10 giochi che i bambini di Milano non fanno più

Una volta quando arrivavano i prima caldi i bambini si aggrappavano alla gamba del papà o della mamma e chiedevano di essere portati al parco.

Lì incontravano i loro amici e giocavano fino a quando le ginocchia non diventavano nere per un miscuglio di sangue e terra e i vestiti non diventavano roridi di sudore.

Oggi, anche se l’estate arriva come sempre, ne vedo sempre meno. Ma ricordo quei giorni.

bambini di milano10 giochi che i bambini di Milano non fanno più

 

#1 I gavettoni

I palloncini sono solo la Coca Zero del gavettone, quello vero si fa con la camera d’aria della bicicletta.

#2 I bussolotti (cerbottana)

Se le palline di carta sono ben intrise di saliva e il tubo è abbastanza lungo, questa cerbottana rudimentale è in grado di provocare un ematoma di tre centimetri sul polpaccio del bersaglio.

#3 Le biglie con i ciclisti

Una volta ho rubato la paletta da giardino a mia mamma e le ho divelto il cortile insieme a quattro amici per costruire la pista più lunga del mondo. Mia mamma non l’ha presa tanto bene.

#4 Quadrati che saltellavano

Bleah! Questo era un gioco da femmine! [si chiamava ‘mondo’]

#5 Nascondino

Pur di non farsi trovare i bambini erano disposti a infilarsi nei pertugi urbanistici più impervi. Praticamente quello che fanno ora i grandi che non hanno voglia di uscire la sera.

#6 Guardie e ladri

Dovremmo organizzarci e andare tutti a Parco Sempione. Noi siamo le guardie, chi fa jogging i ladri.

#7 Frisbee

Una volta ho visto un mio amico lanciare un frisbee da una parte all’altra di un campo da calcio. Mi sono slogato il braccio nel tentativo di emularlo ma non ci sono mai riuscito.

#8 Ce l’hai

Chissà se al San Raffaele fanno gli studi in doppio cieco per sperimentare l’efficacia delle dita incrociate contro il virus Zika.

#9 Muretto

Tirare pallonate a un muro alle due di pomeriggio e sperare che i condomini ti tirino una secchiata d’acqua per rinfrescarti.

#10 La lippa

È un gioco un po’ difficile da spiegare. C’è molto baseball nelle sue regole. Ma soprattutto bisogna rubare una scopa alla mamma e spezzarla in due per fare la mazza.

CONDIVIDI
Articolo precedente1925: divieto di passare sulla destra. Gli automobilisti milanesi insorgono
Articolo successivoQuando a Porta Venezia c’erano i cammelli
Ivan Salvagno
Milanese. Cittadino civico, indipendente, visionario, "spronatore" di politici. Imprenditore nel settore informatico dal 1997. Seguo con interesse la vita della nostra Milano, partecipo ai comitati (veri) e alle battaglie civiche della nostra Milano. Osservatore / conoscitore / critico dei lavori pubblici, specialmente su Milano; inclusi scempi, sprechi di denaro pubblico e superfetazioni edilizie. Ideatore della pagina https://www.facebook.com/noasfaltoit/ per la sistemazione e tutela del pavé. Pretendo una Milano etica e nuovamente Capitale Morale. Vivibile, ecologica, innovativa ma che rispetti e valorizzi il passato. Sostenitore della città d’acqua; dalla riapertura dei Navigli alla riattivazione delle rogge e sempre nel rispetto della bellezza originaria dei luoghi. Amante dell’eleganza milanese, difensore dei "classici": pavé, tram, case di ringhiera, cascine, etc.