Milano a volte sembra che gli amministratori se lo siano dimenticati e gestiscono i trasporti locali in modo disgiunto da quelli interurbani.
Milano dovrebbe prendere a riferimento Berlino, Londra o Parigi che hanno introdotto sistema integrati tra trasporto cittadino e trasporto interurbano, in modo che la città faccia da regista su tutto il territorio su cui ha influenza. E una delle direttrici da potenziare è quella con la Liguria. Come lo si può fare? Ad esempio, coinvolgendo la Svizzera nella progettazione e nella realizzazione di una linea che è prioritaria anche per loro.

#10.Valorizzare l’offerta culturale della città promuovendola in modo integrato in Italia e all’estero
Milano deve essere una capitale mondiale della cultura. Non può accontentarsi a niente di meno. Per arrivare ad esserlo il primo passo è quello di mutare gli orizzonti che non possono essere quelli della tangenziale, ma devono essere quelli del mondo.
Occorre puntare ad offrire cultura all’altezza di un pubblico internazionale e cercare di promuoversi anche e soprattutto all’estero. In 7 anni vissuti a Berlino ho visto promuoversi Madrid, Barcellona, Londra e tantissime altre città europee piccole o grandi. Mai ho visto traccia di Milano. E’ ora di cambiare.


Per queste idee devo ringraziare il contributo di Giacomo Zucco, Ugo Poletti, Luca Bianchetti, Tomaso Pisapia, Ivan Salvagno, Duilio Forte e della rete dell’associazione Vivaio.