I Top e Flop dei titoli di Piazza Affari degli ultimi tre mesi

Quali sono i titoli più caldi e quelli più freddi degli ultimi tre mesi quotati alla Borsa di Milano? Vediamo chi è salito e chi è sceso di più e, soprattutto i motivi di simili performance.

“Top”

#1 Lazio
Al primo posto della classifica “Top” troviamo il titolo S.S.Lazio: +82.6%. Il soddisfacente campionato di serie A con la possibilità di qualificarsi per un posto in Champions League (notevoli introiti) sta premiando il titolo calcistico. Anche l’utile 2016/2017 ha contribuito, in modo maggiore, al rally dei corsi.
La società S.S. LAZIO S.p.A. ha archiviato l’esercizio (il bilancio si chiude a fine giugno) con ricavi a 98,99 milioni di euro, in aumento di 7,34 milioni rispetto all’esercizio precedente. Tale variazione è dipesa principalmente dai maggiori introiti provenienti da diritti televisivi grazie ai migliori risultati sportivi ottenuti. Il risultato netto è stato positivo per 11,38 milioni di euro, rispetto al rosso di 12,63 milioni del periodo 2015/2016, grazie a proventi per quasi 30 milioni da cessioni di calciatori. La posizione finanziaria netta risulta negativa per Euro 43,73 milioni, con un incremento di Euro 16,89 milioni, rispetto al 30 giugno 2016, dovuta principalmente ai finanziamenti auto liquidanti ottenuti per garantire la flessibilità di cassa. Ad attirare probabilmente gli investitori una possibile qualificazione in Champions, una ipotetica conquista dell’Europa League o la vendita di qualche giocatore di razza come ad esempio Milinkovic-Savic (cartellino 120 mln di euro). Consiglio: attesa.
Sul listino milanese sono quotate tre società di calcio: SS Lazio,FC  Juventus e AS Roma. La Roma in due anni ha guadagnato circa 20 punti percentuali, la Lazio ha messo a segno un progresso di circa il 222%. Prima, anche in questo, la Juventus con +250% in 2 anni). 

#2 Fincantieri
Al secondo posto troviamo Fincantieri che in 90 giorni ha messo a segno un progresso del 49% ed un nuovo massimo storico a 1.53 euro. Dopo il lungo rally che ha condotto i prezzi da 0.2800 a 1.53 euro sono scattate le prese di profitto ma il titolo resta sotto i riflettori. Le commesse, le partnership (ultima con Viking Ocean Cruises) ed i risultati economico- finanziari hanno permesso all’azione di rialzare la testa dopo qualche periodo di difficoltà (principalmente legato all’accordo Stx). Tuttora Fincantieri resta un titolo da cassettista, una buona opportunità da sfruttare sui primi segnali di ripresa (la permanenza dei corsi al di sopra di 1.40 euro appare necessaria per il prosieguo del trend i cui obiettivi oltre 1.57 euro sono ipotizzabili a 1.62 e 1.685 euro in prima battuta).

L’accordo tra il Governo italiano e francese (alleanza nel campo navale)
rappresenta senza alcun dubbio una pietra miliare per l’ azienda. Tale accordo permetterà a Fincantieri di diventare un leader mondiale. 

Su questo scenario economico-finanziario Banca Akros ha alzato il target price su Fincantieri da 1.10 a 1.30 euro con rating Buy. Anche Equita Sim ha portato il target price da 1.0 a 1.20 euro confermando il rating Hold mentre Kepler Cheuvreux ha alzato da 1.07 a 1.25 euro il prezzo obiettivo con giudizio Buy.

#3 Falck Renewables
Sul gradino più basso del podio si piazza Falck Renewables che ha guadagnato circa 39 punti percentuali sul listino di Piazza Affari. Falck è un buon titolo da cassettista con interessanti prospettive grazie in particolar modo al nuovo Piano Industriale 2017-2021. Infatti Falck Renewables dovrebbe aumentare la capacità installata da 950 MW a quasi 1.375 MW nel 2021, con un progresso di circa il 45%. Il Gruppo Falck ha intenzione di investire in: USA, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Questo dovrebbe permettere al Gruppo un ulteriore diversificazione geografica concentrandosi su mercati a basso rischio e propensi ad investire maggiormente nel settore; in particolar modo Falck sta cercando di aumentare la sua presenza anche in Italia, Spagna, Francia e Regno Unito.

I risultati del Gruppo nell’esercizio 2017 beneficeranno della produzione, per l’intero anno, degli impianti eolici di Spaldington, Assel Valley e Kingsburn, nel Regno Unito, per un totale di 59,25 MW e per nove mesi dell’impianto di Auchrobert (36 MW). Il Piano industriale prevede un forte impulso dello sviluppo e degli investimenti in nuovi impianti eolici e solari (Falck sviluppa, progetta, realizza e gestisce impianti di produzione di energia da eolico, solare, biomasse e waste to Energy), i cui effetti in termini di capacità installata addizionale saranno evidenti sui risultati 2018 e 2019, pur mantenendo un costante monitoraggio dei parametri finanziari.

Al quarto posto troviamo A.S. Roma (+38%) e alle sue spalle Fnm (+35%).

 

“Flop”

#1 Credito Valtellinese
La maglia nera dei “Flop” è stata assegnata a Credito Valtellinese che ha lasciato sul listino di Pizza Affari il 65% e che aveva fatto registrare un nuovo minimo storico a 0.8600 euro. Nel corso degli ultimi 31 mesi circa il titolo è stato schiacciato sotto il peso delle vendite (a penalizzare Creval la perdita di oltre 400 mln di euro e i crediti deteriorati) ma in particolar modo il titolo bancario è stato al centro delle vendite nello scorso novembre quando è stato annunciato un aumento di capitale di 700 milioni che dovrebbe partire a metà febbraio. Il Gruppo sta proseguendo nel piano di razionalizzazione con la chiusura di 84 filiali da inizio anno e 73 adesioni al fondo esuberi; inoltre è al vaglio una possibile fusione con Banca Popolare di Sondrio.

Creval è ancora saldamente inserito in un trend negativo e nonostante i rialzi di Piazza Affari nelle ultime 2 settimane, il titolo del comparto bancario ha continuato a perdere terreno. Entrare in questo momento può essere solo un azzardo, una scommessa poiché la situazione patrimoniale di Creval è molto incerta e l’adc, se ci sarà (sta chiedendo al mercato risorse per 3,5 volte circa la sua capitalizzazione), chissà se porterà un reale beneficio ai piccoli azionisti.

 

#2 Banca Carige

 Banca Carige protagonista di un tracollo (-56%) e di nuovi minimi storici (-90% in 2 anni). Il terzo aumento di capitale (560 mln di euro, concluso lo scorso dicembre) in 4 anni non ha per ora permesso al titolo di recuperare realmente terreno. Si attendono nuovi sviluppi che entro fine mese dovrebbero essere resi noti.

 Si consiglia di attendere e puntare su titoli del comparto bancario che non si trovano in cattive acque.

#3 Astaldi

Pesante anche Astaldi che ha ceduto il 50% nonostante i vistosi rialzi delle ultime sedute. L’indebitamento, lo scenario in Venezuela (la situazione politica, economica e sociale del Paese è rapidamente peggiorata) e l’indiscrezione su un probabile aumento di capitale di 400 milioni hanno travolto il titolo del gruppo che opera nel settore costruzioni.

Oltre al prossimo aumento di capitale, prosegue anche il piano delle dismissioni, rispetto al quale risulta già dismesso oltre il 40% di quanto previsto che debba essere ceduto entro il 2018. Per gli asset in Turchia è stato dato mandato agli advisor finanziari (primarie banche di standing internazionale), che assisteranno il Gruppo nelle attività di cessione, anche alla luce del rinnovato interesse degli Investitori Istituzionali verso il Paese. In particolare, per il Terzo Ponte sul Bosforo, la cessione è prevista entro il 1° semestre 2018, con una previsione di incasso pari a circa 200 milioni di euro per la cessione del solo shareholder loan.

In questo quadro grafico incerto è fondamentale che i corsi riescano a stabilizzarsi al di sopra di 2.85 euro per evitare nuovi affondi in direzione di area 2.56 euro in prima battuta. Indicazioni favorevoli in caso di vittoria oltre gli ostacoli a 3.26 e 3.38 euro (in chiusura di seduta); ma solo con i prezzi al di sopra di 3.55 si aprirebbero degli spazi di recupero fino a 3.66 e successivamente fino alla forte resistenza di 4.0 euro. L’aumento di capitale cambierà ovviamente le carte in tavola.

 Pessime performance anche per Il Sole 24 Ore (-43.7) e Banca Intermobiliare (-33.5%).

PASQUALE FERRARO

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